30/09/15 Digital

Crisis management: i 4 casi più spinosi sui social

Il crisis management sui social network è ormai pane quotidiano per tutti quei brand che, per una frase sbagliata o un episodio negativo di cui si son resi protagonisti, si ritrovano a dover gestire questa situazione sui propri canali online. Inutile ribadire che, se un’azienda si rende protagonista in negativo nella vita reale, in quella virtuale si metterà in moto nei suoi confronti una macchina del fango senza precedenti, scatenata dai fan delusi da quanto accaduto e quindi inquieti e pronti a “smontare” il brand coinvolto.
Il caso #Volkswagen è l’esempio perfetto di quanto appena detto: l’azienda tedesca ha (ed avrà) le sue belle grane da risolvere dopo lo scandalo “emissioni”, una macchia nera sul passato, sul presente e, forse, sul futuro del brand tedesco, resa ancor più torbida dalle reazioni all’episodio scatenatesi sul Web.

crisis management WS

Conosciamo bene la Rete e siamo pronti a scommettere che, tra qualche giorno, il risalto mediatico del caso Volkswagen probabilmente si sgonfierà, non senza strascichi. Infatti l’azienda di Wolfsburg è soltanto l’ultima ad aver fatto crisis management sui social network e si aggiunge ad una ben più lunga lista di brand che si son dovuti rimboccare le maniche e calmare le acque ricorrendo a specifiche strategie sulla propria Fan Page ufficiale Facebook o sul profilo Twitter. Il compito è arduo, i social network sono giudici severissimi ed incorruttibili e non sempre le aziende coinvolte nella gestione della crisi social sono riuscite ad uscirne bene.

A questo proposito, abbiamo raccolto i 4 casi più spinosi in cui un brand è andato in crisi e la sua web reputation è vacillata, costringendo i social media manager di turno a manovre di emergenza in pieno stile “Titanic”… vediamo com’è andata!

  • Caso Barilla: galeotta fu la frase “Non faremo pubblicità con omosessuali, perchè a noi piacciono le famiglie tradizionali” pronunciata da Guido Barilla nel corso di un’intervista radiofonica nel 2013. Queste parole hanno scatenato immediatamente un WOM massiccio su tutti i social network, con l’hashtag #boicottabarilla che è divenuto virale in poche ore. Come ha gestito la crisi Barilla? A nostro avviso, malissimo: per il primo giorno, infatti, il brand ha preferito tacere sui suoi profili social ufficiali. Risultato: la protesta ha superato i confini italiani ed i fan sono letteralmente impazziti, un vero invito a nozze per i competitor diretti del marchio italiano, pronti ad annunciarsi gay-friendly in men che non si dica.

Il comunicato stampa ufficiale di Barilla è poi arrivato ad oltre 24 ore di distanza dalle dichiarazioni incriminate, una tempistica discutibile e che ha solo favorito una gigantesca mole di insulti e sfottò. Crisis management sbagliato o strategia studiata a pennello? Non è dato sapersi, mentre sappiamo per certo che qualcuno non compra più pasta Barilla;

crisis management Barilla
  • Caso Costa Crociere: l’orrore della Costa Concordia aleggia ancora tra tutti noi, con quel disgraziato inchino del Giglio che nessuno, purtroppo, potrà mai dimenticare. La tragedia ha segnato tutto il 2012, eppure pensiamo che Costa Crociere abbia affrontato con coraggio il crisis management che, naturalmente, è derivato dall’episodio. A poche ore dall’accaduto, ed in tempi ristrettissimi, Costa Crociere ha utilizzato i social media come amplificatori per i tradizionali comunicati stampi di rito. Nulla di eccezionale, se non fosse che sul profilo Twitter dell’azienda è stato immediatamente reso reperibile il numero verde aziendale utile per avere informazioni, mentre su Youtube sono stati nascosti i video caricati sul canale ufficiale per far spazio alle dichiarazioni di cordoglio fatte in sede di conferenza stampa. In ultimo, sulla pagina ufficiale Facebook dell’azienda sono state cambiate le immagini di copertina, sostituendo le rappresentazioni di gioia tipiche di una crociera con la foto di un mare calmo, segno di lutto. Niente e nessuno potrà riportare indietro le vittime della Costa Concordia, eppure è apprezzabile la gestione della crisi da parte di Costa Crociere, specie considerando i tempi d’azione così stretti.
Crisis management CC

Caso RTL 102.5: Anche la famosa radio italiana ha avuto il suo momento di crisi, e possiamo dire che non ne è uscita da “signora”. Il fatto risale al 2012, quando Rtl102.5 sponsorizzò, sulla sua pagina ufficiale Facebook, un prodotto GoldenPoint, all’epoca sotto tiro per la delocalizzazione del lavoro in Serbia ed il conseguente licenziamento di tantissimi operai, soprattutto donne. Ciò che però causò molta irritazione sui social non fu tanto la questione “licenziamenti di connazionali”, quanto la censura da parte di RTL ai commenti negativi degli utenti alle foto in questione, rimossi in continuazione.
Questa gestione di crisi è di norma altamente sconsigliata a qualunque brand: mai zittire i social network.. è meglio affrontare la situazione in modo garbato e rispettoso. Non è un caso che moltissimi fan abbiano cliccato sul temuto tasto “Non mi piace più” a poche ore dall’accaduto, una lezione che RTL102,5 ricorderà e che ha indubbiamente meritato.

