18/11/15 Social # , , , , , , , ,

Social network: un aiuto in più per Parigi

Mai come ora possiamo dire grazie ai social network. È vero, obiettivamente ci semplificano la vita ordinaria di tutti i giorni, ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare: sono di supporto durante i reali momenti di difficoltà.

Senza dilungarci sui vari giudizi morali con cui tutti ci siamo trovati a discutere, prendiamoci un momento per capire come il mondo digital sia diventato protagonista in seguito agli attentati di Parigi.

Il primo a scendere in campo subito dopo l’attacco è stato il padre di tutti i social network: Facebook. Mark Zuckerberg ha ripreso uno strumento attivato già nel 2011 in seguito allo tzunami in Giappone e lo ha adattato, per la prima volta nella storia di questo servizio, ad un disastro umano. Il Facebook Safety Check ha così permesso a ben 4,1 milioni di utenti di comunicare ai propri contatti che stavano bene.

social facebook safety check

Subito dopo si è fatto avanti Google che, tramite il servizio Google Hangouts, ha reso completamente gratuiti i servizi di chiamata non solo verso Parigi, ma per tutta la Francia.

social hangouts

Anche Skype si è attivato per garantire questa possibilità utile e concreta, eliminando i costi per le chiamate nazionali ed internazionali verso i numeri fissi e mobili francesi.

social skype

I due colossi del mondo della comunicazione via web non sono stati gli unici a tagliare i prezzi. Uber ha avuto il suo bel da fare durante tutta la notte di venerdì 13 e, grazie alla disattivazione della tariffazione dinamica a Parigi (il meccanismo su cui si fonda il servizio, ossia il prezzo calcolato in base ai matching tra domanda e offerta nel momento in cui si fa la richiesta), ha consentito a centinaia di persone di raggiungere in sicurezza e a basso costo le proprie abitazioni.

uber

E, proprio in tema di abitazioni, è intervenuto anche Airbnb, mettendo a disposizione gratuitamente gli alloggi per tutti coloro che non avevano la possibilità di tornare nelle rispettive case.

social airbnb

Last but not the least Twitter. L’uccellino azzurro, attraverso l’hashtag #PorteOuverte, ha attivato una vera e propria catena di solidarietà per aiutare i cittadini scampati agli attacchi nella ricerca di una sistemazione sicura. Inoltre, non bisogna dimenticare il supporto costante nelle ricerche delle persone scomparse grazie a #rechercheParis e la possibilità, per la polizia, di diffondere le foto dei terroristi in modo da coinvolgere quanti più utenti possibili nella loro identificazione.

social porteouverte

Insomma, anche quando si allontanano dal loro uso ordinario, i social e le app si possono rilevare strumenti utilissimi, con l’aggiunta di diventare per qualche giorno, se ci permettete il termine, più “umani”.

V.

no responses
14/10/15 Social # , ,

Facebook evolution: le 5 novità più criticate

Facebook è come un uovo di Pasqua per tutti i suoi utenti: ogni giorno lo “scarti” e trovi una sorpresa: Mark Zuckerberg ha abituato così i suoi iscritti, quindi qualsiasi momento diventa buono per introdurre su Facebook delle nuove funzioni oppure migliorare quelle già esistenti. Ad esempio, l’ultima novità del social network più popolato del mondo riguarda l’introduzione del video profilo, ossia la possibilità di impostare come immagine del profilo un mini video di pochi secondi con cui rendere ancora più interattiva e dinamica la propria pagina personale.

Facebook video profile

Dunque, tra una novità e l’altra, Facebook ha subìto un’evoluzione profonda e costante sin dal suo lancio nel 2004, ma non sempre le sue “pensate” sono piaciute agli iscritti, anzi. Qualunque cosa faccia, è certo che di Facebook si parla sempre, anche le poche volte in cui ci lascia perplessi… eppure il timore di perdere iscritti avrà disturbato il sogno di papà Zuckerberg in più di un’occasione!

A tal proposito, sul nostro blog abbiamo scovato le 5 novità di Facebook che, una volta introdotte, hanno fatto scoppiare il classico polverone sul web, rimpolpando la schiera degli haters del social network e costringendo l’azienda a rivedere qualcosa per evitare di perdere iscritti e web appeal. Di seguito trovate l’elenco delle novità “incriminate”, dalla più vecchia sino alla più recente, tutte diverse ma con un unico fattore in comune: WOM!

