04/05/16 Social # , , , , ,

Politica 3.0: quando il candidato è un brand

I social media hanno cambiato il modo di fare comunicazione, anche in politica. La propaganda elettorale e i dibattiti che hanno fatto la fortuna dei talk show politici hanno lasciato spazio a videoclip, manifesti online e tweet. In un panorama in cui i comizi per strada si sono trasformati in post sui social, appare chiaro quanto questo mondo si sia avvicinato a quello della pubblicità.

A un mese dalle elezioni amministrative che vedranno salire sul Colle il nuovo sindaco di Roma, Roberto Giachetti, Alfio Marchini, Giorgia Meloni e Virginia Raggi sono i principali prodotti di questo grande brand chiamato res publica.

Sappiamo che per capire la forza di un marchio ci sono quattro elementi da tenere in considerazione: la value proposition, la brand identity, l’advertising e la brand reputation. Abbiamo analizzato i candidati dal punto di vista del marketing e della comunicazione per scoprire chi tra di loro vincerà il titolo di Best political communicator.

politica candidati

Roberto Giachetti

  • Value proposition: quali sono i valori, o meglio il programma elettorale, di Giachetti? Purtroppo non è stato ancora definito un vero manifesto, ma dai suoi interventi pubblici appare chiaro quali siano alcuni dei punti fondamentali su cui si concentra la sua politica: sicurezza, decentramento, trasporti, opere incompiute, trasparenza, degrado e mobilità: la solita minestra. Stessa considerazione per lo slogan “Roma torna Roma”, è forse mai stata Milano?
  • Brand identity: dopo aver vinto le primarie del PD con il 64% si è dimostrato il candidato del partito democratico per eccellenza, soprattutto visto il pieno sostegno di Matteo Renzi. Insomma, pensi a Giachetti e vedi il PD.
  • Advertising: un viso pulito e uno sguardo fiero da gladiatore votato alla salvezza della capitale campeggiano sui manifesti affissi per tutta Roma. La grafica è sobria e lascia spazio alla creatività solo nella & commerciale del suo cognome, mentre i colori richiamano subito le tonalità del Comune di Roma, sarà un segno del destino?
politica roberto giachetti
  • Brand reputation: sui social potrebbe fare meglio, non c’è dubbio. Con 19.000 fan su Facebook e 48.300 follower su Twitter ha il suo bel da fare per salire la classifica. La sua presenza online si estende anche su Instagram e Youtube ma rimane la piattaforma di Zuckerberg il suo contenitore preferito in cui posta foto delle sue attività e versioni digitali dei manifesti. I social gli piacciono, deve solo prenderci la mano!

Alfio Marchini

  • Value proposition: lui sì che ha un programma, forse addirittura troppo lungo. È difficile che qualcuno legga tutti i suoi 101 punti, soprattutto considerando che gli argomenti fondamentali sono solo cinque: rifiuti, mobilità, sicurezza, amministrazione e riqualificazione urbana. Per quanto riguardo lo slogan, invece, siamo davanti a uno scivolone: “Liberi dai partiti”, dopo il supporto di Forza Italia è diventato ingannevole e fuori luogo, è il caso di cambiarlo!
  • Brand identity: come già detto il partito di Berlusconi lo appoggia ma lui è più il brand di se stesso. Con un passato da lista civica e qualche medaglia al Polo, è difficile associare Marchini a un partito. Non è detto che sia un punto di forza.
  • Advertising: niente di nuovo per quanto riguarda i manifesti. Il logo è quella famosa cartina topografica di Roma a forma di cuore delle elezioni precedenti che tanto piace ai romantici. Il concept non è da buttare via e la scelta del colore rosso richiama l’amore verso la città, ma il suo viso sorridente in primo piano rimarca ancora una volta la sua libertà partitica. A questo punto ci chiediamo chi appoggia chi.
politica marchini
  • Brand reputation: i numeri sui social non sono da capogiro, 40.000 fan su Facebook 15.300 follower su Twitter, ma Marchini di sicuro ha una strategia. Prevedendo le critiche nei suoi confronti è nata la pagina di Arfio Marchini (probabilmente gestita dal team comunicazione di Alfio), un profilo autoironico che fa sorridere e scoraggia chiunque dal creare meme sul candidato, geniale!