crisis management rtl 102.5
  • Caso Burger King: Il caso Burger King scoppiato nel 2012 è un capolavoro di crisis management sui social network. All’epoca, infatti, iniziò a girare in Rete la foto di un dipendente Burger King che calpestava le ceste di lattuga con cui condire i panini. La foto, teoricamente, sarebbe dovuta essere di denuncia (così come lasciava intendere la dicitura “Questa è la lattuga che si mangia al Burger King” sotto la foto incriminata), ma ha finito per divenire letale per lo stesso impiegato. Infatti, sull’onda delle proteste che iniziarono a circolare sui social network, Burger King risolse il problema fulmineamente, dapprima individuando il ristorante, poi identificando il responsabile (subito licenziato assieme al suo superiore) e, cosa più importante, rispondendo singolarmente ad ogni fan/cliente con la condivisione delle azioni svolte dal brand americano per la sicurezza alimentare. Crisi risolta in 24 ore ed allarme “boicottaggio” rientrato. Complimenti! 🙂
Crisis management BK

A proposito di gestione della crisi e social network, lo sai quali sono i casi più criticati di sempre sui social e chi ne è protagonista? Scoprilo qui, buona lettura!

B.

one response
23/09/15 Social # , ,

Social network: i 4 fatti più criticati di sempre

I social network non perdonano mai chi commette una gaffe, chiedere ad Alice Sabatini per credere. La nuova Miss Italia 2015 è, in ordine cronologico, l’ultimo personaggio televisivo che ha visto polverizzarsi la sua nascente web reputation a causa dell’ormai noto, anzi famigerato, intervento nel corso della finale di Miss Italia 2015. Quell’esternazione sul sogno di rivivere l’anno 1942 per poter provare l’adrenalina (sì, proprio così) della II Guerra Mondiale, condita da un discutibile “Tanto sono donna, non avrei avuto l’obbligo della leva militare” non è proprio piaciuta alla Rete, con i cattivissimi haters dei social network pronti a sentenziare ed a condannare le parole della 18enne più bella d’Italia.

In questo post non ci soffermeremo ad esprimere un giudizio sulla vicenda Miss Italia 2015, ma ci teniamo a sottolineare ancora una volta quanto valga la dura regola dei social network: chi sbaglia, paga e chi paga, il più delle volte, sarà costretto a convivere con una pioggia di critiche per molto tempo. Ironia, sfottò, parole pesanti, apostrofi non proprio da Galateo: la sentenza del social network può manifestarsi nei modi più disparati, ma il risultato sarà sempre lo stesso. La web reputation dell’”imputato” tremerà, e spetterà solo al buon senso di chi si becca la critica risolvere questa grana;

Come già accennato, quello di Alice Sabatini è solo l’ultimo episodio di una serie di “casi” scoppiati sui social network per via di una vicenda o di un’esternazione fatta da un personaggio mediatico. Ed abbiamo allora pensato di raccogliere i 4 fatti più criticati di sempre sui social network, quelli che hanno scatenato il maggior numero di interazioni negative, creando attorno all’utente in questione un web sentiment tutt’altro che positivo… per usare un eufemismo. Vediamoli subito!

  • Justin Bieber ed il ritardo al concerto di Londra: Justin Bieber è stato criticato sui social molte volte, e per gli episodi più strani, eppure il ritardo di oltre due ore al concerto della O2 Arena di Londra nel marzo 2013 rimarrà per i suoi fan quello più grave. Infatti l’inizio del concerto, prima tappa del suo tour, era previsto per le 20.30, ma il buon Justin s’è presentato sul palco alle 22.40!

Non è tardata ad arrivare la pioggia di critiche da parte dei presenti al concerto, e, considerata la bassa età media dei fan presenti a Londra (circa 16 anni), anche dei genitori, arrabbiati per questo irrispettoso ed intollerabile ritardo che ha costretto i ragazzi a fare le ore piccole. Ma non solo: c’è chi ha chiesto il rimborso del biglietto perché obbligato ad andar via (in lacrime!) prima della fine del concerto, per poter trovare la metro ancora aperta.

Nei giorni seguenti, Justin Bieber ha utilizzato Twitter per scusarsi, eppure i motivi di tale ritardo restano tuttora ignoti. Che dire, data la tenera età del cantante canadese, nominato recentemente 5° uomo più odiato d’America, e del suo fandom, perché non proporre tappe pomeridiane per i suoi concerti?

