• 28/10/15 Digital # , , , ,

    Come cambia il marketing con l’avvento dei social network?

    Marketing, comunicazione digitale, social network: chi, al giorno d’oggi, conosce le nuove dinamiche del web ed ama “perdersi” nei meandri della nuova comunicazione 2.0, conoscerà perfettamente il forte grado d’interconnessione tra gli elementi in questione.
    Ciò che però, forse, appare meno chiaro, è l’importanza che assume il cosiddetto unconventional marketing ai tempi dei social network.

    Eh già, il fascino di un messaggio non convenzionale, alternativo e possibilmente innovativo arreca un notevole vantaggio per  le aziende.

    Con l’unconventional marketing, infatti, possono finalmente concentrare sforzi e risorse sfruttando mezzi e strumenti di comunicazione insoliti, rendendo di più e massimizzando il ritorno sull’investimento fatto. Allo stesso modo, i loro clienti-utenti sono inconsciamente più disposti a farsi “catturare” da campagne di comunicazione accattivanti, originali ed in grado di renderti curioso sul messaggio che si vuol diffondere.

    Ecco che quindi, ai tempi dei social network, sono le aziende ad andare incontro al cliente, “sposando” le tendenze digitali del momento e concentrandosi più su “brand reputation”, “engagement” e “viralità”piuttosto che su “produzioni”, “audience” e diagrammi di flusso.

    Ma come si attua una campagna di marketing non convenzionale?

    Brand Reputation social network

    Beh, conviene subito ribadire che i social network non sono chiamati in ballo casualmente in questa riflessione. Facebook, Instagram e Twitter (per citare solo i social network più conosciuti e frequentati) diventano i luoghi virtuali ideali dove trasmettere il nostro messaggio in modo non convenzionale, profilando il nostro pubblico di riferimento e creando un target ben preciso a cui indirizzarlo. Sarà poi quello stesso pubblico ad “aiutare” la brand reputation dell’azienda, parlando e scambiandosi consigli  tramite il cosiddetto WOM (word of mouth), quel passaparola massiccio in grado di far acquisire notorietà a determinati prodotti e servizi.

    Ma oltre che WOM, unconventional marketing vuol dire anche “viral marketing” (le campagne in grado di diffondersi spontaneamente tra le persone come un virus, appunto), “guerrilla marketing” (le campagne costruite a basso costo e con strumenti aggressivi ed in grado di far leva sull’emotività degli utenti) ed “ambient marketing” (con cui sfruttare i luoghi d’aggregazione per inviare messaggi precisi tramite mirati interventi pubblicitari).

    Viralità social network

    Se si comprende il potenziale di tutto ciò che abbiamo detto sinora, sarà facile comprendere anche il perché investire in campagne di questo tipo convenga non solo alle aziende, ma anche e soprattutto a realtà meno strutturate, in fase di startup. Infatti le future aziende del web si configurano inizialmente come realtà piccole e con poco budget da indirizzare verso campagne di promozione. E’ quindi qua che l’unconventional va incontro alle loro esigenze: investire nella propria brand awareness rivolgendosi ad un target ben definito e riducendo al minimo i costi iniziali.

    Fare marketing non convenzionale, in definitiva, conviene proprio a tutti, resta a voi scegliere quale tecnica utilizzare per entrare nel flusso di navigazione degli utenti, puntando a restarci per un bel po’ di tempo.

    B.

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  • 21/10/15 Digital # , , , ,

    Vip e startup: chi c’ha preso e chi no

    Noi siamo pazzi di loro, loro sono pazzi di startup. Stiamo parlando dei vip di Hollywood, di attori, attrici e cantanti che, essendo appassionati di tecnologia o, magari, non avendo problemi di portafoglio, decidono di investire nelle startup. Questo è il nuovo trend dello star system hollywoodiano, dal momento che sono sempre di più i personaggi famosi che scommettono su un’impresa innovativa o una piattaforma che ritengono interessante e decidono d’investirci, anche se non sempre questo investimento si tramuta in un successo… ma non sarà certo questo a mandarli sul lastrico!
    L’ultimo esempio è quello del cantante Snoop Dog il quale, nel corso dell’ultima edizione del TechCrunch Disrupt di San Francisco, ha lanciato la nuova piattaforma editoriale “Merry Jane”, il social network pensato, sviluppato e finanziato dal rapper per “mettere in evidenza l’uso felice della marijuana e far fare outing alle persone sul utilizzo del fumo”.

    snoop dog startup

    Se Snoop Dog s’è dilettato ad investire su una piattaforma innovativa e mai vista prima, altri personaggi illustri, come già detto, si sono invece dedicati ad investire in startup già esistenti. Noi oggi ci concentriamo proprio su questi venture capitalist inaspettati, anche se occorre specificare che gli investimenti effettuati da protagonisti del mondo dello spettacolo nel corso degli anni sono stati tanti e qui raccoglieremo solamente i casi più famosi, scoprendo chi ha avuto successo e chi, invece, ha fallito, ricominciando forse a dedicarsi ai soli film o ai tormentoni sonori dell’estate.

    Ecco dunque le 6 storie ma prima di leggere i risultati, che trovi in fondo all’articolo, prova ad indovinare chi è andato bene e chi male… non cercare su Google che ce ne accorgiamo! 🙂

    • Lady Gaga: nel 2011 la reginetta del pop ha investito una cifra importante nella startup Backplane che aveva l’obiettivo di rivoluzionare i social media. La creazione di questa piattaforma, infatti, era finalizzata all’incremento della socializzazione e comunicazione delle comunità online dei fans, dalla musica allo sport.
    startup lady gaga
    • Kanye West: il musicista statunitense, proprio assieme a Lady Gaga, ha fondato nel 2012 la startup musicale Turntable.fm,investendoci oltre 7 milioni di dollari. La piattaforma consente di condividere ed ascoltare e condividere musica online.
    west startup
    • Justin Bieber: abbiamo già parlato in un altro post della startup Shots, la piattaforma dove gli iscritti comunicano solo ed esclusivamente tramite selfie e su cui il cantante canadese ha co-investito una cifra importante.
    shots startup
    • Will Smith: l’attore afroamericano ha finanziato, nel 2012, la startup Viddy, con cui girare e condividere video di 15 secondi.
    startup viddy
    • Leonardo Di Caprio: ha investito assieme a Lance Armstrong nella startup israeliana Mobli,piattaforma social specializzata in foto e video. Mentre l’investimento dell’ex ciclista è abbastanza recente, l’attore americano aveva creduto in Mobli già nel 2011, anno di lancio della startup, durante il quale Di Caprio investì oltre 4 milioni di dollari (merito, per caso, dell’allora fidanzata israeliana Ber Rafaeli?).
    mobli startup