Giorgia Meloni

  • Value proposition: la quasi mamma più famosa di Roma non ha ancora un programma definito ma, come gli altri, insiste su alcuni argomenti principali come i rifiuti, le strade, la cultura, gli asili nido e i campi rom. Lo slogan “Questa è Roma” non ci dà e non ci toglie nulla, esclusa la pazienza.
  • Brand identity: Giorgia Meloni è Fratelli d’Italia. Da presidente rispecchia alla perfezione l’identità del partito togliendo ogni dubbio sulla scelta elettorale.
  • Advertising: se non ci fosse Photoshop i suoi manifesti non esisterebbero. Il suo viso giovane e sorridente va a braccetto con il rosa dello slogan e della grafica che ricorda a tutti il girl power di cui si fa paladina.
  • Brand reputation: è lei la regina dei social. Con 557.000 fan su Facebook (circa 14.000 nuovi ogni settimana) e 254.000 follower su Twitter non la ferma nessuno. È attiva e non manca mai di esprimere le sue opinioni su temi di attualità e sulle candidature dei candidati. Le sue frasi, banali a detta di molti, riscuotono talmente successo che il popolo del web si è sbizzarrito nel creare meme con virgolettati al limite dell’ovvietà.
politica meloni

Virginia Raggi

  • Value proposition: 11 passi per Roma è il nome del programma elettorale della Raggi. Un po’ scarno e già visto, insiste anch’esso su quelle parole chiave tanto care ai suoi rivali: sicurezza, rifiuti, mobilità, cultura e poco altro.
  • Brand identity: scelta dal Movimento 5 stelle per la sua faccia pulita, alcuni dicono che non è ancora pronta per il seggio di Roma. Nonostante ciò, è perfettamente in linea con i valori del movimento: giovane, nuova e incensurata…
  • Advertising: qualcuno ha visto i suoi cartelloni affissi per strada?
  • Brand reputation: meno male che ci sono i social, altrimenti nessuno vedrebbe i manifesti neri e gialli della candidata dei 5 stelle. Con 110.000 fan su Facebook e 22.200 follower su Twitter ci saremmo aspettati di più da lei. In qualità di candidata del “partito” più online d’Italia avrebbe potuto – e dovuto – guidare la classifica. Meno male che si riprende con la credibilità: piace, e non a pochi.
politica virginia raggi

Programma, partito, pubblicità e social media, chi avrà vinto la partita della comunicazione politica? Noi un vincitore lo abbiamo eletto, riuscirà a rimanere sul gradino più alto del podio?

Ti stai candidando per le prossime elezioni e hai bisogno di un sito?

politica Giorgia Meloni

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20/04/16 Social # , , , , ,

Instagram: come e perché fare pubblicità

Per far conoscere il tuo brand devi promuoverlo sui social network. Accanto a Facebook, la piattaforma migliore per fare advertising, di recente un nuovo social si sta facendo spazio anche come strumento di promozione online: Instagram.

Il network delle immagini è in forte espansione e, grazie all’integrazione con il social di Zuckerberg, la pubblicità su Instagram permette di raggiungere un sempre maggior numero di utenti.

Andiamo per gradi. Come si fa advertising su Instagram?

Crea la campagna

La piattaforma per attivare le campagne su Instagram è la stessa di Facebook. Qualunque sia lo strumento che tu utilizzi per le campagne (Power Editor, creazione delle inserzioni, l’Ads API…) il risultato è sempre lo stesso e potrai scegliere tra sei obiettivi: l’interazione con un post, i clic e le conversioni sul sito, l’installazione e l’interazione con l’app mobile, le visualizzazioni del video.

Imposta il pubblico e la creatività

Come per Facebook, dopo aver creato la campagna devi impostare il target, il budget e la creatività learn the facts here now. Per Instagram puoi scegliere tra foto, carousel e video. L’importante è che gli ads rispecchino questi requisiti:

  • Pubblica immagini con formati di 1080×1080 e con una risoluzione minima di 600 x 315 pixel (1.9:1 orizzontale) e 600 x 600 pixel (1:1 quadrata) e video in formato 264 di massimo 30 secondi:
  • La parte testuale del tuo annuncio potrà essere di solo testo, fino ad un massimo di 300 caratteri;
  • È possibile aggiungere una call to action: Prenota subito, Contattaci, Scarica, Scopri di più, Acquista ora, Iscriviti, Guarda di più.

Scegli la destinazione

Instagram, Facebook o tutti e due? Terminata la creazione della tua campagna puoi scegliere su quale dei due social attivarla. Attraverso una campagna unificata disporrai di un pubblico più ampio che attraversa entrambe le piattaforme riducendone, così, il gap.