  • Tag suggestion: ormai se non sei taggato su Facebook non sei nessuno, eppure questa funzione, al momento dell’uscita nel 2010, destò tante perplessità tra gli iscritti. Motivo? L’idea di poter essere taggati da amici, e quindi di essere sottoposti a riconoscimento facciale, faceva pensare ad un’invasione della privacy troppo evidente per passare inosservata. Tutti sappiamo poi come è andata a finire: su Facebook, tuttora, è impossibile proibire il tag personale da parte di amici, eppure l’utente si può “difendere” filtrandoli e nascondendo quelli che non vuole appaiano sul proprio profilo. Meglio di niente!
Tag Facebook
  • Restyling della pagina personale: è’ il dicembre 2010 quando Facebook introduce il primo, importante restyling della piattaforma, in grado di cambiare radicalmente la pagina personale di ogni iscritto, ora “condita” da informazioni personali, foto e tante nuove funzioni. Anche in questo caso, il popolo del web gradì “a metà” le novità introdotte da Zuckerberg, accusato di favorire la circolazione di troppi dati personali e di aver stravolto graficamente (ed in peggio) la pagina di presentazione degli utenti. Anche in questo caso, però, è bastata qualche settimana per far sbollire la rabbia, ed oggi di certo non riusciamo neanche più ad immaginare un Facebook versione “povera” come alle origini!
Facebook 2010
  • Autoplay per i video: risale all’anno scorso la scelta di Facebook di impostare l’autoplay per i video, funzione tramite cui far partire automaticamente un qualunque contenuto video postato dagli amici. Ora come ora nessuno fa più caso a questo aspetto eppure, al momento della sua introduzione nelle opzioni di base della piattaforma, gli utenti sono rimasti perplessi, specie perchè la navigazione da mobile cresceva vertiginosamente ed era quindi ritenuto ingiusto dover consumare i giga mensili senza voler visionare obbligatoriamente un contenuto. Come già detto, l’autoplay è ormai divenuto consuetudine su Facebook, eppure l’azienda s’è comunque tutelata introducendo la possibilità di disabilitare questa funzione da smartphone… anche in questo caso è arrivato il lieto fine!
Autoplay Facebook
  • Alert per i video violenti: dopo aver emesso, nel maggio 2013, il divieto di pubblicare video violenti sulla piattaforma, Facebook s’è reso protagonista di un chiacchierato dietrofront nel maggio dello stesso anno, aprendo invece alla possibilità di condividere video offensivi senza alcun tipo di censura o restrizione in base all’età. La notizia ha prontamente causato tantissime lamentele, portando quindi Facebook ad introdurre, nel gennaio 2015, il cosiddetto alert per i video violenti, ossia degli avvisi su quei video che mostrano contenuti in grado di “scioccare, sconvolgere o offendere” gli utenti. L’alert compare sul video incriminato fino a quando questi non viene cliccato, ma ciò basterà ad evitare la visione di questi contenuti da parte di minorenni?
alert Facebook
  • Internet.org: si tratta del servizio di Facebook lanciato due anni fa e che mira a portare una connessione ad internet gratuita in tutti quei Paesi in via di sviluppo che non possono permettersela o non sanno cosa sia. Nulla di più nobile, se non fosse che Internet.org rendeva fruibili contenuti agli utenti in modo limitato, in virtù del fatto che per questo servizio era prevista la presenza di notizie e contenuti riguardanti esclusivamente alcune delle aziende con cui Facebook aveva degli accordi commerciali. Ciò ha dato il via a numerose critiche, dal momento che il servizio è stato accusato di violare la Net Neutrality, l’unica “legge” veramente valida nel Web.
    L’idea che fosse un’azienda (Facebook) a scegliere quali contenuti rendere fruibili per il consumatore era ritenuta inconcepibile, così com’era inconcepibile il fatto che tali limitazioni non consentissero ai nuovi utenti di capire cosa fosse davvero Internet nella sua interezza. Parliamo al passato perché Facebook ha provveduto, proprio pochi giorni fa, a rinominare il servizio, chiamandolo Free Basics, e a rendere illimitati i contenuti fruibili dagli internauti dei Paesi coinvolti. Voto al team Facebook in problem solving: 9+ !
free basics Facebook

Continua a seguirci sul nostro blog, ogni settimana vi sveleremo curiosità e novità dal favoloso mondo dei social network… e non solo! 🙂

B.

no responses
23/09/15 Social # , ,

Social network: i 4 fatti più criticati di sempre

I social network non perdonano mai chi commette una gaffe, chiedere ad Alice Sabatini per credere. La nuova Miss Italia 2015 è, in ordine cronologico, l’ultimo personaggio televisivo che ha visto polverizzarsi la sua nascente web reputation a causa dell’ormai noto, anzi famigerato, intervento nel corso della finale di Miss Italia 2015. Quell’esternazione sul sogno di rivivere l’anno 1942 per poter provare l’adrenalina (sì, proprio così) della II Guerra Mondiale, condita da un discutibile “Tanto sono donna, non avrei avuto l’obbligo della leva militare” non è proprio piaciuta alla Rete, con i cattivissimi haters dei social network pronti a sentenziare ed a condannare le parole della 18enne più bella d’Italia.

In questo post non ci soffermeremo ad esprimere un giudizio sulla vicenda Miss Italia 2015, ma ci teniamo a sottolineare ancora una volta quanto valga la dura regola dei social network: chi sbaglia, paga e chi paga, il più delle volte, sarà costretto a convivere con una pioggia di critiche per molto tempo. Ironia, sfottò, parole pesanti, apostrofi non proprio da Galateo: la sentenza del social network può manifestarsi nei modi più disparati, ma il risultato sarà sempre lo stesso. La web reputation dell’”imputato” tremerà, e spetterà solo al buon senso di chi si becca la critica risolvere questa grana;

Come già accennato, quello di Alice Sabatini è solo l’ultimo episodio di una serie di “casi” scoppiati sui social network per via di una vicenda o di un’esternazione fatta da un personaggio mediatico. Ed abbiamo allora pensato di raccogliere i 4 fatti più criticati di sempre sui social network, quelli che hanno scatenato il maggior numero di interazioni negative, creando attorno all’utente in questione un web sentiment tutt’altro che positivo… per usare un eufemismo. Vediamoli subito!

  • Justin Bieber ed il ritardo al concerto di Londra: Justin Bieber è stato criticato sui social molte volte, e per gli episodi più strani, eppure il ritardo di oltre due ore al concerto della O2 Arena di Londra nel marzo 2013 rimarrà per i suoi fan quello più grave. Infatti l’inizio del concerto, prima tappa del suo tour, era previsto per le 20.30, ma il buon Justin s’è presentato sul palco alle 22.40!