  • Mario Balotelli e la risposta alle critiche dopo la FIFA World Cup 2014: da italiani, non abbiamo sicuramente un bel ricordo dei Mondiali di Calcio FIFA 2014, ma a far parlare sui social network non è stato solo il morso del “cannibale” Luis Suarez a Chiellini.. Nulla di sorprendente se conosci Mario Balotelli, uno che i social li usa anche per istigare e, soprattutto, per rispondere alle critiche in modo spesso velenoso. A questo proposito, resterà nella storia dei “social trend” firmati Balo la risposta data sul suo profilo Twitter a tutti coloro che lo accusavano di scarso impegno, invitandolo perfino a dimezzarsi lo stipendio. La risposta integrale del calciatore la potete leggere qui sotto, ma la frase “I fratelli africani non mi avrebbero scaricato” resta memorabile: eccessivo vittimismo o, almeno in questo caso, risposta “al veleno” consona?
  • Arisa e le critiche al nuovo taglio di capelli: questo episodio squisitamente made in Italy ha per protagonista la social victim Arisa, ricoperta di critiche e forme di ironia non sempre sottili per il nuovo e drastico cambio di look sfoggiato sulle sue pagine social. Il fatto risale a pochi mesi fa, con l’ex giudice di X-Factor Italia che ha deciso di chiedere un parere ai suoi fan sul nuovo taglio di capelli, corto, da maschietto. Le reazioni sui social network non si sono fatte attendere, con la cantante che è stata apostrofata con commenti non troppo delicati e paragoni non proprio degni di lode (il Pinguino o il Joker, personaggi di “Batman”, per esempio). La cantante ha poi cercato di calmare le acque rispondendo a modo e con la sua solita ironia, ma la mole di critiche ricevute è sicuramente epica, specie considerando che si tratta di un semplice taglio di capelli e che, stando ai rumors, la cantante è fuggita in Turchia qualche giorno dopo il “fattaccio per riflettere su quanto accaduto (o, magari, per la vergogna!)

Diamo un consiglio alla buona Arisa.. la prossima volta potrebbe essere meglio chiedere un parere su un testo di una canzone!

Kim Kardashian e la pubblicazione del libro “Selfish”: “Ma cosa combini, Kim?!”, verrebbe da chiedere a Kim Kardashian, autrice del criticatissimo libro “Selfish”, una raccolta di tutti i selfie dell’attrice scattati nell’arco di nove anni. Il selfie, già di suo, è uno di quei web trend che la gente non sopporta più… cosa si può pensare allora di un libro che contiene solo questo tipo di scatti?

“Spazzatura, futile, vacua, inutile, un’offesa alla letteratura” … queste sono solo alcune delle espressioni utilizzate per commentare “Selfish” sui social network, ma vi possiamo assicurare che il leitmotiv innescato sul Web è stato degno della più severa censura. In questo caso, però, c’è poco da giustificarsi o giustificare, per cui non possiamo che richiederci: “Kim, cosa combini?!”

Vuoi scoprire altre novità sui social network? Segui il nostro blog e tieniti aggiornato!

B.

// <![CDATA[
if (typeof newsletter_check !== "function") {
window.newsletter_check = function (f) {
var re = /^([a-zA-Z0-9_\.\-\+])+\@(([a-zA-Z0-9\-]{1,})+\.)+([a-zA-Z0-9]{2,})+$/;
if (!re.test(f.elements["ne"].value)) {
alert("L\'email non è corretta");
return false;
}
for (var i=1; i

no responses
16/09/15 Marketing # , , , ,

Marketing Virale: le 4 migliori campagne di sensibilizzazione sui social

Il marketing virale, spesso, va di pari passo con la sensibilizzazione. Da quando esistono i social network, infatti, quante volte vi è capitato di vedere in bacheca un hashtag, un’immagine oppure un video condiviso simultaneamente da molti dei vostri amici? Credo parecchie – e non si è trattato certo di una coincidenza o di un’epidemia improvvisa – piuttosto vi potreste essere trovati nel pieno del word of mouth generato da una campagna di sensibilizzazione.

Il Marketing virale è proprio questo: generare un passaparola massiccio attorno ad una certa tematica (commerciale e non, come in questo caso) e farla diffondere come fosse un virus, destando curiosità e svelando il suo fine solo in un secondo momento.
Se siamo di fronte ad una problematica sociale, quindi, capirete quanto Facebook, Twitter e gli altri social diventino armi potenti, in grado di attirare l’attenzione e smuovere gli animi.

wom marketing virale

Nel corso degli anni, sono state tantissime le campagne di marketing virale lanciate sui social a scopo benefico, ed in certi casi i risultati sono stati veramente sbalorditivi. In altri, invece, non sono mancate critiche per quelle iniziative ritenute eccessive, anche se, c’è da dirlo, per scuotere gli animi e far muovere qualcosa, un po’ eccessivi occorre esserlo… è il tam tam della Rete che ce lo impone!

Che siano state criticate o meno, noi abbiamo individuato 4 campagne di marketing virale che ci hanno colpito e che riteniamo geniali, sia per come hanno provveduto al veicolo del messaggio che per i risultati ottenuti in termini di engagement e risposta degli utenti. Ve le elenchiamo di seguito, sperando non solo di farvi passare qualche minuto di svago, ma anche di farvi riflettere sul significato celato dietro a ciascuna iniziativa.