    RISULTATI

    • Backplane-Lady Gaga: Backplane ha fallito miseramente i suoi obiettivi, non riuscendo mai a decollare a causa (pare) di una cattiva gestione della piattaforma. Successivamente ha assunto il nome Place,utilizzata per la creazione di social network a tema in cui, però, non è ben chiaro il ruolo (ed il peso economico) di Lady Gaga.
    startup gaga
    • Turntable.fm-Kanye West/Lady Gaga: un successone. Infatti Turntable.fm, almeno all’inizio,ha raggiunto in breve tempo 600 mila utenti registrati! Ora come ora la piattaforma musicale è in cerca di una nuova identità, ma continua a sopravvivere.
    mad startup
    • Shots-Bibier: la startup è stata accolta con successo dagli utenti e conta tuttora moltissimi iscritti. Di recente, inoltre, questa piattaforma “selfica” ha ottenuto altri 4 milioni di dollari e, anche se non capiamo l’utilità di una piattafoma di questo tipo, dobbiamo comunque complimentarci con Justin Bieber per aver fiutato l’affare!
    shots startup1
    • Viddy-Will Smith: Accolta sotto i migliori auspici, Viddy ha visto pian piano scemare l’interesse degli utenti e, con esso, anche l’investimento di Will Smith. Provaci ancora, Will!
    startup smith
    • Mobli-Di Caprio: la startup non è ancora fallita, eppure conquistare il mercato delle app per smartphone non è facile per nessuno, riuscirà a resistere sotto i colpi di Instagram e degli altri competitor?
    di caprio startup

    Ah.. quasi dimenticavamo un vero veterano in fatto di startup! Ashton Kutcher, infatti, ha investito in oltre 70 startup, prime tra tutte Airbnb e Skype. Se questi appena nominati sono esempi di investimenti andati benissimo, lo stesso non si può dire di altre aziende, come la community per amanti della moda Fashism, miseramente fallita assieme ad altre imprese innovative.
    Fallimento o no, Kutcher resta il re delle startup e, data l’impossibilità di tenere il conto di quanti investimenti ha effettuato l’ex toy-boy di Demi Moore, per noi il suo ruolo di venture capitalist sarà sempre un successo… ahh, il potere dei soldi!

    B.

    Startup vip

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  • 14/10/15 Social # , ,

    Facebook evolution: le 5 novità più criticate

    Facebook è come un uovo di Pasqua per tutti i suoi utenti: ogni giorno lo “scarti” e trovi una sorpresa: Mark Zuckerberg ha abituato così i suoi iscritti, quindi qualsiasi momento diventa buono per introdurre su Facebook delle nuove funzioni oppure migliorare quelle già esistenti. Ad esempio, l’ultima novità del social network più popolato del mondo riguarda l’introduzione del video profilo, ossia la possibilità di impostare come immagine del profilo un mini video di pochi secondi con cui rendere ancora più interattiva e dinamica la propria pagina personale.

    Facebook video profile

    Dunque, tra una novità e l’altra, Facebook ha subìto un’evoluzione profonda e costante sin dal suo lancio nel 2004, ma non sempre le sue “pensate” sono piaciute agli iscritti, anzi. Qualunque cosa faccia, è certo che di Facebook si parla sempre, anche le poche volte in cui ci lascia perplessi… eppure il timore di perdere iscritti avrà disturbato il sogno di papà Zuckerberg in più di un’occasione!

    A tal proposito, sul nostro blog abbiamo scovato le 5 novità di Facebook che, una volta introdotte, hanno fatto scoppiare il classico polverone sul web, rimpolpando la schiera degli haters del social network e costringendo l’azienda a rivedere qualcosa per evitare di perdere iscritti e web appeal. Di seguito trovate l’elenco delle novità “incriminate”, dalla più vecchia sino alla più recente, tutte diverse ma con un unico fattore in comune: WOM!

    • Tag suggestion: ormai se non sei taggato su Facebook non sei nessuno, eppure questa funzione, al momento dell’uscita nel 2010, destò tante perplessità tra gli iscritti. Motivo? L’idea di poter essere taggati da amici, e quindi di essere sottoposti a riconoscimento facciale, faceva pensare ad un’invasione della privacy troppo evidente per passare inosservata. Tutti sappiamo poi come è andata a finire: su Facebook, tuttora, è impossibile proibire il tag personale da parte di amici, eppure l’utente si può “difendere” filtrandoli e nascondendo quelli che non vuole appaiano sul proprio profilo. Meglio di niente!
    Tag Facebook
    • Restyling della pagina personale: è’ il dicembre 2010 quando Facebook introduce il primo, importante restyling della piattaforma, in grado di cambiare radicalmente la pagina personale di ogni iscritto, ora “condita” da informazioni personali, foto e tante nuove funzioni. Anche in questo caso, il popolo del web gradì “a metà” le novità introdotte da Zuckerberg, accusato di favorire la circolazione di troppi dati personali e di aver stravolto graficamente (ed in peggio) la pagina di presentazione degli utenti. Anche in questo caso, però, è bastata qualche settimana per far sbollire la rabbia, ed oggi di certo non riusciamo neanche più ad immaginare un Facebook versione “povera” come alle origini!
    Facebook 2010
    • Autoplay per i video: risale all’anno scorso la scelta di Facebook di impostare l’autoplay per i video, funzione tramite cui far partire automaticamente un qualunque contenuto video postato dagli amici. Ora come ora nessuno fa più caso a questo aspetto eppure, al momento della sua introduzione nelle opzioni di base della piattaforma, gli utenti sono rimasti perplessi, specie perchè la navigazione da mobile cresceva vertiginosamente ed era quindi ritenuto ingiusto dover consumare i giga mensili senza voler visionare obbligatoriamente un contenuto. Come già detto, l’autoplay è ormai divenuto consuetudine su Facebook, eppure l’azienda s’è comunque tutelata introducendo la possibilità di disabilitare questa funzione da smartphone… anche in questo caso è arrivato il lieto fine!
    Autoplay Facebook
    • Alert per i video violenti: dopo aver emesso, nel maggio 2013, il divieto di pubblicare video violenti sulla piattaforma, Facebook s’è reso protagonista di un chiacchierato dietrofront nel maggio dello stesso anno, aprendo invece alla possibilità di condividere video offensivi senza alcun tipo di censura o restrizione in base all’età. La notizia ha prontamente causato tantissime lamentele, portando quindi Facebook ad introdurre, nel gennaio 2015, il cosiddetto alert per i video violenti, ossia degli avvisi su quei video che mostrano contenuti in grado di “scioccare, sconvolgere o offendere” gli utenti. L’alert compare sul video incriminato fino a quando questi non viene cliccato, ma ciò basterà ad evitare la visione di questi contenuti da parte di minorenni?
    alert Facebook
    • Internet.org: si tratta del servizio di Facebook lanciato due anni fa e che mira a portare una connessione ad internet gratuita in tutti quei Paesi in via di sviluppo che non possono permettersela o non sanno cosa sia. Nulla di più nobile, se non fosse che Internet.org rendeva fruibili contenuti agli utenti in modo limitato, in virtù del fatto che per questo servizio era prevista la presenza di notizie e contenuti riguardanti esclusivamente alcune delle aziende con cui Facebook aveva degli accordi commerciali. Ciò ha dato il via a numerose critiche, dal momento che il servizio è stato accusato di violare la Net Neutrality, l’unica “legge” veramente valida nel Web.
      L’idea che fosse un’azienda (Facebook) a scegliere quali contenuti rendere fruibili per il consumatore era ritenuta inconcepibile, così com’era inconcepibile il fatto che tali limitazioni non consentissero ai nuovi utenti di capire cosa fosse davvero Internet nella sua interezza. Parliamo al passato perché Facebook ha provveduto, proprio pochi giorni fa, a rinominare il servizio, chiamandolo Free Basics, e a rendere illimitati i contenuti fruibili dagli internauti dei Paesi coinvolti. Voto al team Facebook in problem solving: 9+ !
    free basics Facebook