Non è tardata ad arrivare la pioggia di critiche da parte dei presenti al concerto, e, considerata la bassa età media dei fan presenti a Londra (circa 16 anni), anche dei genitori, arrabbiati per questo irrispettoso ed intollerabile ritardo che ha costretto i ragazzi a fare le ore piccole. Ma non solo: c’è chi ha chiesto il rimborso del biglietto perché obbligato ad andar via (in lacrime!) prima della fine del concerto, per poter trovare la metro ancora aperta.

Nei giorni seguenti, Justin Bieber ha utilizzato Twitter per scusarsi, eppure i motivi di tale ritardo restano tuttora ignoti. Che dire, data la tenera età del cantante canadese, nominato recentemente 5° uomo più odiato d’America, e del suo fandom, perché non proporre tappe pomeridiane per i suoi concerti?

  • Mario Balotelli e la risposta alle critiche dopo la FIFA World Cup 2014: da italiani, non abbiamo sicuramente un bel ricordo dei Mondiali di Calcio FIFA 2014, ma a far parlare sui social network non è stato solo il morso del “cannibale” Luis Suarez a Chiellini.. Nulla di sorprendente se conosci Mario Balotelli, uno che i social li usa anche per istigare e, soprattutto, per rispondere alle critiche in modo spesso velenoso. A questo proposito, resterà nella storia dei “social trend” firmati Balo la risposta data sul suo profilo Twitter a tutti coloro che lo accusavano di scarso impegno, invitandolo perfino a dimezzarsi lo stipendio. La risposta integrale del calciatore la potete leggere qui sotto, ma la frase “I fratelli africani non mi avrebbero scaricato” resta memorabile: eccessivo vittimismo o, almeno in questo caso, risposta “al veleno” consona?
  • Arisa e le critiche al nuovo taglio di capelli: questo episodio squisitamente made in Italy ha per protagonista la social victim Arisa, ricoperta di critiche e forme di ironia non sempre sottili per il nuovo e drastico cambio di look sfoggiato sulle sue pagine social. Il fatto risale a pochi mesi fa, con l’ex giudice di X-Factor Italia che ha deciso di chiedere un parere ai suoi fan sul nuovo taglio di capelli, corto, da maschietto. Le reazioni sui social network non si sono fatte attendere, con la cantante che è stata apostrofata con commenti non troppo delicati e paragoni non proprio degni di lode (il Pinguino o il Joker, personaggi di “Batman”, per esempio). La cantante ha poi cercato di calmare le acque rispondendo a modo e con la sua solita ironia, ma la mole di critiche ricevute è sicuramente epica, specie considerando che si tratta di un semplice taglio di capelli e che, stando ai rumors, la cantante è fuggita in Turchia qualche giorno dopo il “fattaccio per riflettere su quanto accaduto (o, magari, per la vergogna!)

Diamo un consiglio alla buona Arisa.. la prossima volta potrebbe essere meglio chiedere un parere su un testo di una canzone!

Kim Kardashian e la pubblicazione del libro “Selfish”: “Ma cosa combini, Kim?!”, verrebbe da chiedere a Kim Kardashian, autrice del criticatissimo libro “Selfish”, una raccolta di tutti i selfie dell’attrice scattati nell’arco di nove anni. Il selfie, già di suo, è uno di quei web trend che la gente non sopporta più… cosa si può pensare allora di un libro che contiene solo questo tipo di scatti?

“Spazzatura, futile, vacua, inutile, un’offesa alla letteratura” … queste sono solo alcune delle espressioni utilizzate per commentare “Selfish” sui social network, ma vi possiamo assicurare che il leitmotiv innescato sul Web è stato degno della più severa censura. In questo caso, però, c’è poco da giustificarsi o giustificare, per cui non possiamo che richiederci: “Kim, cosa combini?!”

Vuoi scoprire altre novità sui social network? Segui il nostro blog e tieniti aggiornato!

B.

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11/09/15 Social # , , , ,

4 storie assurde da cui sono nate startup mondiali

Chi parla di idee innovative, parla di startup. Ma lo sapevate che molte delle aziende più note al mondo hanno storie assurde alle spalle? Mi spiego: siamo tutti d’accordo nell’affermare che un’idea di successo, in grado quindi di assicurare un business soddisfacente, dev’essere innovativa, eppure, il più delle volte, occorre anche un po’ di pazzia, intesa come quell’intuizione in grado di divenire col tempo l’arma in più di qualunque CEO. Ma non solo: qualche volta ad un’idea sulla carta non stupefacente corrisponde una storia assurda… un fatto impensabile che poi, però, finisce per cambiare la vita al suo protagonista.

heart idea

In questo post parliamo quindi di idee di successo singolari, idee che poi, per divenire note, sono state diffuse dai rispettivi founder in modo geniale. Tutto ciò ci insegna che un’idea su cui basare la propria impresa dev’essere innovativa ma anche fuori dagli schemi. Per farla divenire realtà, poi, basta crederci ed essere letteralmente disposti a tutto pur di farlo accadere. A dimostrazione di quello che abbiamo appena detto, parliamo oggi di 4 startup conosciute ormai a livello mondiale e che devono il loro successo ad un’idea geniale o ad un’azione singolare compiuta dai fondatori, a dimostrazione di come la fortuna aiuti gli audaci, eccome!

