28/10/15 Digital # , , , ,

Come cambia il marketing con l’avvento dei social network?

Marketing, comunicazione digitale, social network: chi, al giorno d’oggi, conosce le nuove dinamiche del web ed ama “perdersi” nei meandri della nuova comunicazione 2.0, conoscerà perfettamente il forte grado d’interconnessione tra gli elementi in questione.
Ciò che però, forse, appare meno chiaro, è l’importanza che assume il cosiddetto unconventional marketing ai tempi dei social network.

Eh già, il fascino di un messaggio non convenzionale, alternativo e possibilmente innovativo arreca un notevole vantaggio per  le aziende.

Con l’unconventional marketing, infatti, possono finalmente concentrare sforzi e risorse sfruttando mezzi e strumenti di comunicazione insoliti, rendendo di più e massimizzando il ritorno sull’investimento fatto. Allo stesso modo, i loro clienti-utenti sono inconsciamente più disposti a farsi “catturare” da campagne di comunicazione accattivanti, originali ed in grado di renderti curioso sul messaggio che si vuol diffondere.

Ecco che quindi, ai tempi dei social network, sono le aziende ad andare incontro al cliente, “sposando” le tendenze digitali del momento e concentrandosi più su “brand reputation”, “engagement” e “viralità”piuttosto che su “produzioni”, “audience” e diagrammi di flusso.

Ma come si attua una campagna di marketing non convenzionale?

Brand Reputation social network

Beh, conviene subito ribadire che i social network non sono chiamati in ballo casualmente in questa riflessione. Facebook, Instagram e Twitter (per citare solo i social network più conosciuti e frequentati) diventano i luoghi virtuali ideali dove trasmettere il nostro messaggio in modo non convenzionale, profilando il nostro pubblico di riferimento e creando un target ben preciso a cui indirizzarlo. Sarà poi quello stesso pubblico ad “aiutare” la brand reputation dell’azienda, parlando e scambiandosi consigli  tramite il cosiddetto WOM (word of mouth), quel passaparola massiccio in grado di far acquisire notorietà a determinati prodotti e servizi.

Ma oltre che WOM, unconventional marketing vuol dire anche “viral marketing” (le campagne in grado di diffondersi spontaneamente tra le persone come un virus, appunto), “guerrilla marketing” (le campagne costruite a basso costo e con strumenti aggressivi ed in grado di far leva sull’emotività degli utenti) ed “ambient marketing” (con cui sfruttare i luoghi d’aggregazione per inviare messaggi precisi tramite mirati interventi pubblicitari).

Viralità social network

Se si comprende il potenziale di tutto ciò che abbiamo detto sinora, sarà facile comprendere anche il perché investire in campagne di questo tipo convenga non solo alle aziende, ma anche e soprattutto a realtà meno strutturate, in fase di startup. Infatti le future aziende del web si configurano inizialmente come realtà piccole e con poco budget da indirizzare verso campagne di promozione. E’ quindi qua che l’unconventional va incontro alle loro esigenze: investire nella propria brand awareness rivolgendosi ad un target ben definito e riducendo al minimo i costi iniziali.

Fare marketing non convenzionale, in definitiva, conviene proprio a tutti, resta a voi scegliere quale tecnica utilizzare per entrare nel flusso di navigazione degli utenti, puntando a restarci per un bel po’ di tempo.

B.

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21/10/15 Digital # , , , ,

Vip e startup: chi c’ha preso e chi no

Noi siamo pazzi di loro, loro sono pazzi di startup. Stiamo parlando dei vip di Hollywood, di attori, attrici e cantanti che, essendo appassionati di tecnologia o, magari, non avendo problemi di portafoglio, decidono di investire nelle startup. Questo è il nuovo trend dello star system hollywoodiano, dal momento che sono sempre di più i personaggi famosi che scommettono su un’impresa innovativa o una piattaforma che ritengono interessante e decidono d’investirci, anche se non sempre questo investimento si tramuta in un successo… ma non sarà certo questo a mandarli sul lastrico!
L’ultimo esempio è quello del cantante Snoop Dog il quale, nel corso dell’ultima edizione del TechCrunch Disrupt di San Francisco, ha lanciato la nuova piattaforma editoriale “Merry Jane”, il social network pensato, sviluppato e finanziato dal rapper per “mettere in evidenza l’uso felice della marijuana e far fare outing alle persone sul utilizzo del fumo”.