    Continua a seguirci sul nostro blog, ogni settimana vi sveleremo curiosità e novità dal favoloso mondo dei social network… e non solo! 🙂

    B.

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  • 07/10/15 Digital # , , ,

    Le 4 startup più strane del momento

    E’ da tempo che ormai assistiamo al proliferare, in giro per il mondo, di imprese innovative universalmente conosciute sotto il nome di startup, che si propongono di rispondere in modo originale alle diverse esigenze degli utenti. Le possiamo trovare ormai ovunque e, tra queste, ne abbiamo scovate alcune che in quanto a stranezza e singolarità non scherzano proprio.
    Sia ben chiaro: questo è il ragionamento alla base di qualunque progetto vincente, dal momento che creatività ed un pizzico di genialità sono le ricette (non troppo segrete) per creare startup di successo. Tuttavia alcuni founder si sono spinti ben oltre il semplice concetto di innovazione, dando vita a piattaforme che permettono di offrire esperienze veramente pazzesche, quasi al limite del reale. Non si tratta di servizi di car sharing, di piattaforme dove trovare l’anima gemella o con cui ordinare comodamente una cena etiope take away utilizzando smartphone o tablet: le startup più strane di cui parleremo oggi rispondono ad esigenze che, delle volte, gli utenti non sanno neanche di avere, ed è forse proprio questo il segreto del loro successo, almeno sinora.

    GreenBits startup

    Ne abbiamo raccolte 4 che, siamo sicuri, vi lasceranno a bocca aperta, fosse solo per le finalità per cui sono state create, come la comunicazione via selfie o la creazione di un avatar autonomo dopo la morte (potete grattarvi se volete)… chissà, magari dopo aver letto questo post avrete trovato la startup che state sognando da parecchie notti… e, il giorno dell’IPO, noi saremo felici per voi!

    Ecco quindi i “fantastici 4” dell’imprenditoria innovativa, le startup più strane del momento: le elenchiamo in ordine crescente, da quella meno singolare di tutte alla più strana e perversa… vediamo se siete d’accordo!

    • GreenBits: Dati i tempi che corrono, con un sacco di Stati pronti ad aprire alla legalizzazione della cannabis, vedere la prima startup sul commercio di marijuana era solo questione di tempo, e l’attesa ha soddisfatto tutti i consumatori. La tecnologia applicata alla cannabis è la nuova idea lanciata negli States da Ben Curren, che ha dato vita alla piattaforma GreenBits. Questo nuovo software è un programma gestionale che mette in contatto i commercianti che vendono marijuana con i clienti che l’acquistano, e non per forza a fini terapeutici. Inutile sottolineare la portata di questa startup, lanciata strategicamente negli States in un periodo in cui, sotto questo punto di vista, stiamo assistendo ad una rivoluzione culturale (sono infatti 4 gli stati che hanno legalizzato la cannabis e molti, pare, sono pronti a seguirli). Sicuramente questa tecnologia non sarà considerata così strana da qualcuno, eppure la trovata è epocale, specie se consideriamo la mentalità proibizionista che caratterizza moltissimi governi nel mondo. Siamo solo all’inizio? Noi scommettiamo di si!
    GreenBits startup 2
    • Shots: Un’altra startup strana (per usare un eufemismo) è quella finanziata da Justin Bieber… sì proprio il cantante pop che fa sciogliere le adolescenti di mezzo mondo. Ma se non risulta strano che un vip investa in una startup, risulta invece strano il funzionamento di Shots: niente video o registrazioni, se vuoi utilizzare quest’app occorre scattarsi selfie su selfie. Eh già, è proprio il linguaggio “selfico” quello con cui comunicare agli utenti amici cosa si fa, cosa si pensa o che programmi si hanno. Ma non solo: è vietato caricare foto prendendole dalla libreria del proprio smartphone, occorre postare foto fresche, appena fatte. Shots vi ha conquistati? Bene, sappiate che è disponibile sia per iOS che per Android!
    Shots startup
    • Eter9: Avete presente il contatto erede di Facebook, ovvero quel contatto che, in caso di morte, prenderà in mano il nostro account personale? Bene, Eter9 è andato molto oltre. Infatti, chiunque si iscrive a questa piattaforma, potrà essere trasformato in Intelligenza Artificiale Immortale, dal momento che uno speciale algoritmo all’interno del social network “catturerà” tutte le nostre abitudini online, imparando quindi a pubblicare a nostro nome anche dopo la morte! Abbastanza inquietante, non trovate? Il “matto” di turno è lo startupper portoghese Henrique Jorge e la sua creatura è ancora in fase Beta, anche se già 5,000 persone hanno deciso di provarla… eh già, è proprio vero che tutti vorremmo essere immortali!
    eter9 startup
    • I Just Made Love: dulcis in fundo, ecco un capolavoro di “pazziamai visto prima, almeno a nostro avviso, nel mondo di startup e social network. Accedendo a questa piattaforma, in pratica, sarà possibile urlare al mondo la propria soddisfazione (o delusione) per il rapporto sessuale appena consumato, in via totalmente anonima. Vuoi rendere note le posizioni assunte durante il rapporto? Vuoi far sapere se hai fatto o meno sesso protetto? Vuoi geolocalizzare esattamente il luogo dove hai reso felice il/la partner? Nessun problema: accomodati su questa speciale piattaforma, la cui icona (molto loquace) è rappresentata da due coniglietti in posa osè. Ah, quasi dimenticavo: si può anche aggiungere un commento alla propria performance sessuale… ora che avete saputo quest’ultimo particolare desiderate per caso iscrivervi?
    love startup