  • WhatsApp: Nel 2014 l’App di messaggistica istantanea più scaricata al mondo è stata venduta a Facebook per 19 miliardi di dollari ed il suo fondatore, Jan Koum, ha ricavato oltre 6 miliardi di dollari dall’operazione. Mica male per un ragazzo nato nelle zone povere di Kiev e che, sino a pochi anni fa, vagava per la California come emigrato in cerca di lavoro e di buoni alimentari con cui sfamarsi!
    Come avrete capito, Jan Koum ha una storia particolare alle sue spalle e la sua fortuna è stata proprio quella di interessarsi all’informatica da autodidatta. Infatti, giunto a Mountain View a soli 16 anni e sbarcato il lunario con impieghi poco gratificanti presso Ernst&Young e Yahoo, Koum ha frequentato un gruppo di hacker, imparando da sè il “computer networking” e dando vita alla famosa, geniale idea della svolta nel 2009. Acquistato un iPhone, infatti, il giovane programmatore si rese conto che l‘App Store, lanciato sette mesi prima, era in procinto di lanciare sul mercato le prime Applicazioni. Armandosi di coraggio, allora, Koum sfidò la sorte e cercò di “sfondare” creandosi un business tramite la creazione di un’App con cui aggiungere degli status accanto ai nomi delle persone registrate sulle rubriche degli iPhone (es: “Sono al cinema”, “Sto pranzando”, etc.). Da lì nacque WhatsApp, che nel giro di pochi mesi registrò 10.000 download al giorno. Quella che era un’App semplicissima alla base, diventò quindi una vera chat di messaggistica istantanea e senza confini, oltre che senza pubblicità (aspetto molto gradito dagli utenti ed altre grande intuizione del nostro Jan).
    50 miliardi di sms e 400 milioni di foto condivise ogni giorno sono i numeri del successo di Koum, con buona pace di chi c’ha provato prima di lui!
Statistiche whatsapp
  • Airbnb: La startup che mette in contatto le persone che cercano alloggi in giro per il mondo con chi offre spazi da affittare è stata fondata nel 2008 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk.
    Più che quando, però, è interessante capire come sia nata Airbnb e, soprattutto, sia stata promossa l’idea. Nel 2007, in occasione di un importante evento americano, Chesky e Gebbia ebbero un’idea geniale per assicurarsi il pagamento dell’affitto del proprio loft: dato che la disponibilità nelle camere degli hotel era ormai terminata (a causa dell’alta affluenza all’evento in questione), perché non offrire ospitalità ai visitatori in casa propria in cambio di denaro?  Detto fatto, fu da questo episodio che iniziò a prendere forma Airbnb, una startup che deve il suo nome agli air bed, i materassini gonfiabili che i nostri eroi utilizzavano per ospitare i partecipanti alla conferenza nel loro loft. Ma non è tutto: Blecharczyk, il terzo fondatore, tradusse in codici informatici l’idea dei due soci e, giunti al lancio del progetto, i tre si misero a produrre e vendere confezioni di cereali personalizzate e dedicate ai candidati per le elezioni presidenziali americane, Obama e McCain, strategia ideale per promuovere il loro progetto nascente in modo low cost.  Al giorno d’oggi Airbnb copre 192 paesi nel mondo ed ha più di 8,5 milioni di clienti, mica male per una startup pensata esclusivamente per far fronte ad un’improvvisa mancanza di denaro!
cereali airbnb
  • Pinterest: Nato nel 2008 con il nome di Tote, Pinterest è il social network per condividere sulla propria bacheca immagini personali e/o dal web con altri utenti. Perché è una di quelle storie assurde da raccontare? Semplice: perché è la dimostrazione di come l’audacia aiuti a fare successo, ed il fondatore di Pinterest Ben Silbermann ce lo insegna.
    Impiegato sino al maggio 2008 presso Google, Ben decise, spronato dalla moglie, di dare concretezza alla sua startup, inizialmente raccogliendo solo fallimenti. Unitosi ad altri due soci, Silbermann diede vita ad oltre 50 versioni differenti della sua App, non riuscendo mai a superare quota 200 iscritti (si, avete letto bene!). Da qui nacque l’idea nell’idea: coinvolgere direttamente i pochi utenti iscritti alla sua App (perlopiù giovani mamme) e scrivere email personalizzate a ciascuno di loro chiedendo feedback e consigli per migliorare i servizi e la user experience degli iscritti. I risultati sono stati miracolosi: nel 2013 gli utenti ammontavano a 25 milioni, mentre nel 2015 Pinterest è citato come uno tra i 35 siti più visitati al mondo, la dimostrazione che errare è umano, ma perseverare non sempre è diabolico.
Pinterest screenshot
  • Twitter: Nato nel 2006, Twitter è il social network più cliccato dagli utenti che desiderano tenersi aggiornati in tempo reale sugli avvenimenti nel mondo. Da quale circostanza nasce Twitter? Neanche in questo caso ad uno dei suoi fondatori, Jack Dorsey, è mancato un briciolo di pazzia: appassionato da sempre di film polizieschi, Dorsey amava passare interi pomeriggi ad ascoltare le conversazioni della polizia alla radio, in perfetto stile “impiccione”.Tra un “Volante tre c’è un tipo sospetto tra la quinta e la sesta” ed un “Richiesti soccorsi sulla 73° Avenue”, Dorsey pensò bene di proporre l’utilizzo dello stesso meccanismo anche per comunicare messaggi flash agli amici. Non sappiamo cos’abbiano pensato a primo acchito i soci di Dorsey, fatto sta che nel marzo 2006 viene pubblicato sulla piattaforma il primo “cinguettio”. Il 2009, invece, è l’anno della consacrazione di Twitter su scala planetaria, con il social che inizia ad essere utilizzato come strumento di protesta e ribellione nell’ambito della Primavera Araba.
    Al giorno d’oggi Twitter conta oltre 200 milioni di iscritti, la maggior parte dei quali sono molto attivi. Un lieto fine così non era auspicabile neanche nel miglior film poliziesco!