  • #IceBucketChallenge: E’ una delle campagne virali più recenti, ma siamo sicuri che la gente se la ricorderà per molti anni. L’Ice Bucket Challenge è l’iniziativa benefica promossa dall’ALS Association nell’estate 2014 e finalizzata alla sensibilizzazione sulla SLA, la sclerosi laterale amiotrofica. Obiettivo della campagna è stato quello di sensibilizzare il mondo intero e cercare fondi per la prevenzione e la cura di questa patologia. Come fare? Semplice: bisognava girare un video mentre ci si faceva buttare addosso un secchio di acqua gelata, nominando contemporaneamente qualcun altro che avrebbe dovuto successivamente prender parte all’iniziativa. Vip, politici, sportivi e gente comune: come potete vedere nel video qui sotto, tutti, ma proprio tutti hanno partecipato all’Ice Bucket Challenge, con l’hashtag #IceBucketChallenge che ha avuto milioni di condivisioni su tutti i social network. Chapeau quindi ai suoi creatori, una doccia gelata non ha mai fatto così bene!
  • #Fatevedereletette: Il titolo di questa campagna di marketing virale è sicuramente provocatorio, un qualcosa di apparentemente poco serio che, però, celava una tematica tutt’altro che goliardica: la prevenzione del tumore al seno. L’iniziativa è stata resa virale sui social network da settembre dello scorso anno, e tantissime donne hanno deciso spontaneamente di parteciparvi. Come sensibilizzare sulla prevenzione del tumore al seno? Scrivendo sulla parte alta del décolleté la parola prevenzione (con un rossetto o magari una matita) e postando poi la foto sui social network con hashtag #FateVedereleTette. Sebbene l’iniziativa abbia visto la partecipazione di migliaia di volontarie (la pagina Facebook ufficiale conta oltre 2000 “Like”), non sono mancate le solite critiche alla campagna, ritenuta sconcia e fuori luogo. Tuttavia, chi utilizza i social network in modo massiccio, sarà d’accordo con noi: sono questi i contenuti per cui provare vergogna? Noi pensiamo di no.
marketing virale campagna
  • #Gaypropaganda: Le Olimpiadi di Sochi 2014 prima che sportive, sono state le Olimpiadi della contestazione. Infatti tutti conosciamo la vicenda della legge russa (passata alla Duma un anno prima dell’inizio della kermesse sportiva in questione) che vieta la propaganda dei rapporti sessuali “non tradizionali” tra i minori e l’equiparazione delle relazioni coniugali degli eterosessuali con le relazioni delle persone dello stesso sesso.
    E proprio l’occasione offerta dalle Olimpiadi s’è rivelata ideale per lanciare un segnale di protesta simbolica e solidarizzare con la comunità gay LGBT russa. In particolare, #GayPropaganda è il progetto lanciato dalle due pop star Madonna e Katy Perry che, tramite il social media Art for Freedom, hanno pubblicato ed invitato a pubblicare video, foto, racconti ed altri contenuti legati al tema della propaganda gay. Il passaggio da Art for Freedom a Facebook e Twitter è stato poi rapido ed automatico, con un bacino d’utenza spropositato a sostenere la causa. Una cura sana e virale per una malattia che però, in realtà, non esiste. Putin e gli omofobi non ce ne vogliano.
gaypropaganda marketing virale
  • #TheDress: Avete presente quell’incredibile grattacapo del vestito Roman Originals che qualcuno vede di un colore e qualcuno di un altro? Difficile non ricordarlo, dato che fino a qualche mese fa questo post/esperimento circolava sui social network alla velocità della luce. Se ne sono accorti anche in Sud Africa, con il Movimento Internazionale Evangelico The Salvation Army che ha ben pensato di sfruttare la viralità del celebre vestito per sensibilizzare sulla violenza domestica. Ecco che è quindi nata la campagna #TheDress, lanciata per mezzo di un tweet con una foto in cui era presente una donna col famoso vestito addosso. Ad attirare l’attenzione erano però i lividi e le ferite sul volto e sul corpo della donna, con la dicitura “Perché è così difficile vedere nero o blu? Una donna su sei è vittima di abusi” a far riflettere sul significato del messaggio. La pungente foto ha raccolto migliaia di consensi, specie su Twitter. The power of viral!

 

E tu? Hai mai pensato di creare una campagna di marketing da diffondere sui social e far diventare virale? Se cerchi consigli ed ispirazione, contattaci, aspettiamo di conoscerti!

B.

thedress marketing virale
no responses
11/09/15 Social # , , , ,

4 storie assurde da cui sono nate startup mondiali

Chi parla di idee innovative, parla di startup. Ma lo sapevate che molte delle aziende più note al mondo hanno storie assurde alle spalle? Mi spiego: siamo tutti d’accordo nell’affermare che un’idea di successo, in grado quindi di assicurare un business soddisfacente, dev’essere innovativa, eppure, il più delle volte, occorre anche un po’ di pazzia, intesa come quell’intuizione in grado di divenire col tempo l’arma in più di qualunque CEO. Ma non solo: qualche volta ad un’idea sulla carta non stupefacente corrisponde una storia assurda… un fatto impensabile che poi, però, finisce per cambiare la vita al suo protagonista.

heart idea

In questo post parliamo quindi di idee di successo singolari, idee che poi, per divenire note, sono state diffuse dai rispettivi founder in modo geniale. Tutto ciò ci insegna che un’idea su cui basare la propria impresa dev’essere innovativa ma anche fuori dagli schemi. Per farla divenire realtà, poi, basta crederci ed essere letteralmente disposti a tutto pur di farlo accadere. A dimostrazione di quello che abbiamo appena detto, parliamo oggi di 4 startup conosciute ormai a livello mondiale e che devono il loro successo ad un’idea geniale o ad un’azione singolare compiuta dai fondatori, a dimostrazione di come la fortuna aiuti gli audaci, eccome!