    A proposito di startup: lo sai che alcune imprese innovative hanno una storia assurda alle spalle oppure nascono da un episodio singolare accaduto ai propri founder? Se vuoi sapere di cosa stiamo parlando, clicca qui… buona lettura! 🙂

    B.

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  • 30/09/15 Digital

    Crisis management: i 4 casi più spinosi sui social

    Il crisis management sui social network è ormai pane quotidiano per tutti quei brand che, per una frase sbagliata o un episodio negativo di cui si son resi protagonisti, si ritrovano a dover gestire questa situazione sui propri canali online. Inutile ribadire che, se un’azienda si rende protagonista in negativo nella vita reale, in quella virtuale si metterà in moto nei suoi confronti una macchina del fango senza precedenti, scatenata dai fan delusi da quanto accaduto e quindi inquieti e pronti a “smontare” il brand coinvolto.
    Il caso #Volkswagen è l’esempio perfetto di quanto appena detto: l’azienda tedesca ha (ed avrà) le sue belle grane da risolvere dopo lo scandalo “emissioni”, una macchia nera sul passato, sul presente e, forse, sul futuro del brand tedesco, resa ancor più torbida dalle reazioni all’episodio scatenatesi sul Web.

    crisis management WS

    Conosciamo bene la Rete e siamo pronti a scommettere che, tra qualche giorno, il risalto mediatico del caso Volkswagen probabilmente si sgonfierà, non senza strascichi. Infatti l’azienda di Wolfsburg è soltanto l’ultima ad aver fatto crisis management sui social network e si aggiunge ad una ben più lunga lista di brand che si son dovuti rimboccare le maniche e calmare le acque ricorrendo a specifiche strategie sulla propria Fan Page ufficiale Facebook o sul profilo Twitter. Il compito è arduo, i social network sono giudici severissimi ed incorruttibili e non sempre le aziende coinvolte nella gestione della crisi social sono riuscite ad uscirne bene.

    A questo proposito, abbiamo raccolto i 4 casi più spinosi in cui un brand è andato in crisi e la sua web reputation è vacillata, costringendo i social media manager di turno a manovre di emergenza in pieno stile “Titanic”… vediamo com’è andata!

    • Caso Barilla: galeotta fu la frase “Non faremo pubblicità con omosessuali, perchè a noi piacciono le famiglie tradizionali” pronunciata da Guido Barilla nel corso di un’intervista radiofonica nel 2013. Queste parole hanno scatenato immediatamente un WOM massiccio su tutti i social network, con l’hashtag #boicottabarilla che è divenuto virale in poche ore. Come ha gestito la crisi Barilla? A nostro avviso, malissimo: per il primo giorno, infatti, il brand ha preferito tacere sui suoi profili social ufficiali. Risultato: la protesta ha superato i confini italiani ed i fan sono letteralmente impazziti, un vero invito a nozze per i competitor diretti del marchio italiano, pronti ad annunciarsi gay-friendly in men che non si dica.

    Il comunicato stampa ufficiale di Barilla è poi arrivato ad oltre 24 ore di distanza dalle dichiarazioni incriminate, una tempistica discutibile e che ha solo favorito una gigantesca mole di insulti e sfottò. Crisis management sbagliato o strategia studiata a pennello? Non è dato sapersi, mentre sappiamo per certo che qualcuno non compra più pasta Barilla;

    crisis management Barilla
    • Caso Costa Crociere: l’orrore della Costa Concordia aleggia ancora tra tutti noi, con quel disgraziato inchino del Giglio che nessuno, purtroppo, potrà mai dimenticare. La tragedia ha segnato tutto il 2012, eppure pensiamo che Costa Crociere abbia affrontato con coraggio il crisis management che, naturalmente, è derivato dall’episodio. A poche ore dall’accaduto, ed in tempi ristrettissimi, Costa Crociere ha utilizzato i social media come amplificatori per i tradizionali comunicati stampi di rito. Nulla di eccezionale, se non fosse che sul profilo Twitter dell’azienda è stato immediatamente reso reperibile il numero verde aziendale utile per avere informazioni, mentre su Youtube sono stati nascosti i video caricati sul canale ufficiale per far spazio alle dichiarazioni di cordoglio fatte in sede di conferenza stampa. In ultimo, sulla pagina ufficiale Facebook dell’azienda sono state cambiate le immagini di copertina, sostituendo le rappresentazioni di gioia tipiche di una crociera con la foto di un mare calmo, segno di lutto. Niente e nessuno potrà riportare indietro le vittime della Costa Concordia, eppure è apprezzabile la gestione della crisi da parte di Costa Crociere, specie considerando i tempi d’azione così stretti.
    Crisis management CC

    Caso RTL 102.5: Anche la famosa radio italiana ha avuto il suo momento di crisi, e possiamo dire che non ne è uscita da “signora”. Il fatto risale al 2012, quando Rtl102.5 sponsorizzò, sulla sua pagina ufficiale Facebook, un prodotto GoldenPoint, all’epoca sotto tiro per la delocalizzazione del lavoro in Serbia ed il conseguente licenziamento di tantissimi operai, soprattutto donne. Ciò che però causò molta irritazione sui social non fu tanto la questione “licenziamenti di connazionali”, quanto la censura da parte di RTL ai commenti negativi degli utenti alle foto in questione, rimossi in continuazione.
    Questa gestione di crisi è di norma altamente sconsigliata a qualunque brand: mai zittire i social network.. è meglio affrontare la situazione in modo garbato e rispettoso. Non è un caso che moltissimi fan abbiano cliccato sul temuto tasto “Non mi piace più” a poche ore dall’accaduto, una lezione che RTL102,5 ricorderà e che ha indubbiamente meritato.