 

Quelli appena citati sono esempi di successo eppure, non sempre, da una storia singolare nasce un’idea vincente. Leggere questo post per credere!

B.

no responses
08/09/15 Social # , , ,

Facebook: le 3 fan page più divertenti del momento

Facebook è un ottimo strumento tramite cui aumentare la web reputation, vendere prodotti online, raggiungere nuovi potenziali clienti e…ridere. Infatti, che siate professionisti del web o semplici utenti, vi sarà capitato almeno una volta di vedere comparire in bacheca un’immagine o una vignetta condivisa da un amico e che vi ha fatto ridere a crepapelle. Ecco che quindi le fan page su Facebook possono diventare non solo la vostra migliore arma di social business, ma anche un modo per creare engagement attorno ad un argomento o ad un personaggio in modo spiritoso e leggero, seguendo la tanto amata logica del “Ridiamoci su”.

Baby George Facebook fan page

Il fatto che si parli di fan page Facebook divertenti non implica, però, che la loro creazione avvenga in modo più semplice rispetto alle fan page aziendali, anzi creare engagement attorno alla propria comicità e generare passaparola su ciò di cui (allegramente) si parla richiede molto impegno, dato che abbiamo a che fare con un social network con miliardi di iscritti pronti a postare qualunque genere di contenuti. Capirete quindi che distinguersi e spiccare per comicità in mezzo a migliaia di fan page può diventare una professione a tutti gli effetti su Facebook e, a dimostrazione di ciò, vi basti sapere che, il più delle volte, dietro a queste pagine divertenti c’è il lavoro di un intero team, aspetto tutt’altro che comico.

Ecco quindi il segreto di una fan page Facebook divertente: crearla e gestirla con serietà (e non è un paradosso!), individuando uno stile ed un format pensati ad hoc per la propria pagina ed in grado di rendervi immediatamente riconoscibili rispetto ad altre pagine competitor. Se avete dunque voglia di creare e gestire una pagina Facebook comica, non prendetela alla leggera: le fan page divertenti più famose sono riuscite, in alcuni casi, ad avviare attorno al loro nome un autentico business, il più delle volte coadiuvato da attività di merchandising.

Detto ciò, ribadiamo che le fan page Facebook in grado di farti sganasciare di risate sono parecchie, eppure noi ne abbiamo individuate tre di fronte cui è veramente difficile rimanere impassibili, mettere “Mi piace” per credere!

  • Baby George ti disprezza: Inutile negarlo, la fan page sul principino più tenero di Gran Bretagna è il del momento. George di Cambridge è il figlio primogenito di William e Kate d’Inghilterra e da qualche mese è stata creata la pagina Facebook “Baby George ti disprezza”, uno spazio divertentissimo che seguono in oltre 457 mila persone ed in cui il piccolo George è protagonista di vignette veramente simpatiche. Infatti gli autori della pagina ritraggono il futuro erede in una serie di immagini personalizzate e lo fanno apparire come un bambino super ricco, viziato e snob verso qualunque cosa o persona lo circondi, atteggiamento che dà vita a battute veramente simpatiche. Complimenti quindi agli autori ed al loro utilizzo della satira, arma sempre rischiosa sul web, specie se ci si immischia in affari “reali”.
Facebook fan page poracci
  • Le più belle frasi di Osho: Come si suol dire in gergo, gli autori della pagina Facebook “Osho” se la sono proprio chiamata. Quante possibilità c’erano, infatti, che la fan page dedicata al famoso maestro spirituale indiano Osho Rajneesh non venisse riproposta in chiave satirica? Io direi zero, mentre non erano forse pensabili certi risultati: la pagina Facebook “Le più belle frasi di Osho” è seguita da oltre 164 mila persone ed il suo punto di forza sono sicuramente le vignette in romanesco che vogliono stravolgere, in modo originale, gli aforismi più famosi pronunciati dal vecchio saggio Osho. Un qualcosa sicuramente visto e rivisto con altri personaggi, eppure così ben congegnato da risultare sublime.
Osho Facebook Fan Page
  • Se i quadri potessero parlare: Con il suo milione di fan ed una vetrina importante come il programma televisivo “Shark Tank”, la pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare” non ha bisogno di presentazioni. Nata da un’idea di Stefano Guerrera, la fan page Facebook in questione rivisita in chiave satirica (ed assolutamente geniale) i più famosi dipinti in circolazione, attribuendo ai soggetti di ciascuno diciture simpatiche, una sana dose di allegria su cui contare anche nelle giornate più nere. D’altronde, ci sarà un motivo se i cattivissimi giudici di Shark Tank hanno deciso di investire sul merchandising di questa fan page ben 85 mila euro. Keep calm and enjoy è il claim più adatto per “ Se i quadri potessero parlare”, cliccare per credere!
Se i quadri fan page Facebook

Hai una Fan page su Facebook e vuoi far impennare il tuo business online? Contattaci, conosciamo dei trucchetti niente male! 🙂

B.