snoop dog startup

Se Snoop Dog s’è dilettato ad investire su una piattaforma innovativa e mai vista prima, altri personaggi illustri, come già detto, si sono invece dedicati ad investire in startup già esistenti. Noi oggi ci concentriamo proprio su questi venture capitalist inaspettati, anche se occorre specificare che gli investimenti effettuati da protagonisti del mondo dello spettacolo nel corso degli anni sono stati tanti e qui raccoglieremo solamente i casi più famosi, scoprendo chi ha avuto successo e chi, invece, ha fallito, ricominciando forse a dedicarsi ai soli film o ai tormentoni sonori dell’estate.

Ecco dunque le 6 storie ma prima di leggere i risultati, che trovi in fondo all’articolo, prova ad indovinare chi è andato bene e chi male… non cercare su Google che ce ne accorgiamo! 🙂

  • Lady Gaga: nel 2011 la reginetta del pop ha investito una cifra importante nella startup Backplane che aveva l’obiettivo di rivoluzionare i social media. La creazione di questa piattaforma, infatti, era finalizzata all’incremento della socializzazione e comunicazione delle comunità online dei fans, dalla musica allo sport.
startup lady gaga
  • Kanye West: il musicista statunitense, proprio assieme a Lady Gaga, ha fondato nel 2012 la startup musicale Turntable.fm,investendoci oltre 7 milioni di dollari. La piattaforma consente di condividere ed ascoltare e condividere musica online.
west startup
  • Justin Bieber: abbiamo già parlato in un altro post della startup Shots, la piattaforma dove gli iscritti comunicano solo ed esclusivamente tramite selfie e su cui il cantante canadese ha co-investito una cifra importante.
shots startup
  • Will Smith: l’attore afroamericano ha finanziato, nel 2012, la startup Viddy, con cui girare e condividere video di 15 secondi.
startup viddy
  • Leonardo Di Caprio: ha investito assieme a Lance Armstrong nella startup israeliana Mobli,piattaforma social specializzata in foto e video. Mentre l’investimento dell’ex ciclista è abbastanza recente, l’attore americano aveva creduto in Mobli già nel 2011, anno di lancio della startup, durante il quale Di Caprio investì oltre 4 milioni di dollari (merito, per caso, dell’allora fidanzata israeliana Ber Rafaeli?).
mobli startup

RISULTATI

  • Backplane-Lady Gaga: Backplane ha fallito miseramente i suoi obiettivi, non riuscendo mai a decollare a causa (pare) di una cattiva gestione della piattaforma. Successivamente ha assunto il nome Place,utilizzata per la creazione di social network a tema in cui, però, non è ben chiaro il ruolo (ed il peso economico) di Lady Gaga.
startup gaga
  • Turntable.fm-Kanye West/Lady Gaga: un successone. Infatti Turntable.fm, almeno all’inizio,ha raggiunto in breve tempo 600 mila utenti registrati! Ora come ora la piattaforma musicale è in cerca di una nuova identità, ma continua a sopravvivere.
mad startup
  • Shots-Bibier: la startup è stata accolta con successo dagli utenti e conta tuttora moltissimi iscritti. Di recente, inoltre, questa piattaforma “selfica” ha ottenuto altri 4 milioni di dollari e, anche se non capiamo l’utilità di una piattafoma di questo tipo, dobbiamo comunque complimentarci con Justin Bieber per aver fiutato l’affare!
shots startup1
  • Viddy-Will Smith: Accolta sotto i migliori auspici, Viddy ha visto pian piano scemare l’interesse degli utenti e, con esso, anche l’investimento di Will Smith. Provaci ancora, Will!
startup smith
  • Mobli-Di Caprio: la startup non è ancora fallita, eppure conquistare il mercato delle app per smartphone non è facile per nessuno, riuscirà a resistere sotto i colpi di Instagram e degli altri competitor?
di caprio startup