  • WhatsApp: Nel 2014 l’App di messaggistica istantanea più scaricata al mondo è stata venduta a Facebook per 19 miliardi di dollari ed il suo fondatore, Jan Koum, ha ricavato oltre 6 miliardi di dollari dall’operazione. Mica male per un ragazzo nato nelle zone povere di Kiev e che, sino a pochi anni fa, vagava per la California come emigrato in cerca di lavoro e di buoni alimentari con cui sfamarsi!
    Come avrete capito, Jan Koum ha una storia particolare alle sue spalle e la sua fortuna è stata proprio quella di interessarsi all’informatica da autodidatta. Infatti, giunto a Mountain View a soli 16 anni e sbarcato il lunario con impieghi poco gratificanti presso Ernst&Young e Yahoo, Koum ha frequentato un gruppo di hacker, imparando da sè il “computer networking” e dando vita alla famosa, geniale idea della svolta nel 2009. Acquistato un iPhone, infatti, il giovane programmatore si rese conto che l‘App Store, lanciato sette mesi prima, era in procinto di lanciare sul mercato le prime Applicazioni. Armandosi di coraggio, allora, Koum sfidò la sorte e cercò di “sfondare” creandosi un business tramite la creazione di un’App con cui aggiungere degli status accanto ai nomi delle persone registrate sulle rubriche degli iPhone (es: “Sono al cinema”, “Sto pranzando”, etc.). Da lì nacque WhatsApp, che nel giro di pochi mesi registrò 10.000 download al giorno. Quella che era un’App semplicissima alla base, diventò quindi una vera chat di messaggistica istantanea e senza confini, oltre che senza pubblicità (aspetto molto gradito dagli utenti ed altre grande intuizione del nostro Jan).
    50 miliardi di sms e 400 milioni di foto condivise ogni giorno sono i numeri del successo di Koum, con buona pace di chi c’ha provato prima di lui!
Statistiche whatsapp
  • Airbnb: La startup che mette in contatto le persone che cercano alloggi in giro per il mondo con chi offre spazi da affittare è stata fondata nel 2008 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk.
    Più che quando, però, è interessante capire come sia nata Airbnb e, soprattutto, sia stata promossa l’idea. Nel 2007, in occasione di un importante evento americano, Chesky e Gebbia ebbero un’idea geniale per assicurarsi il pagamento dell’affitto del proprio loft: dato che la disponibilità nelle camere degli hotel era ormai terminata (a causa dell’alta affluenza all’evento in questione), perché non offrire ospitalità ai visitatori in casa propria in cambio di denaro?  Detto fatto, fu da questo episodio che iniziò a prendere forma Airbnb, una startup che deve il suo nome agli air bed, i materassini gonfiabili che i nostri eroi utilizzavano per ospitare i partecipanti alla conferenza nel loro loft. Ma non è tutto: Blecharczyk, il terzo fondatore, tradusse in codici informatici l’idea dei due soci e, giunti al lancio del progetto, i tre si misero a produrre e vendere confezioni di cereali personalizzate e dedicate ai candidati per le elezioni presidenziali americane, Obama e McCain, strategia ideale per promuovere il loro progetto nascente in modo low cost.  Al giorno d’oggi Airbnb copre 192 paesi nel mondo ed ha più di 8,5 milioni di clienti, mica male per una startup pensata esclusivamente per far fronte ad un’improvvisa mancanza di denaro!
cereali airbnb
  • Pinterest: Nato nel 2008 con il nome di Tote, Pinterest è il social network per condividere sulla propria bacheca immagini personali e/o dal web con altri utenti. Perché è una di quelle storie assurde da raccontare? Semplice: perché è la dimostrazione di come l’audacia aiuti a fare successo, ed il fondatore di Pinterest Ben Silbermann ce lo insegna.
    Impiegato sino al maggio 2008 presso Google, Ben decise, spronato dalla moglie, di dare concretezza alla sua startup, inizialmente raccogliendo solo fallimenti. Unitosi ad altri due soci, Silbermann diede vita ad oltre 50 versioni differenti della sua App, non riuscendo mai a superare quota 200 iscritti (si, avete letto bene!). Da qui nacque l’idea nell’idea: coinvolgere direttamente i pochi utenti iscritti alla sua App (perlopiù giovani mamme) e scrivere email personalizzate a ciascuno di loro chiedendo feedback e consigli per migliorare i servizi e la user experience degli iscritti. I risultati sono stati miracolosi: nel 2013 gli utenti ammontavano a 25 milioni, mentre nel 2015 Pinterest è citato come uno tra i 35 siti più visitati al mondo, la dimostrazione che errare è umano, ma perseverare non sempre è diabolico.
Pinterest screenshot
  • Twitter: Nato nel 2006, Twitter è il social network più cliccato dagli utenti che desiderano tenersi aggiornati in tempo reale sugli avvenimenti nel mondo. Da quale circostanza nasce Twitter? Neanche in questo caso ad uno dei suoi fondatori, Jack Dorsey, è mancato un briciolo di pazzia: appassionato da sempre di film polizieschi, Dorsey amava passare interi pomeriggi ad ascoltare le conversazioni della polizia alla radio, in perfetto stile “impiccione”.Tra un “Volante tre c’è un tipo sospetto tra la quinta e la sesta” ed un “Richiesti soccorsi sulla 73° Avenue”, Dorsey pensò bene di proporre l’utilizzo dello stesso meccanismo anche per comunicare messaggi flash agli amici. Non sappiamo cos’abbiano pensato a primo acchito i soci di Dorsey, fatto sta che nel marzo 2006 viene pubblicato sulla piattaforma il primo “cinguettio”. Il 2009, invece, è l’anno della consacrazione di Twitter su scala planetaria, con il social che inizia ad essere utilizzato come strumento di protesta e ribellione nell’ambito della Primavera Araba.
    Al giorno d’oggi Twitter conta oltre 200 milioni di iscritti, la maggior parte dei quali sono molto attivi. Un lieto fine così non era auspicabile neanche nel miglior film poliziesco!