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03/09/15 Social # , , ,

Social Network: 4 fallimenti illustri prima di Google Plus

Google non è invincibile ed è il fallimento del suo social network, Google Plus, a dimostrarcelo. E’ questo il primo pensiero che lo strano caso Google+ ci ha fatto venire in mente: chi l’avrebbe mai immaginato, infatti, che Big G potesse avere dei punti nevralgici? O semplicemente, chi l’avrebbe mai detto che il colosso di Mountain View si sarebbe dovuto arrendere ai suoi competitor?
In realtà la domanda è retorica, dal momento che Google+, detto tra noi, non ci ha mai convinti, non ha mai convinto gli operatori del settore e forse, proprio per questo, la sua fine era già scritta tra le stelle. E’ inoltre vero che ancora non sappiamo esattamente cosa ne sarà di Google Plus, se chiuderà definitivamente i battenti, se andrà incontro ad un restyling totale o magari cambierà semplicemente qualche funzionalità, eppure è giusto considerarlo un fallimento, dal momento che parliamo di un social network che ha sì oltre 2 miliardi di iscritti, ma si tratta di iscrizioni “fittizie”, effettuate solo perché automaticamente ed arbitrariamente incluse nella creazione di un account Gmail. E’ giusto, poi, parlare di fallimento semplicemente perché Google+ non ha centrato l’obiettivo per cui era nato: insidiare (e, possibilmente, superare) Facebook. Così non è stato, anzi il confronto tra i due social è stato impietoso per Big G: tra gli utenti di Google+, infatti, solo il 9% ha pubblicato almeno un post, mentre gli utenti attivi costantemente non arrivano neanche a 6 milioni in tutto il mondo. Numeri che parlano da soli, e che rendono superflua qualunque altra considerazione.

Restiamo quindi in attesa di scoprire quale sarà il destino di Google Plus, con la consapevolezza che il suo caso – fallimento o crisi profonda che sia – non è il primo a verificarsi nella storia dei social network… e probabilmente non sarà l’ultimo, visto l’andazzo in Rete ed il continuo proliferare di nuove piattaforme sociali. Oggi ci concentriamo quindi sulle cosiddette “meteore del web”, ossia su quei social media nati sotto i migliori auspici ma poi, per un motivo o per un altro, spariti nei meandri della Rete.

  • MSN Messenger: Quest’applicazione va citata subito in quanto è stato il primo programma di messaggistica instantanea a catalizzare l’attenzione di quelli che si possono definire i primi nativi digitali dell’era del computer. Ebbene, dopo 15 anni di onorato servizio, MSN ha chiuso ufficialmente i battenti nell’ottobre 2014, sovrastato da Skype prima e Whatsapp dopo. Ne hanno dato il triste annuncio Microsoft e tutti gli utenti che, grazie a MSN Messenger, hanno scoperto la chat virtuale ed il suo valore. Rimarrà per sempre nei nostri cuori!
  • MySpace: Nel 2008 sembrava che questo social network potesse durare per sempre, poi è arrivato Facebook a scombinargli i piani. MySpace, sino a 7-8 anni fa, era il sito più conosciuto e frequentato in Rete, acquistato da Rupert Murdoch per 580 mln di dollari Visit This Link. Poi, a partire dal 2011, la piattaforma ha iniziato a perdere utenti su utenti, inaugurando una parabola discendente che non s’è più arrestata. Il fallimento di MySpace è da attribuire, tra le altre cose, ad un eccessiva presenza di banner pubblicitari ed anche alla configurazione della piattaforma, poco utile ai brand nella creazione di digital strategy. Ci sarà un motivo se Facebook non ha rivali!
  • Ping iTunes: Presentato da Steve Jobs in persona nel 2010, il social network musicale di Apple doveva essere il trait d’union tra amanti della musica ed artisti, ma ha finito per essere il “re” dei flop. Con ciò si spiega la sua prematura “scomparsa”, datata 30 settembre 2012. Motivo? Sempre lo stesso: troppe funzioni limitate rispetto a quelle offerte dai due social network per eccellenza, Facebook e Twitter.E pensare che, a 48 ore all’apertura ufficiale, su Ping s’erano già registrati 1 mln di utenti… altri tempi!
  • Friendster: Dulcis in fundo, ecco l’altro social network eminente finito nell’oblio. Nata come piattaforma ideale per favorire il proliferare di amicizie in giro per il mondo, nel 2003 Friendster contava decine di milioni di utenti, con lo stesso Google che aveva offerto milioni di dollari al suo proprietario per acquisirlo. Poi, però, dopo un lento declino partito nel 2005, Friendster ha esalato l’ultimo respiro nel 2009, cadendo sotto i colpi di Facebook e di un restyling “anti crisi” che, anziché aumentare il bacino d’utenza, ha finito per accelerare l’esodo verso “Casa Zuckerberg”. Peccato, Friendster era forse il social network più simile a Facebook, sia nelle funzionalità che nella tipologia di interazioni tra iscritti. Evidentemente Zuckerberg ci ha visto lungo ancora una volta, altrimenti non si spiegano le “vittime” illustri che s’è portato dietro fin dalla sua creazione.

Quelli citati sono i casi più famosi di social network falliti, ma ce ne sono anche altri come Orkust, Delicious, Diaspora e Digg, solo per citarne qualcuno. Che riposino in pace dunque, d’altronde non tutti hanno la fortuna di possedere l’elisir di lunga vita come Facebook!

Vuoi scoprire quali aziende hanno, invece, ottenuto un gran successo partendo da idee singolari o da storie pazzesche accadute ai propri founder? Clicca qui, ne vedrai delle belle! 🙂

B.

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27/08/15 Marketing , Social

McDonald’s rifiuta la proposta di Burger King!

Ieri mattina, tra le varie notizie di marketing, ce n’era una che ci aveva colpito molto: la proposta di Burger King a McDonald’s di studiare e vendere un nuovo panino congiunto per onorare la prossima giornata della Pace (21 settembre 2015): il McWhopper!

Prendendo i 6 ingredienti del Big Mac e del Whopper, si sarebbe creato un panino gigante ad hoc da vendere in un pop-up store ad Atlanta, esattamente a metà  tra gli headquarter dei due colossi americani: Chicago e Miami.