Ah.. quasi dimenticavamo un vero veterano in fatto di startup! Ashton Kutcher, infatti, ha investito in oltre 70 startup, prime tra tutte Airbnb e Skype. Se questi appena nominati sono esempi di investimenti andati benissimo, lo stesso non si può dire di altre aziende, come la community per amanti della moda Fashism, miseramente fallita assieme ad altre imprese innovative.
Fallimento o no, Kutcher resta il re delle startup e, data l’impossibilità di tenere il conto di quanti investimenti ha effettuato l’ex toy-boy di Demi Moore, per noi il suo ruolo di venture capitalist sarà sempre un successo… ahh, il potere dei soldi!

B.

Startup vip

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14/10/15 Social # , ,

Facebook evolution: le 5 novità più criticate

Facebook è come un uovo di Pasqua per tutti i suoi utenti: ogni giorno lo “scarti” e trovi una sorpresa: Mark Zuckerberg ha abituato così i suoi iscritti, quindi qualsiasi momento diventa buono per introdurre su Facebook delle nuove funzioni oppure migliorare quelle già esistenti. Ad esempio, l’ultima novità del social network più popolato del mondo riguarda l’introduzione del video profilo, ossia la possibilità di impostare come immagine del profilo un mini video di pochi secondi con cui rendere ancora più interattiva e dinamica la propria pagina personale.

Facebook video profile

Dunque, tra una novità e l’altra, Facebook ha subìto un’evoluzione profonda e costante sin dal suo lancio nel 2004, ma non sempre le sue “pensate” sono piaciute agli iscritti, anzi. Qualunque cosa faccia, è certo che di Facebook si parla sempre, anche le poche volte in cui ci lascia perplessi… eppure il timore di perdere iscritti avrà disturbato il sogno di papà Zuckerberg in più di un’occasione!

A tal proposito, sul nostro blog abbiamo scovato le 5 novità di Facebook che, una volta introdotte, hanno fatto scoppiare il classico polverone sul web, rimpolpando la schiera degli haters del social network e costringendo l’azienda a rivedere qualcosa per evitare di perdere iscritti e web appeal. Di seguito trovate l’elenco delle novità “incriminate”, dalla più vecchia sino alla più recente, tutte diverse ma con un unico fattore in comune: WOM!