    crisis management rtl 102.5
    • Caso Burger King: Il caso Burger King scoppiato nel 2012 è un capolavoro di crisis management sui social network. All’epoca, infatti, iniziò a girare in Rete la foto di un dipendente Burger King che calpestava le ceste di lattuga con cui condire i panini. La foto, teoricamente, sarebbe dovuta essere di denuncia (così come lasciava intendere la dicitura “Questa è la lattuga che si mangia al Burger King” sotto la foto incriminata), ma ha finito per divenire letale per lo stesso impiegato. Infatti, sull’onda delle proteste che iniziarono a circolare sui social network, Burger King risolse il problema fulmineamente, dapprima individuando il ristorante, poi identificando il responsabile (subito licenziato assieme al suo superiore) e, cosa più importante, rispondendo singolarmente ad ogni fan/cliente con la condivisione delle azioni svolte dal brand americano per la sicurezza alimentare. Crisi risolta in 24 ore ed allarme “boicottaggio” rientrato. Complimenti! 🙂
    Crisis management BK

    A proposito di gestione della crisi e social network, lo sai quali sono i casi più criticati di sempre sui social e chi ne è protagonista? Scoprilo qui, buona lettura!

    B.

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  • 23/09/15 Social # , ,

    Social network: i 4 fatti più criticati di sempre

    I social network non perdonano mai chi commette una gaffe, chiedere ad Alice Sabatini per credere. La nuova Miss Italia 2015 è, in ordine cronologico, l’ultimo personaggio televisivo che ha visto polverizzarsi la sua nascente web reputation a causa dell’ormai noto, anzi famigerato, intervento nel corso della finale di Miss Italia 2015. Quell’esternazione sul sogno di rivivere l’anno 1942 per poter provare l’adrenalina (sì, proprio così) della II Guerra Mondiale, condita da un discutibile “Tanto sono donna, non avrei avuto l’obbligo della leva militare” non è proprio piaciuta alla Rete, con i cattivissimi haters dei social network pronti a sentenziare ed a condannare le parole della 18enne più bella d’Italia.

    In questo post non ci soffermeremo ad esprimere un giudizio sulla vicenda Miss Italia 2015, ma ci teniamo a sottolineare ancora una volta quanto valga la dura regola dei social network: chi sbaglia, paga e chi paga, il più delle volte, sarà costretto a convivere con una pioggia di critiche per molto tempo. Ironia, sfottò, parole pesanti, apostrofi non proprio da Galateo: la sentenza del social network può manifestarsi nei modi più disparati, ma il risultato sarà sempre lo stesso. La web reputation dell’”imputato” tremerà, e spetterà solo al buon senso di chi si becca la critica risolvere questa grana;

    Come già accennato, quello di Alice Sabatini è solo l’ultimo episodio di una serie di “casi” scoppiati sui social network per via di una vicenda o di un’esternazione fatta da un personaggio mediatico. Ed abbiamo allora pensato di raccogliere i 4 fatti più criticati di sempre sui social network, quelli che hanno scatenato il maggior numero di interazioni negative, creando attorno all’utente in questione un web sentiment tutt’altro che positivo… per usare un eufemismo. Vediamoli subito!

    • Justin Bieber ed il ritardo al concerto di Londra: Justin Bieber è stato criticato sui social molte volte, e per gli episodi più strani, eppure il ritardo di oltre due ore al concerto della O2 Arena di Londra nel marzo 2013 rimarrà per i suoi fan quello più grave. Infatti l’inizio del concerto, prima tappa del suo tour, era previsto per le 20.30, ma il buon Justin s’è presentato sul palco alle 22.40!

    Non è tardata ad arrivare la pioggia di critiche da parte dei presenti al concerto, e, considerata la bassa età media dei fan presenti a Londra (circa 16 anni), anche dei genitori, arrabbiati per questo irrispettoso ed intollerabile ritardo che ha costretto i ragazzi a fare le ore piccole. Ma non solo: c’è chi ha chiesto il rimborso del biglietto perché obbligato ad andar via (in lacrime!) prima della fine del concerto, per poter trovare la metro ancora aperta.

    Nei giorni seguenti, Justin Bieber ha utilizzato Twitter per scusarsi, eppure i motivi di tale ritardo restano tuttora ignoti. Che dire, data la tenera età del cantante canadese, nominato recentemente 5° uomo più odiato d’America, e del suo fandom, perché non proporre tappe pomeridiane per i suoi concerti?

    • Mario Balotelli e la risposta alle critiche dopo la FIFA World Cup 2014: da italiani, non abbiamo sicuramente un bel ricordo dei Mondiali di Calcio FIFA 2014, ma a far parlare sui social network non è stato solo il morso del “cannibale” Luis Suarez a Chiellini.. Nulla di sorprendente se conosci Mario Balotelli, uno che i social li usa anche per istigare e, soprattutto, per rispondere alle critiche in modo spesso velenoso. A questo proposito, resterà nella storia dei “social trend” firmati Balo la risposta data sul suo profilo Twitter a tutti coloro che lo accusavano di scarso impegno, invitandolo perfino a dimezzarsi lo stipendio. La risposta integrale del calciatore la potete leggere qui sotto, ma la frase “I fratelli africani non mi avrebbero scaricato” resta memorabile: eccessivo vittimismo o, almeno in questo caso, risposta “al veleno” consona?
    • Arisa e le critiche al nuovo taglio di capelli: questo episodio squisitamente made in Italy ha per protagonista la social victim Arisa, ricoperta di critiche e forme di ironia non sempre sottili per il nuovo e drastico cambio di look sfoggiato sulle sue pagine social. Il fatto risale a pochi mesi fa, con l’ex giudice di X-Factor Italia che ha deciso di chiedere un parere ai suoi fan sul nuovo taglio di capelli, corto, da maschietto. Le reazioni sui social network non si sono fatte attendere, con la cantante che è stata apostrofata con commenti non troppo delicati e paragoni non proprio degni di lode (il Pinguino o il Joker, personaggi di “Batman”, per esempio). La cantante ha poi cercato di calmare le acque rispondendo a modo e con la sua solita ironia, ma la mole di critiche ricevute è sicuramente epica, specie considerando che si tratta di un semplice taglio di capelli e che, stando ai rumors, la cantante è fuggita in Turchia qualche giorno dopo il “fattaccio per riflettere su quanto accaduto (o, magari, per la vergogna!)

    Diamo un consiglio alla buona Arisa.. la prossima volta potrebbe essere meglio chiedere un parere su un testo di una canzone!