Il messaggio vuole essere quello di fare la pace, partendo da una “guerra” di brand, e facendolo arrivare a tematiche più serie. Il ricavato dalla vendita del panino nell’intera giornata sarebbe stato devoluto in beneficienza all’organizzazione no profit “Peace One Day”.

Per rendere la proposta più credibile, Burger King ha creato anche un sito ad hoc: www.mcwhopper.com, molto carino graficamente, in cui sono perfettamente spiegati i motivi e le modalità dell’iniziativa, con tanto di idee sul merchandising, packaging e sulla creatività.

Ecco la risposta di McDonald’s:

Burger King Mc Donald screenshot
La frase finale di Steve Easterbrook, CEO dell’azienda, in particolare, “A simple phone call will do next time”, come a voler sminuire l’iniziativa del competitor, ci è sembrata poco furba.
E’ vero che con questa proposta Burger King ha messo di fatto spalle al muro l’azienda di Ronald, qualsiasi risposta avrebbe dato, ma agli occhi dell’utente finale il rifiuto del CEO di McDonald’s sta venendo visto negativamente, come dimostrano i numerosi commenti perplessi al post.
Sarebbe stato sicuramente meglio rispondere di sì, aggiungendo un elemento per rimarcare ironicamente la propria leadership, in ogni caso mancano ancora più di tre settimane al 21 settembre.. Ci sarà un seguito? Vedremo, seguite il nostro blog se desiderate tenervi aggiornati su questa vicenda e su molti altri argomenti! 🙂
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05/08/15 Social # , , ,

Hashtag su Instagram: i termini censurati che hanno fatto più discutere

Hai provato ad inserire un hashtag su Instagram ma non l’hai trovato? Hai postato una foto che però, incredibilmente, non ha ricevuto neanche un “mi piace” nonostante l’utilizzo di hashtag virali? Non impazzire a cercare una spiegazione: molto probabilmente sarai stato penalizzato da Instagram perchè uno (o più) degli hashtag inseriti è stato bannato.
Riconosco che parlare di termini bannati all’interno di un social network può sembrare alquanto bizzarro, dal momento che, accedendo sulla Rete, noi utenti ci convertiamo ad un’unica “religione”, quella Net Neutrality che rende il web uno spazio dove non vige alcuna legge scritta. Perché, allora, un social network dovrebbe snaturarsi e, anziché continuare ad essere una piattaforma di scambio e confronto assolutamente neutrale e libera, decidere al posto degli utenti?
Il quesito è legittimo, specie di questi tempi. Risale infatti a pochi giorni fa la scelta di Instagram di eliminare dal suo database l’hashtag #curvy, scelta che ha fatto discutere non poco. Per chi non lo sapesse, curvy è il termine inglese con cui si indicano le donne dalle forme prosperose, nessun riferimento denigratorio al sovrappeso, dunque, e nessun riferimento alla nudità femminile. Instagram, però, non la pensa così, ed ha dunque deciso di censurare il termine in questione perché associato alle foto “senza veli”, al concetto di nudità.

Non s’è fatta aspettare la risposta di fashion blogger ed amanti della moda, i quali non hanno infatti esitato a far sentire la loro voce contraria. Come? Utilizzando i mezzi più potenti che esistano, proprio i social network. Così, tra tweet ironici e status polemici su Facebook, sono nati hashtag come #curvyisnotacrime, #curvee o #BringCurvyBack, già divenuti virali tra le sostenitrici della causa.

Instagram hashtag

Insomma, la diatriba su ciò che i social network possono fare e non fare è ormai storia nota, con quest’ultimo episodio che ne rappresenta solo un capitolo. Infatti #curvy non è il primo hashtag ad essere stato rimosso da Instagram, anzi la schiera dei termini “indesiderati” e quindi censurati è lunga, vediamo insieme quelli che ci hanno colpito maggiormente.

Partiamo da uno dei più noti, il “caso” #eggplant, che in lingua italiana si traduce #melanzana. Cosa c’è di strano ad usare questo hashtag? Nulla, se non fosse che, negli Stati Uniti, il termine indica (in modo non proprio politically correct) l’organo sessuale maschile degli uomini di colore. Risultato? #Eggplant è stato bandito perché dotato, secondo Instagram, di un certo potenziale razzista.
Anche l’hashtag #bitches, che in lingua inglese indica il mestiere più antico del mondo (a buon intenditor..), è stato censurato. Se da un lato non stupisce la censura di questo termine, dall’altro lascia basiti la scelta di Instagram di non bannare il corrispettivo singolare, #bitch. Si tratterebbe di un’azione coerente ed abbastanza scontata, dal momento che sono stati bannati anche termini riguardanti la stessa “categoria”( #sex, #sexy, #underwear, #naked, per fare degli esempi). La spiegazione? Non c’è, almeno per ora.

Stop hashtag Instagram

Nella “blacklist” di Instagram, accanto a termini inneggianti nudità, razzismo ed azioni proibite, non potevano non finire anche le droghe. Tuttavia, se #weed (marijuana) è stato bannato, continuano a “resistere” i suoi simili: #instaweed, #weedstagram e #weedporn sono tra gli hashtag più utilizzati su Instagram, allora perchè bannarne solo uno ? Resta un mistero!
Chiudiamo questa breve riflessione con un’altra censura priva, apparentemente, di una spiegazione logica: Instagram ha bannato alcuni hashtag sulla carta innocui, come #iPhone, #Instagram, #Photography ed #iPhoneografy. Motivo? Si tratta di termini troppo generici, che dunque non sono utili per fornire una descrizione aggiuntiva ed esplicativa a ciò che fotografiamo. Sarà pure vero, ma non dovrebbero essere gli utenti a decidere dei contenuti online da diffondere in Rete?