  • Tag suggestion: ormai se non sei taggato su Facebook non sei nessuno, eppure questa funzione, al momento dell’uscita nel 2010, destò tante perplessità tra gli iscritti. Motivo? L’idea di poter essere taggati da amici, e quindi di essere sottoposti a riconoscimento facciale, faceva pensare ad un’invasione della privacy troppo evidente per passare inosservata. Tutti sappiamo poi come è andata a finire: su Facebook, tuttora, è impossibile proibire il tag personale da parte di amici, eppure l’utente si può “difendere” filtrandoli e nascondendo quelli che non vuole appaiano sul proprio profilo. Meglio di niente!
Tag Facebook
  • Restyling della pagina personale: è’ il dicembre 2010 quando Facebook introduce il primo, importante restyling della piattaforma, in grado di cambiare radicalmente la pagina personale di ogni iscritto, ora “condita” da informazioni personali, foto e tante nuove funzioni. Anche in questo caso, il popolo del web gradì “a metà” le novità introdotte da Zuckerberg, accusato di favorire la circolazione di troppi dati personali e di aver stravolto graficamente (ed in peggio) la pagina di presentazione degli utenti. Anche in questo caso, però, è bastata qualche settimana per far sbollire la rabbia, ed oggi di certo non riusciamo neanche più ad immaginare un Facebook versione “povera” come alle origini!
Facebook 2010
  • Autoplay per i video: risale all’anno scorso la scelta di Facebook di impostare l’autoplay per i video, funzione tramite cui far partire automaticamente un qualunque contenuto video postato dagli amici. Ora come ora nessuno fa più caso a questo aspetto eppure, al momento della sua introduzione nelle opzioni di base della piattaforma, gli utenti sono rimasti perplessi, specie perchè la navigazione da mobile cresceva vertiginosamente ed era quindi ritenuto ingiusto dover consumare i giga mensili senza voler visionare obbligatoriamente un contenuto. Come già detto, l’autoplay è ormai divenuto consuetudine su Facebook, eppure l’azienda s’è comunque tutelata introducendo la possibilità di disabilitare questa funzione da smartphone… anche in questo caso è arrivato il lieto fine!
Autoplay Facebook
  • Alert per i video violenti: dopo aver emesso, nel maggio 2013, il divieto di pubblicare video violenti sulla piattaforma, Facebook s’è reso protagonista di un chiacchierato dietrofront nel maggio dello stesso anno, aprendo invece alla possibilità di condividere video offensivi senza alcun tipo di censura o restrizione in base all’età. La notizia ha prontamente causato tantissime lamentele, portando quindi Facebook ad introdurre, nel gennaio 2015, il cosiddetto alert per i video violenti, ossia degli avvisi su quei video che mostrano contenuti in grado di “scioccare, sconvolgere o offendere” gli utenti. L’alert compare sul video incriminato fino a quando questi non viene cliccato, ma ciò basterà ad evitare la visione di questi contenuti da parte di minorenni?
alert Facebook
  • Internet.org: si tratta del servizio di Facebook lanciato due anni fa e che mira a portare una connessione ad internet gratuita in tutti quei Paesi in via di sviluppo che non possono permettersela o non sanno cosa sia. Nulla di più nobile, se non fosse che Internet.org rendeva fruibili contenuti agli utenti in modo limitato, in virtù del fatto che per questo servizio era prevista la presenza di notizie e contenuti riguardanti esclusivamente alcune delle aziende con cui Facebook aveva degli accordi commerciali. Ciò ha dato il via a numerose critiche, dal momento che il servizio è stato accusato di violare la Net Neutrality, l’unica “legge” veramente valida nel Web.
    L’idea che fosse un’azienda (Facebook) a scegliere quali contenuti rendere fruibili per il consumatore era ritenuta inconcepibile, così com’era inconcepibile il fatto che tali limitazioni non consentissero ai nuovi utenti di capire cosa fosse davvero Internet nella sua interezza. Parliamo al passato perché Facebook ha provveduto, proprio pochi giorni fa, a rinominare il servizio, chiamandolo Free Basics, e a rendere illimitati i contenuti fruibili dagli internauti dei Paesi coinvolti. Voto al team Facebook in problem solving: 9+ !
free basics Facebook

Continua a seguirci sul nostro blog, ogni settimana vi sveleremo curiosità e novità dal favoloso mondo dei social network… e non solo! 🙂

B.

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07/10/15 Digital # , , ,

Le 4 startup più strane del momento

E’ da tempo che ormai assistiamo al proliferare, in giro per il mondo, di imprese innovative universalmente conosciute sotto il nome di startup, che si propongono di rispondere in modo originale alle diverse esigenze degli utenti. Le possiamo trovare ormai ovunque e, tra queste, ne abbiamo scovate alcune che in quanto a stranezza e singolarità non scherzano proprio.
Sia ben chiaro: questo è il ragionamento alla base di qualunque progetto vincente, dal momento che creatività ed un pizzico di genialità sono le ricette (non troppo segrete) per creare startup di successo. Tuttavia alcuni founder si sono spinti ben oltre il semplice concetto di innovazione, dando vita a piattaforme che permettono di offrire esperienze veramente pazzesche, quasi al limite del reale. Non si tratta di servizi di car sharing, di piattaforme dove trovare l’anima gemella o con cui ordinare comodamente una cena etiope take away utilizzando smartphone o tablet: le startup più strane di cui parleremo oggi rispondono ad esigenze che, delle volte, gli utenti non sanno neanche di avere, ed è forse proprio questo il segreto del loro successo, almeno sinora.

GreenBits startup

Ne abbiamo raccolte 4 che, siamo sicuri, vi lasceranno a bocca aperta, fosse solo per le finalità per cui sono state create, come la comunicazione via selfie o la creazione di un avatar autonomo dopo la morte (potete grattarvi se volete)… chissà, magari dopo aver letto questo post avrete trovato la startup che state sognando da parecchie notti… e, il giorno dell’IPO, noi saremo felici per voi!