 

Quelli appena citati sono esempi di successo eppure, non sempre, da una storia singolare nasce un’idea vincente. Leggere questo post per credere!

B.

no responses
08/09/15 Social # , , ,

Facebook: le 3 fan page più divertenti del momento

Facebook è un ottimo strumento tramite cui aumentare la web reputation, vendere prodotti online, raggiungere nuovi potenziali clienti e…ridere. Infatti, che siate professionisti del web o semplici utenti, vi sarà capitato almeno una volta di vedere comparire in bacheca un’immagine o una vignetta condivisa da un amico e che vi ha fatto ridere a crepapelle. Ecco che quindi le fan page su Facebook possono diventare non solo la vostra migliore arma di social business, ma anche un modo per creare engagement attorno ad un argomento o ad un personaggio in modo spiritoso e leggero, seguendo la tanto amata logica del “Ridiamoci su”.

Baby George Facebook fan page

Il fatto che si parli di fan page Facebook divertenti non implica, però, che la loro creazione avvenga in modo più semplice rispetto alle fan page aziendali, anzi creare engagement attorno alla propria comicità e generare passaparola su ciò di cui (allegramente) si parla richiede molto impegno, dato che abbiamo a che fare con un social network con miliardi di iscritti pronti a postare qualunque genere di contenuti. Capirete quindi che distinguersi e spiccare per comicità in mezzo a migliaia di fan page può diventare una professione a tutti gli effetti su Facebook e, a dimostrazione di ciò, vi basti sapere che, il più delle volte, dietro a queste pagine divertenti c’è il lavoro di un intero team, aspetto tutt’altro che comico.

Ecco quindi il segreto di una fan page Facebook divertente: crearla e gestirla con serietà (e non è un paradosso!), individuando uno stile ed un format pensati ad hoc per la propria pagina ed in grado di rendervi immediatamente riconoscibili rispetto ad altre pagine competitor. Se avete dunque voglia di creare e gestire una pagina Facebook comica, non prendetela alla leggera: le fan page divertenti più famose sono riuscite, in alcuni casi, ad avviare attorno al loro nome un autentico business, il più delle volte coadiuvato da attività di merchandising.

Detto ciò, ribadiamo che le fan page Facebook in grado di farti sganasciare di risate sono parecchie, eppure noi ne abbiamo individuate tre di fronte cui è veramente difficile rimanere impassibili, mettere “Mi piace” per credere!

  • Baby George ti disprezza: Inutile negarlo, la fan page sul principino più tenero di Gran Bretagna è il del momento. George di Cambridge è il figlio primogenito di William e Kate d’Inghilterra e da qualche mese è stata creata la pagina Facebook “Baby George ti disprezza”, uno spazio divertentissimo che seguono in oltre 457 mila persone ed in cui il piccolo George è protagonista di vignette veramente simpatiche. Infatti gli autori della pagina ritraggono il futuro erede in una serie di immagini personalizzate e lo fanno apparire come un bambino super ricco, viziato e snob verso qualunque cosa o persona lo circondi, atteggiamento che dà vita a battute veramente simpatiche. Complimenti quindi agli autori ed al loro utilizzo della satira, arma sempre rischiosa sul web, specie se ci si immischia in affari “reali”.
Facebook fan page poracci
  • Le più belle frasi di Osho: Come si suol dire in gergo, gli autori della pagina Facebook “Osho” se la sono proprio chiamata. Quante possibilità c’erano, infatti, che la fan page dedicata al famoso maestro spirituale indiano Osho Rajneesh non venisse riproposta in chiave satirica? Io direi zero, mentre non erano forse pensabili certi risultati: la pagina Facebook “Le più belle frasi di Osho” è seguita da oltre 164 mila persone ed il suo punto di forza sono sicuramente le vignette in romanesco che vogliono stravolgere, in modo originale, gli aforismi più famosi pronunciati dal vecchio saggio Osho. Un qualcosa sicuramente visto e rivisto con altri personaggi, eppure così ben congegnato da risultare sublime.
Osho Facebook Fan Page
  • Se i quadri potessero parlare: Con il suo milione di fan ed una vetrina importante come il programma televisivo “Shark Tank”, la pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare” non ha bisogno di presentazioni. Nata da un’idea di Stefano Guerrera, la fan page Facebook in questione rivisita in chiave satirica (ed assolutamente geniale) i più famosi dipinti in circolazione, attribuendo ai soggetti di ciascuno diciture simpatiche, una sana dose di allegria su cui contare anche nelle giornate più nere. D’altronde, ci sarà un motivo se i cattivissimi giudici di Shark Tank hanno deciso di investire sul merchandising di questa fan page ben 85 mila euro. Keep calm and enjoy è il claim più adatto per “ Se i quadri potessero parlare”, cliccare per credere!
Se i quadri fan page Facebook