Hashtag instagram

Insomma, alcune scelte di Instagram generano perplessità, questo non si può negare. Il principio seguito dall’azienda (e su cui, in certi casi, si sono basati anche Facebook e Twitter) è sicuramente virtuoso, in quanto tende alla moralità, ideale per limitare razzismo e sessismo. Eppure occorre non esagerare perchè, come già detto all’inizio, si rischia di limitare troppo uno strumento che rappresenta la libertà per antonomasia e che quindi, nel caso di scelte etiche, risulta facilmente giudicabile come bigotto, più che come pudico.
Morale della favola: secondo noi sarebbe più utile controllare i contenuti che vengono pubblicati, più che gli hashtag utilizzati: in fondo, se pubblichiamo e facciamo girare una foto senza veli in Rete e senza l’utilizzo di hashtag censurabili… cambia qualcosa? Ai social l’ardua sentenza.

Vuoi restare aggiornato sui social network e su tutte le loro novità? Sintonizzati sulla sezione “Social” del nostro blog e scopri cosa accade!:)

B.

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14/07/15 Social # , , , ,

Come impostare una strategia e-commerce su Facebook?

L’ e-commerce è sicuramente il trend del momento, e a dircelo non è soltanto Google: basta dare un’occhiata ai numeri associati a questo canale, in grado di rivoluzionare la shopping-experience di qualunque persona. Si pensi che in Italia, nell’ultimo anno, il 34% degli utenti ha effettuato almeno un ordine online, ed alla fine del 2015 la percentuale di crescita del settore sarà del 15% circa. Numeri sicuramente importanti per il nostro Paese, e che si moltiplicano in modo esponenziale se allarghiamo la riflessione oltre i confini (europei e non).

Che ci piaccia o no, quindi,  l’e-commerce è il futuro del commercio mondiale e questa ghiotta opportunità non poteva non essere colta dai social network. Infatti Facebook, Twitter e Pinterest hanno da qualche tempo introdotto il famoso (e chiacchieratissimo) tasto “Compra” all’interno di post ed inserzioni, con cui trasformarsi in efficaci piattaforme di e-commerce. Siamo dunque arrivati ai tempi dei cosiddetti social-commerce, con Facebook che, come da consuetudine, ha cercato di fare qualcosa in più degli altri. Questo significa che, accedendo sulla piattaforma firmata Zuckerberg, potrete non solo acquistare articoli di tutti i generi, ma addirittura sarà possibile vendere il proprio prodotto direttamente all’interno dei Gruppi, selezionando la funzione “Vendi” al momento della creazione di un post.

Capirete quindi che, chi possiede un sito di e-commerce, trarrà notevoli vantaggi dal suo accesso su Facebook, godendo della possibilità di ottenere la massima visibilità… coi minimi sforzi.

Occhio però: gli strumenti e le funzioni man mano introdotte da Facebook non porteranno ad un magico aumento di guadagni e vendite, non vi renderanno ricchi da un giorno all’altro: occorre sempre e comunque adottare una strategia coerente e chiara, che aumenti la vostra brand awareness e vi permetta di emergere di fronte a tutti gli altri competitor, perché chi non vi conosce difficilmente vi troverà, siatene consapevoli!

Eccoci dunque a fornirvi qualche consiglio per adottare la miglior strategia e-commerce possibile, focalizzando l’attenzione su Facebook e le sue nuove funzioni.

1) Targettizzate il vostro pubblico in modo capillare. Facebook Ads mette a disposizione la funzione di retargeting con cui, tramite un pixel di monitoraggio, è possibile segmentare il proprio pubblico in base agli interessi. Per esempio, il vostro e-commerce vende gonne ed accessori da donna? Ecco che quindi le vostre inserzioni, (quasi) come per magia saranno visibili a tutte le donne che cercano spesso prodotti di questo tipo. Impostare la funzione di retargeting è facile, basta solo recarsi nella sezione Ads di Facebook e seguire le istruzioni.

2) Puntate alle conversioni e monitoratele. Per conversione intendiamo un’azione specifica che il cliente/utente va a compiere nel nostro portale e-commerce, come ad esempio l’aggiunta di un prodotto nel carrello oppure l’acquisto di un articolo. Se vuoi incrementare le conversioni, scegli di avviare una campagna Ads mirata a questo obiettivo (Facebook vi dedica una tipologia di campagna apposita) e monitorane i risultati: solo così ci renderemo conto della reale visibilità di cui godiamo e potremo impostare inserzioni sempre più efficaci, facendo sì che anche la pubblicità risulti ottimizzata per quella data azione.

3) Utilizzate il “must” del momento, i video. Oggi sono 3 miliardi al mondo le visualizzazioni video giornaliere su Facebook e più di 100 mln i native video caricati sulla piattaforma. Buttatevi quindi nella mischia: un buon video, anche se breve, coinvolgerà il vostro target in modo creativo.

4) Controllate e monitorate tutti i risultati ottenuti: Facebook mette a disposizione di ogni Pagina la comoda sezione “Insights”, con cui controllare sempre le proprio statistiche su inserzioni, post e quant’altro. Lo stesso vale per i video, con la sezione “Analytics” che fornisce l’effettivo impatto della propria campagna ADV sul business cialis online overnight delivery. Il controllo è potere!

Vi lasciamo ricordandovi che Bulsara Adv possiede una piattaforma e-commerce e può, inoltre, aiutarti ad aprirne una tua professionale e funzionale all’aumento della tua brand awareness su social network e motori di ricerca. Contattaci e ti sveleremo i segreti con cui conquistare il mondo…dell’e-commerce! 🙂
B.

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