Ecco quindi i “fantastici 4” dell’imprenditoria innovativa, le startup più strane del momento: le elenchiamo in ordine crescente, da quella meno singolare di tutte alla più strana e perversa… vediamo se siete d’accordo!

  • GreenBits: Dati i tempi che corrono, con un sacco di Stati pronti ad aprire alla legalizzazione della cannabis, vedere la prima startup sul commercio di marijuana era solo questione di tempo, e l’attesa ha soddisfatto tutti i consumatori. La tecnologia applicata alla cannabis è la nuova idea lanciata negli States da Ben Curren, che ha dato vita alla piattaforma GreenBits. Questo nuovo software è un programma gestionale che mette in contatto i commercianti che vendono marijuana con i clienti che l’acquistano, e non per forza a fini terapeutici. Inutile sottolineare la portata di questa startup, lanciata strategicamente negli States in un periodo in cui, sotto questo punto di vista, stiamo assistendo ad una rivoluzione culturale (sono infatti 4 gli stati che hanno legalizzato la cannabis e molti, pare, sono pronti a seguirli). Sicuramente questa tecnologia non sarà considerata così strana da qualcuno, eppure la trovata è epocale, specie se consideriamo la mentalità proibizionista che caratterizza moltissimi governi nel mondo. Siamo solo all’inizio? Noi scommettiamo di si!
GreenBits startup 2
  • Shots: Un’altra startup strana (per usare un eufemismo) è quella finanziata da Justin Bieber… sì proprio il cantante pop che fa sciogliere le adolescenti di mezzo mondo. Ma se non risulta strano che un vip investa in una startup, risulta invece strano il funzionamento di Shots: niente video o registrazioni, se vuoi utilizzare quest’app occorre scattarsi selfie su selfie. Eh già, è proprio il linguaggio “selfico” quello con cui comunicare agli utenti amici cosa si fa, cosa si pensa o che programmi si hanno. Ma non solo: è vietato caricare foto prendendole dalla libreria del proprio smartphone, occorre postare foto fresche, appena fatte. Shots vi ha conquistati? Bene, sappiate che è disponibile sia per iOS che per Android!
Shots startup
  • Eter9: Avete presente il contatto erede di Facebook, ovvero quel contatto che, in caso di morte, prenderà in mano il nostro account personale? Bene, Eter9 è andato molto oltre. Infatti, chiunque si iscrive a questa piattaforma, potrà essere trasformato in Intelligenza Artificiale Immortale, dal momento che uno speciale algoritmo all’interno del social network “catturerà” tutte le nostre abitudini online, imparando quindi a pubblicare a nostro nome anche dopo la morte! Abbastanza inquietante, non trovate? Il “matto” di turno è lo startupper portoghese Henrique Jorge e la sua creatura è ancora in fase Beta, anche se già 5,000 persone hanno deciso di provarla… eh già, è proprio vero che tutti vorremmo essere immortali!
eter9 startup
  • I Just Made Love: dulcis in fundo, ecco un capolavoro di “pazziamai visto prima, almeno a nostro avviso, nel mondo di startup e social network. Accedendo a questa piattaforma, in pratica, sarà possibile urlare al mondo la propria soddisfazione (o delusione) per il rapporto sessuale appena consumato, in via totalmente anonima. Vuoi rendere note le posizioni assunte durante il rapporto? Vuoi far sapere se hai fatto o meno sesso protetto? Vuoi geolocalizzare esattamente il luogo dove hai reso felice il/la partner? Nessun problema: accomodati su questa speciale piattaforma, la cui icona (molto loquace) è rappresentata da due coniglietti in posa osè. Ah, quasi dimenticavo: si può anche aggiungere un commento alla propria performance sessuale… ora che avete saputo quest’ultimo particolare desiderate per caso iscrivervi?
love startup

A proposito di startup: lo sai che alcune imprese innovative hanno una storia assurda alle spalle oppure nascono da un episodio singolare accaduto ai propri founder? Se vuoi sapere di cosa stiamo parlando, clicca qui… buona lettura! 🙂

B.

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