    Kim Kardashian e la pubblicazione del libro “Selfish”: “Ma cosa combini, Kim?!”, verrebbe da chiedere a Kim Kardashian, autrice del criticatissimo libro “Selfish”, una raccolta di tutti i selfie dell’attrice scattati nell’arco di nove anni. Il selfie, già di suo, è uno di quei web trend che la gente non sopporta più… cosa si può pensare allora di un libro che contiene solo questo tipo di scatti?

    “Spazzatura, futile, vacua, inutile, un’offesa alla letteratura” … queste sono solo alcune delle espressioni utilizzate per commentare “Selfish” sui social network, ma vi possiamo assicurare che il leitmotiv innescato sul Web è stato degno della più severa censura. In questo caso, però, c’è poco da giustificarsi o giustificare, per cui non possiamo che richiederci: “Kim, cosa combini?!”

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    B.

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    alert("L\'email non è corretta");
    return false;
    }
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  • 16/09/15 Marketing # , , , ,

    Marketing Virale: le 4 migliori campagne di sensibilizzazione sui social

    Il marketing virale, spesso, va di pari passo con la sensibilizzazione. Da quando esistono i social network, infatti, quante volte vi è capitato di vedere in bacheca un hashtag, un’immagine oppure un video condiviso simultaneamente da molti dei vostri amici? Credo parecchie – e non si è trattato certo di una coincidenza o di un’epidemia improvvisa – piuttosto vi potreste essere trovati nel pieno del word of mouth generato da una campagna di sensibilizzazione.

    Il Marketing virale è proprio questo: generare un passaparola massiccio attorno ad una certa tematica (commerciale e non, come in questo caso) e farla diffondere come fosse un virus, destando curiosità e svelando il suo fine solo in un secondo momento.
    Se siamo di fronte ad una problematica sociale, quindi, capirete quanto Facebook, Twitter e gli altri social diventino armi potenti, in grado di attirare l’attenzione e smuovere gli animi.

    wom marketing virale

    Nel corso degli anni, sono state tantissime le campagne di marketing virale lanciate sui social a scopo benefico, ed in certi casi i risultati sono stati veramente sbalorditivi. In altri, invece, non sono mancate critiche per quelle iniziative ritenute eccessive, anche se, c’è da dirlo, per scuotere gli animi e far muovere qualcosa, un po’ eccessivi occorre esserlo… è il tam tam della Rete che ce lo impone!

    Che siano state criticate o meno, noi abbiamo individuato 4 campagne di marketing virale che ci hanno colpito e che riteniamo geniali, sia per come hanno provveduto al veicolo del messaggio che per i risultati ottenuti in termini di engagement e risposta degli utenti. Ve le elenchiamo di seguito, sperando non solo di farvi passare qualche minuto di svago, ma anche di farvi riflettere sul significato celato dietro a ciascuna iniziativa.

    • #IceBucketChallenge: E’ una delle campagne virali più recenti, ma siamo sicuri che la gente se la ricorderà per molti anni. L’Ice Bucket Challenge è l’iniziativa benefica promossa dall’ALS Association nell’estate 2014 e finalizzata alla sensibilizzazione sulla SLA, la sclerosi laterale amiotrofica. Obiettivo della campagna è stato quello di sensibilizzare il mondo intero e cercare fondi per la prevenzione e la cura di questa patologia. Come fare? Semplice: bisognava girare un video mentre ci si faceva buttare addosso un secchio di acqua gelata, nominando contemporaneamente qualcun altro che avrebbe dovuto successivamente prender parte all’iniziativa. Vip, politici, sportivi e gente comune: come potete vedere nel video qui sotto, tutti, ma proprio tutti hanno partecipato all’Ice Bucket Challenge, con l’hashtag #IceBucketChallenge che ha avuto milioni di condivisioni su tutti i social network. Chapeau quindi ai suoi creatori, una doccia gelata non ha mai fatto così bene!
    • #Fatevedereletette: Il titolo di questa campagna di marketing virale è sicuramente provocatorio, un qualcosa di apparentemente poco serio che, però, celava una tematica tutt’altro che goliardica: la prevenzione del tumore al seno. L’iniziativa è stata resa virale sui social network da settembre dello scorso anno, e tantissime donne hanno deciso spontaneamente di parteciparvi. Come sensibilizzare sulla prevenzione del tumore al seno? Scrivendo sulla parte alta del décolleté la parola prevenzione (con un rossetto o magari una matita) e postando poi la foto sui social network con hashtag #FateVedereleTette. Sebbene l’iniziativa abbia visto la partecipazione di migliaia di volontarie (la pagina Facebook ufficiale conta oltre 2000 “Like”), non sono mancate le solite critiche alla campagna, ritenuta sconcia e fuori luogo. Tuttavia, chi utilizza i social network in modo massiccio, sarà d’accordo con noi: sono questi i contenuti per cui provare vergogna? Noi pensiamo di no.
    marketing virale campagna
    • #Gaypropaganda: Le Olimpiadi di Sochi 2014 prima che sportive, sono state le Olimpiadi della contestazione. Infatti tutti conosciamo la vicenda della legge russa (passata alla Duma un anno prima dell’inizio della kermesse sportiva in questione) che vieta la propaganda dei rapporti sessuali “non tradizionali” tra i minori e l’equiparazione delle relazioni coniugali degli eterosessuali con le relazioni delle persone dello stesso sesso.
      E proprio l’occasione offerta dalle Olimpiadi s’è rivelata ideale per lanciare un segnale di protesta simbolica e solidarizzare con la comunità gay LGBT russa. In particolare, #GayPropaganda è il progetto lanciato dalle due pop star Madonna e Katy Perry che, tramite il social media Art for Freedom, hanno pubblicato ed invitato a pubblicare video, foto, racconti ed altri contenuti legati al tema della propaganda gay. Il passaggio da Art for Freedom a Facebook e Twitter è stato poi rapido ed automatico, con un bacino d’utenza spropositato a sostenere la causa. Una cura sana e virale per una malattia che però, in realtà, non esiste. Putin e gli omofobi non ce ne vogliano.
    gaypropaganda marketing virale
    • #TheDress: Avete presente quell’incredibile grattacapo del vestito Roman Originals che qualcuno vede di un colore e qualcuno di un altro? Difficile non ricordarlo, dato che fino a qualche mese fa questo post/esperimento circolava sui social network alla velocità della luce. Se ne sono accorti anche in Sud Africa, con il Movimento Internazionale Evangelico The Salvation Army che ha ben pensato di sfruttare la viralità del celebre vestito per sensibilizzare sulla violenza domestica. Ecco che è quindi nata la campagna #TheDress, lanciata per mezzo di un tweet con una foto in cui era presente una donna col famoso vestito addosso. Ad attirare l’attenzione erano però i lividi e le ferite sul volto e sul corpo della donna, con la dicitura “Perché è così difficile vedere nero o blu? Una donna su sei è vittima di abusi” a far riflettere sul significato del messaggio. La pungente foto ha raccolto migliaia di consensi, specie su Twitter. The power of viral!