Con 400 milioni di utenti attivi Instagram è diventato uno strumento importante che promette molte possibilità a prezzi contenuti. Dobbiamo solo aspettare e vedere come verrà sfruttato 😉

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17/02/16 Social # , , ,

Perché Sii come Bill è rivoluzionario

A inizio settembre avevamo parlato di 3 fan page Facebook sulla bocca di tutti. Nel post di oggi parliamo di un’altra fan page molto particolare che, con più di 650.000 like in poche settimane, rappresenta un nuovo fenomeno virale. Aperta il 22 gennaio 2015, ha ottenuto talmente tanto successo che le imitazioni e gli spin-off spuntano come i funghi dopo un temporale estivo, dalle parodie dialettali agli antagonisti per eccellenza, fino a toccare i picchi più creativi andando a rubare alcuni spunti nientepopodimeno che da Quentin Tarantino! (FOTO).

kill Bill

Di cosa si tratta?

I post della pagina toccano situazioni di vita conosciute a tutti e presentano sempre lo stesso schema: iniziano presentando il personaggio di fantasia Bill o Billa (la sua fidanzata) immersi in un determinato contesto e finiscono con un invito a cosa non si dovrebbe fare al posto loro con la frase “Bill è intelligente. Sii come Bill” (idem per la versione femminile). A destra c’è la rappresentazione del personaggio, come disegnato da un bambino, nell’atto di compiere l’azione descritta.

Ma cosa rende Sii come Bill così speciale e, soprattutto, perché dovremmo prendere esempio da quell’omino stilizzato che ha invaso le nostre bacheche?

Leggendo i post potrebbe sembrare una pagina Facebook che, come tante altre, fa dell’ironia la chiave del proprio successo ma in realtà, se ci pensate bene, ci troviamo qualcosa di molto più profondo. Immaginate una ragazza di 12 anni molto magra che si veda ripetere dai genitori di mangiare di più. Quale sarà la sua reazione? Probabilmente non li ascolterà, come fanno molte adolescenti. Immaginiamo che la stessa ragazza legga lo stesso messaggio detto da Bill, un personaggio di fantasia semplicissimo, con i commenti e i like di tante altre persone sotto. Siamo convinti che quel messaggio non passerà inascoltato. Lo stesso esempio si può fare con tanti altri aspetti di vita (più o meno seri) che in queste settimane sono stati oggetto delle vignette di Bill.

sii come Bill billetta

Le chiavi del successo di Bill

Quali sono, quindi, le chiavi del modo di comunicare di Sii come Bill? Eccole:

  1. Less is more

Con la sua semplicità Bill ha conquistato tutti. Andrea Nuzzo, creatore della pagina, ha puntato tutto sull’assenza di caratteristiche fisiche per permette a chiunque di identificarsi in lui, rendendo estremamente facile la condivisione e l’adattamento a tutte le situazioni della propria quotidianità. (FOTO)

  1. Netiquette ed etiquette

Bill è il cittadino modello per eccellenza. Corretto sui social network, in macchina e per le strade della città, è diventato un esempio di saggezza in cui molti si rispecchiano e da cui molti dovrebbero imparare. Nato come un personaggio attento ai comportamenti su internet, ora fornisce consigli su ogni aspetto della vita, toccando anche temi lontani dal mondo del web. (FOTO)

sii come bill
  1. Sinteticità prima di tutto

In cinque semplici frasi Bill riesce a farti capire come è opportuno comportarsi o quello che una persona intelligente come lui non dovrebbe assolutamente fare. Chi non rispetta queste “regole” è implicitamente in errore.

  1. Co-creazione e condivisione

La pagina si è evoluta molto nel corso di queste settimane e, per garantire alla sua creazione una viralità duratura, Andrea ha avuto la brillante idea di coinvolgere i fan di Bill nella creazione dei post, mossa assolutamente vincente. In un momento in cui la co-creazione è alla base di ogni fenomeno di successo, gli utenti hanno cominciato a proporre le situazioni più disparate basandosi sulle proprie esperienze sperando di vedere la loro idea pubblicata.

  1. Un messaggio vincente

È il messaggio il vero punto di forza delle vignette di Bill. Sostenuto da un tone of voice educativo ma mai pesante, ogni vignetta è caratterizzata da una sottile ironia che, inevitabilmente, fa sorridere il lettore. Bill non accusa mai direttamente il comportamento in questione, si limita solo a considerarlo sbagliato dal suo punto di vista che, alla fine della favola, diventa (o dovrebbe diventare) il punto di vista di tutti.

sii come Bill

E tu che ne pensi? Facci sapere la tua opinione a riguardo!

Ps.

Vuoi prendere esempio da Bill e iniziare ad usare al meglio i tuoi social? Chiedi a noi per diventare il nuovo fenomeno virale del momento!