Hai una Fan page su Facebook e vuoi far impennare il tuo business online? Contattaci, conosciamo dei trucchetti niente male! 🙂

B.

one response
03/09/15 Social # , , ,

Social Network: 4 fallimenti illustri prima di Google Plus

Google non è invincibile ed è il fallimento del suo social network, Google Plus, a dimostrarcelo. E’ questo il primo pensiero che lo strano caso Google+ ci ha fatto venire in mente: chi l’avrebbe mai immaginato, infatti, che Big G potesse avere dei punti nevralgici? O semplicemente, chi l’avrebbe mai detto che il colosso di Mountain View si sarebbe dovuto arrendere ai suoi competitor?
In realtà la domanda è retorica, dal momento che Google+, detto tra noi, non ci ha mai convinti, non ha mai convinto gli operatori del settore e forse, proprio per questo, la sua fine era già scritta tra le stelle. E’ inoltre vero che ancora non sappiamo esattamente cosa ne sarà di Google Plus, se chiuderà definitivamente i battenti, se andrà incontro ad un restyling totale o magari cambierà semplicemente qualche funzionalità, eppure è giusto considerarlo un fallimento, dal momento che parliamo di un social network che ha sì oltre 2 miliardi di iscritti, ma si tratta di iscrizioni “fittizie”, effettuate solo perché automaticamente ed arbitrariamente incluse nella creazione di un account Gmail. E’ giusto, poi, parlare di fallimento semplicemente perché Google+ non ha centrato l’obiettivo per cui era nato: insidiare (e, possibilmente, superare) Facebook. Così non è stato, anzi il confronto tra i due social è stato impietoso per Big G: tra gli utenti di Google+, infatti, solo il 9% ha pubblicato almeno un post, mentre gli utenti attivi costantemente non arrivano neanche a 6 milioni in tutto il mondo. Numeri che parlano da soli, e che rendono superflua qualunque altra considerazione.

Restiamo quindi in attesa di scoprire quale sarà il destino di Google Plus, con la consapevolezza che il suo caso – fallimento o crisi profonda che sia – non è il primo a verificarsi nella storia dei social network… e probabilmente non sarà l’ultimo, visto l’andazzo in Rete ed il continuo proliferare di nuove piattaforme sociali. Oggi ci concentriamo quindi sulle cosiddette “meteore del web”, ossia su quei social media nati sotto i migliori auspici ma poi, per un motivo o per un altro, spariti nei meandri della Rete.

  • MSN Messenger: Quest’applicazione va citata subito in quanto è stato il primo programma di messaggistica instantanea a catalizzare l’attenzione di quelli che si possono definire i primi nativi digitali dell’era del computer. Ebbene, dopo 15 anni di onorato servizio, MSN ha chiuso ufficialmente i battenti nell’ottobre 2014, sovrastato da Skype prima e Whatsapp dopo. Ne hanno dato il triste annuncio Microsoft e tutti gli utenti che, grazie a MSN Messenger, hanno scoperto la chat virtuale ed il suo valore. Rimarrà per sempre nei nostri cuori!
  • MySpace: Nel 2008 sembrava che questo social network potesse durare per sempre, poi è arrivato Facebook a scombinargli i piani. MySpace, sino a 7-8 anni fa, era il sito più conosciuto e frequentato in Rete, acquistato da Rupert Murdoch per 580 mln di dollari Visit This Link. Poi, a partire dal 2011, la piattaforma ha iniziato a perdere utenti su utenti, inaugurando una parabola discendente che non s’è più arrestata. Il fallimento di MySpace è da attribuire, tra le altre cose, ad un eccessiva presenza di banner pubblicitari ed anche alla configurazione della piattaforma, poco utile ai brand nella creazione di digital strategy. Ci sarà un motivo se Facebook non ha rivali!
  • Ping iTunes: Presentato da Steve Jobs in persona nel 2010, il social network musicale di Apple doveva essere il trait d’union tra amanti della musica ed artisti, ma ha finito per essere il “re” dei flop. Con ciò si spiega la sua prematura “scomparsa”, datata 30 settembre 2012. Motivo? Sempre lo stesso: troppe funzioni limitate rispetto a quelle offerte dai due social network per eccellenza, Facebook e Twitter.E pensare che, a 48 ore all’apertura ufficiale, su Ping s’erano già registrati 1 mln di utenti… altri tempi!
  • Friendster: Dulcis in fundo, ecco l’altro social network eminente finito nell’oblio. Nata come piattaforma ideale per favorire il proliferare di amicizie in giro per il mondo, nel 2003 Friendster contava decine di milioni di utenti, con lo stesso Google che aveva offerto milioni di dollari al suo proprietario per acquisirlo. Poi, però, dopo un lento declino partito nel 2005, Friendster ha esalato l’ultimo respiro nel 2009, cadendo sotto i colpi di Facebook e di un restyling “anti crisi” che, anziché aumentare il bacino d’utenza, ha finito per accelerare l’esodo verso “Casa Zuckerberg”. Peccato, Friendster era forse il social network più simile a Facebook, sia nelle funzionalità che nella tipologia di interazioni tra iscritti. Evidentemente Zuckerberg ci ha visto lungo ancora una volta, altrimenti non si spiegano le “vittime” illustri che s’è portato dietro fin dalla sua creazione.