     

    E tu? Hai mai pensato di creare una campagna di marketing da diffondere sui social e far diventare virale? Se cerchi consigli ed ispirazione, contattaci, aspettiamo di conoscerti!

    B.

    thedress marketing virale
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  • 11/09/15 Social # , , , ,

    4 storie assurde da cui sono nate startup mondiali

    Chi parla di idee innovative, parla di startup. Ma lo sapevate che molte delle aziende più note al mondo hanno storie assurde alle spalle? Mi spiego: siamo tutti d’accordo nell’affermare che un’idea di successo, in grado quindi di assicurare un business soddisfacente, dev’essere innovativa, eppure, il più delle volte, occorre anche un po’ di pazzia, intesa come quell’intuizione in grado di divenire col tempo l’arma in più di qualunque CEO. Ma non solo: qualche volta ad un’idea sulla carta non stupefacente corrisponde una storia assurda… un fatto impensabile che poi, però, finisce per cambiare la vita al suo protagonista.

    heart idea

    In questo post parliamo quindi di idee di successo singolari, idee che poi, per divenire note, sono state diffuse dai rispettivi founder in modo geniale. Tutto ciò ci insegna che un’idea su cui basare la propria impresa dev’essere innovativa ma anche fuori dagli schemi. Per farla divenire realtà, poi, basta crederci ed essere letteralmente disposti a tutto pur di farlo accadere. A dimostrazione di quello che abbiamo appena detto, parliamo oggi di 4 startup conosciute ormai a livello mondiale e che devono il loro successo ad un’idea geniale o ad un’azione singolare compiuta dai fondatori, a dimostrazione di come la fortuna aiuti gli audaci, eccome!

    • WhatsApp: Nel 2014 l’App di messaggistica istantanea più scaricata al mondo è stata venduta a Facebook per 19 miliardi di dollari ed il suo fondatore, Jan Koum, ha ricavato oltre 6 miliardi di dollari dall’operazione. Mica male per un ragazzo nato nelle zone povere di Kiev e che, sino a pochi anni fa, vagava per la California come emigrato in cerca di lavoro e di buoni alimentari con cui sfamarsi!
      Come avrete capito, Jan Koum ha una storia particolare alle sue spalle e la sua fortuna è stata proprio quella di interessarsi all’informatica da autodidatta. Infatti, giunto a Mountain View a soli 16 anni e sbarcato il lunario con impieghi poco gratificanti presso Ernst&Young e Yahoo, Koum ha frequentato un gruppo di hacker, imparando da sè il “computer networking” e dando vita alla famosa, geniale idea della svolta nel 2009. Acquistato un iPhone, infatti, il giovane programmatore si rese conto che l‘App Store, lanciato sette mesi prima, era in procinto di lanciare sul mercato le prime Applicazioni. Armandosi di coraggio, allora, Koum sfidò la sorte e cercò di “sfondare” creandosi un business tramite la creazione di un’App con cui aggiungere degli status accanto ai nomi delle persone registrate sulle rubriche degli iPhone (es: “Sono al cinema”, “Sto pranzando”, etc.). Da lì nacque WhatsApp, che nel giro di pochi mesi registrò 10.000 download al giorno. Quella che era un’App semplicissima alla base, diventò quindi una vera chat di messaggistica istantanea e senza confini, oltre che senza pubblicità (aspetto molto gradito dagli utenti ed altre grande intuizione del nostro Jan).
      50 miliardi di sms e 400 milioni di foto condivise ogni giorno sono i numeri del successo di Koum, con buona pace di chi c’ha provato prima di lui!
    Statistiche whatsapp
    • Airbnb: La startup che mette in contatto le persone che cercano alloggi in giro per il mondo con chi offre spazi da affittare è stata fondata nel 2008 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk.
      Più che quando, però, è interessante capire come sia nata Airbnb e, soprattutto, sia stata promossa l’idea. Nel 2007, in occasione di un importante evento americano, Chesky e Gebbia ebbero un’idea geniale per assicurarsi il pagamento dell’affitto del proprio loft: dato che la disponibilità nelle camere degli hotel era ormai terminata (a causa dell’alta affluenza all’evento in questione), perché non offrire ospitalità ai visitatori in casa propria in cambio di denaro?  Detto fatto, fu da questo episodio che iniziò a prendere forma Airbnb, una startup che deve il suo nome agli air bed, i materassini gonfiabili che i nostri eroi utilizzavano per ospitare i partecipanti alla conferenza nel loro loft. Ma non è tutto: Blecharczyk, il terzo fondatore, tradusse in codici informatici l’idea dei due soci e, giunti al lancio del progetto, i tre si misero a produrre e vendere confezioni di cereali personalizzate e dedicate ai candidati per le elezioni presidenziali americane, Obama e McCain, strategia ideale per promuovere il loro progetto nascente in modo low cost.  Al giorno d’oggi Airbnb copre 192 paesi nel mondo ed ha più di 8,5 milioni di clienti, mica male per una startup pensata esclusivamente per far fronte ad un’improvvisa mancanza di denaro!
    cereali airbnb
    • Pinterest: Nato nel 2008 con il nome di Tote, Pinterest è il social network per condividere sulla propria bacheca immagini personali e/o dal web con altri utenti. Perché è una di quelle storie assurde da raccontare? Semplice: perché è la dimostrazione di come l’audacia aiuti a fare successo, ed il fondatore di Pinterest Ben Silbermann ce lo insegna.
      Impiegato sino al maggio 2008 presso Google, Ben decise, spronato dalla moglie, di dare concretezza alla sua startup, inizialmente raccogliendo solo fallimenti. Unitosi ad altri due soci, Silbermann diede vita ad oltre 50 versioni differenti della sua App, non riuscendo mai a superare quota 200 iscritti (si, avete letto bene!). Da qui nacque l’idea nell’idea: coinvolgere direttamente i pochi utenti iscritti alla sua App (perlopiù giovani mamme) e scrivere email personalizzate a ciascuno di loro chiedendo feedback e consigli per migliorare i servizi e la user experience degli iscritti. I risultati sono stati miracolosi: nel 2013 gli utenti ammontavano a 25 milioni, mentre nel 2015 Pinterest è citato come uno tra i 35 siti più visitati al mondo, la dimostrazione che errare è umano, ma perseverare non sempre è diabolico.
    Pinterest screenshot
    • Twitter: Nato nel 2006, Twitter è il social network più cliccato dagli utenti che desiderano tenersi aggiornati in tempo reale sugli avvenimenti nel mondo. Da quale circostanza nasce Twitter? Neanche in questo caso ad uno dei suoi fondatori, Jack Dorsey, è mancato un briciolo di pazzia: appassionato da sempre di film polizieschi, Dorsey amava passare interi pomeriggi ad ascoltare le conversazioni della polizia alla radio, in perfetto stile “impiccione”.Tra un “Volante tre c’è un tipo sospetto tra la quinta e la sesta” ed un “Richiesti soccorsi sulla 73° Avenue”, Dorsey pensò bene di proporre l’utilizzo dello stesso meccanismo anche per comunicare messaggi flash agli amici. Non sappiamo cos’abbiano pensato a primo acchito i soci di Dorsey, fatto sta che nel marzo 2006 viene pubblicato sulla piattaforma il primo “cinguettio”. Il 2009, invece, è l’anno della consacrazione di Twitter su scala planetaria, con il social che inizia ad essere utilizzato come strumento di protesta e ribellione nell’ambito della Primavera Araba.
      Al giorno d’oggi Twitter conta oltre 200 milioni di iscritti, la maggior parte dei quali sono molto attivi. Un lieto fine così non era auspicabile neanche nel miglior film poliziesco!