Quelli citati sono i casi più famosi di social network falliti, ma ce ne sono anche altri come Orkust, Delicious, Diaspora e Digg, solo per citarne qualcuno. Che riposino in pace dunque, d’altronde non tutti hanno la fortuna di possedere l’elisir di lunga vita come Facebook!

Vuoi scoprire quali aziende hanno, invece, ottenuto un gran successo partendo da idee singolari o da storie pazzesche accadute ai propri founder? Clicca qui, ne vedrai delle belle! 🙂

B.

one response
01/09/15 Eventi # , ,

Web marketing e comunicazione: i prossimi eventi da non perdere

Manca poco alla fine dell’estate e, se da una parte il rientro a lavoro è duro per tutti, dall’altra gli amanti di web marketing e comunicazione digitale hanno di che consolarsi, dal momento che la fine della calda stagione coincide con l’inizio di alcuni importanti eventi dedicati a questo settore in continua evoluzione. Per i desiderosi di aggiornarsi su tutte le novità della Rete, partecipare ad eventi e confrontarsi con esperti ed operatori del settore è la migliore mossa per allineare la propria web strategy ai continui cambiamenti in atto.
In Italia, negli ultimi anni, si è virato verso un panorama formativo digitale vario ed in grado di coprire il settore del web marketing e della web communication a 360 gradi.

eventi web marketing

Quali sono quindi gli eventi di web marketing e comunicazione più importanti in programma in Italia nei prossimi mesi? Eccoli:

  • FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE (Camogli, 10-13 settembre 2015): il Festival della Comunicazione di Camogli è ormai un appuntamento chiave in Italia: workshop, incontri, spettacoli, mostre e laboratori rendono questo evento ideale appassionante ed per tutti coloro che desiderano tenersi aggiornati sul mondo della comunicazione in tutte le sue sfaccettature. L’ingresso è libero (per info clicca qui);
  • BEST EVENT AWARDS (Milano, 29-30 settembre 2015): Il BEA è un evento organizzato da ADC Group, giunto ormai alla sua 12°edizione. Pur non trattandosi di un evento di web marketing, ci sembra doveroso citarlo in quanto si tratta del primo premio in Italia dedicato alla Event Industry italiana e si pone l’obiettivo di valorizzare l’evento come forma di comunicazione innovativa, inserito a pieno titolo nella più ampia strategia di comunicazione delle aziende. Per avere tutte le informazioni sul programma e sull’acquisto dei ticket, vi basterà cliccare qui;
  • SM STRATEGIES (Bologna, 14-15 ottobre 2015): il Social Media Strategies è un’occasione imperdibile per tutti gli esperti di social media marketing. La durata di quest’evento, firmato GT, è di due giorni e sarà un’ottima occasione di confronto su tutti i principali social network e social media della Rete, per un’esperienza fortemente professionalizzante. Per partecipare al SM Strategies occorre pagare 449 euro + IVA (per info clicca qui);
  • SMX Milano 2015 (Milano, 12-13 novembre 2015): La SMX è la Conferenza Mondiale su Search e Social Media Marketing, occasione ideale per approfondire la propria knowledge su SEO, Content Marketing, Advertising e tutto ciò che c’è da sapere sull’utilizzo professionale dei social network. Il prezzo da pagare per potersi iscrivere è di 500 euro +IVA, con possibilità di sconto per i primi iscritti (per info clicca qui);
  • IAB Forum (Milano, 1-2 dicembre 2015): IAB Forum Milano è il più autorevole appuntamento dell’anno sulla comunicazione digitale ed interattiva in Italia, molto atteso da tutti gli operatori del settore. Si parlerà di marketing (in tutte le sue forme) e social media management, con la possibilità di partecipare a workshop di approfondimento (per info clicca qui);

In ultimo, vi ricordiamo che è molto interessante la Settimana della Formazione promossa da GT Idea. Si tratta di un format che ha avuto enorme successo nelle edizioni passate e con cui, nel corso del 2015, è possibile partecipare a 8 settimane di formazione sulle tematiche del web marketing. La formazione può avvenire o tramite webinar oppure tramite lezioni frontali. Nell’ambito di quest’iniziativa firmata GT Idea vi segnaliamo il webinar su “App e Mobile”, in programma dal 28 novembre al 2 ottobre 2015 e quello su WordPress e Joomla, in programma dal 19 al 23 ottobre prossimi. Entrambe le iniziative sono ad iscrizione gratuita, per avere maggiori info sulle settimane della formazione ti basterà cliccare qui.

B.

no responses