     

    Quelli appena citati sono esempi di successo eppure, non sempre, da una storia singolare nasce un’idea vincente. Leggere questo post per credere!

    B.

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  • 08/09/15 Social # , , ,

    Facebook: le 3 fan page più divertenti del momento

    Facebook è un ottimo strumento tramite cui aumentare la web reputation, vendere prodotti online, raggiungere nuovi potenziali clienti e…ridere. Infatti, che siate professionisti del web o semplici utenti, vi sarà capitato almeno una volta di vedere comparire in bacheca un’immagine o una vignetta condivisa da un amico e che vi ha fatto ridere a crepapelle. Ecco che quindi le fan page su Facebook possono diventare non solo la vostra migliore arma di social business, ma anche un modo per creare engagement attorno ad un argomento o ad un personaggio in modo spiritoso e leggero, seguendo la tanto amata logica del “Ridiamoci su”.

    Baby George Facebook fan page

    Il fatto che si parli di fan page Facebook divertenti non implica, però, che la loro creazione avvenga in modo più semplice rispetto alle fan page aziendali, anzi creare engagement attorno alla propria comicità e generare passaparola su ciò di cui (allegramente) si parla richiede molto impegno, dato che abbiamo a che fare con un social network con miliardi di iscritti pronti a postare qualunque genere di contenuti. Capirete quindi che distinguersi e spiccare per comicità in mezzo a migliaia di fan page può diventare una professione a tutti gli effetti su Facebook e, a dimostrazione di ciò, vi basti sapere che, il più delle volte, dietro a queste pagine divertenti c’è il lavoro di un intero team, aspetto tutt’altro che comico.

    Ecco quindi il segreto di una fan page Facebook divertente: crearla e gestirla con serietà (e non è un paradosso!), individuando uno stile ed un format pensati ad hoc per la propria pagina ed in grado di rendervi immediatamente riconoscibili rispetto ad altre pagine competitor. Se avete dunque voglia di creare e gestire una pagina Facebook comica, non prendetela alla leggera: le fan page divertenti più famose sono riuscite, in alcuni casi, ad avviare attorno al loro nome un autentico business, il più delle volte coadiuvato da attività di merchandising.

    Detto ciò, ribadiamo che le fan page Facebook in grado di farti sganasciare di risate sono parecchie, eppure noi ne abbiamo individuate tre di fronte cui è veramente difficile rimanere impassibili, mettere “Mi piace” per credere!

    • Baby George ti disprezza: Inutile negarlo, la fan page sul principino più tenero di Gran Bretagna è il del momento. George di Cambridge è il figlio primogenito di William e Kate d’Inghilterra e da qualche mese è stata creata la pagina Facebook “Baby George ti disprezza”, uno spazio divertentissimo che seguono in oltre 457 mila persone ed in cui il piccolo George è protagonista di vignette veramente simpatiche. Infatti gli autori della pagina ritraggono il futuro erede in una serie di immagini personalizzate e lo fanno apparire come un bambino super ricco, viziato e snob verso qualunque cosa o persona lo circondi, atteggiamento che dà vita a battute veramente simpatiche. Complimenti quindi agli autori ed al loro utilizzo della satira, arma sempre rischiosa sul web, specie se ci si immischia in affari “reali”.
    Facebook fan page poracci
    • Le più belle frasi di Osho: Come si suol dire in gergo, gli autori della pagina Facebook “Osho” se la sono proprio chiamata. Quante possibilità c’erano, infatti, che la fan page dedicata al famoso maestro spirituale indiano Osho Rajneesh non venisse riproposta in chiave satirica? Io direi zero, mentre non erano forse pensabili certi risultati: la pagina Facebook “Le più belle frasi di Osho” è seguita da oltre 164 mila persone ed il suo punto di forza sono sicuramente le vignette in romanesco che vogliono stravolgere, in modo originale, gli aforismi più famosi pronunciati dal vecchio saggio Osho. Un qualcosa sicuramente visto e rivisto con altri personaggi, eppure così ben congegnato da risultare sublime.
    Osho Facebook Fan Page
    • Se i quadri potessero parlare: Con il suo milione di fan ed una vetrina importante come il programma televisivo “Shark Tank”, la pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare” non ha bisogno di presentazioni. Nata da un’idea di Stefano Guerrera, la fan page Facebook in questione rivisita in chiave satirica (ed assolutamente geniale) i più famosi dipinti in circolazione, attribuendo ai soggetti di ciascuno diciture simpatiche, una sana dose di allegria su cui contare anche nelle giornate più nere. D’altronde, ci sarà un motivo se i cattivissimi giudici di Shark Tank hanno deciso di investire sul merchandising di questa fan page ben 85 mila euro. Keep calm and enjoy è il claim più adatto per “ Se i quadri potessero parlare”, cliccare per credere!
    Se i quadri fan page Facebook

    Hai una Fan page su Facebook e vuoi far impennare il tuo business online? Contattaci, conosciamo dei trucchetti niente male! 🙂

    B.

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