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18/11/15 Social # , , , , , , , ,

Social network: un aiuto in più per Parigi

Mai come ora possiamo dire grazie ai social network. È vero, obiettivamente ci semplificano la vita ordinaria di tutti i giorni, ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare: sono di supporto durante i reali momenti di difficoltà.

Senza dilungarci sui vari giudizi morali con cui tutti ci siamo trovati a discutere, prendiamoci un momento per capire come il mondo digital sia diventato protagonista in seguito agli attentati di Parigi.

Il primo a scendere in campo subito dopo l’attacco è stato il padre di tutti i social network: Facebook. Mark Zuckerberg ha ripreso uno strumento attivato già nel 2011 in seguito allo tzunami in Giappone e lo ha adattato, per la prima volta nella storia di questo servizio, ad un disastro umano. Il Facebook Safety Check ha così permesso a ben 4,1 milioni di utenti di comunicare ai propri contatti che stavano bene.

social facebook safety check

Subito dopo si è fatto avanti Google che, tramite il servizio Google Hangouts, ha reso completamente gratuiti i servizi di chiamata non solo verso Parigi, ma per tutta la Francia.

social hangouts

Anche Skype si è attivato per garantire questa possibilità utile e concreta, eliminando i costi per le chiamate nazionali ed internazionali verso i numeri fissi e mobili francesi.

social skype

I due colossi del mondo della comunicazione via web non sono stati gli unici a tagliare i prezzi. Uber ha avuto il suo bel da fare durante tutta la notte di venerdì 13 e, grazie alla disattivazione della tariffazione dinamica a Parigi (il meccanismo su cui si fonda il servizio, ossia il prezzo calcolato in base ai matching tra domanda e offerta nel momento in cui si fa la richiesta), ha consentito a centinaia di persone di raggiungere in sicurezza e a basso costo le proprie abitazioni.

uber

E, proprio in tema di abitazioni, è intervenuto anche Airbnb, mettendo a disposizione gratuitamente gli alloggi per tutti coloro che non avevano la possibilità di tornare nelle rispettive case.

social airbnb

Last but not the least Twitter. L’uccellino azzurro, attraverso l’hashtag #PorteOuverte, ha attivato una vera e propria catena di solidarietà per aiutare i cittadini scampati agli attacchi nella ricerca di una sistemazione sicura. Inoltre, non bisogna dimenticare il supporto costante nelle ricerche delle persone scomparse grazie a #rechercheParis e la possibilità, per la polizia, di diffondere le foto dei terroristi in modo da coinvolgere quanti più utenti possibili nella loro identificazione.

social porteouverte

Insomma, anche quando si allontanano dal loro uso ordinario, i social e le app si possono rilevare strumenti utilissimi, con l’aggiunta di diventare per qualche giorno, se ci permettete il termine, più “umani”.

V.

no responses
14/10/15 Social # , ,

Facebook evolution: le 5 novità più criticate

Facebook è come un uovo di Pasqua per tutti i suoi utenti: ogni giorno lo “scarti” e trovi una sorpresa: Mark Zuckerberg ha abituato così i suoi iscritti, quindi qualsiasi momento diventa buono per introdurre su Facebook delle nuove funzioni oppure migliorare quelle già esistenti. Ad esempio, l’ultima novità del social network più popolato del mondo riguarda l’introduzione del video profilo, ossia la possibilità di impostare come immagine del profilo un mini video di pochi secondi con cui rendere ancora più interattiva e dinamica la propria pagina personale.

Facebook video profile

Dunque, tra una novità e l’altra, Facebook ha subìto un’evoluzione profonda e costante sin dal suo lancio nel 2004, ma non sempre le sue “pensate” sono piaciute agli iscritti, anzi. Qualunque cosa faccia, è certo che di Facebook si parla sempre, anche le poche volte in cui ci lascia perplessi… eppure il timore di perdere iscritti avrà disturbato il sogno di papà Zuckerberg in più di un’occasione!

A tal proposito, sul nostro blog abbiamo scovato le 5 novità di Facebook che, una volta introdotte, hanno fatto scoppiare il classico polverone sul web, rimpolpando la schiera degli haters del social network e costringendo l’azienda a rivedere qualcosa per evitare di perdere iscritti e web appeal. Di seguito trovate l’elenco delle novità “incriminate”, dalla più vecchia sino alla più recente, tutte diverse ma con un unico fattore in comune: WOM!

  • Tag suggestion: ormai se non sei taggato su Facebook non sei nessuno, eppure questa funzione, al momento dell’uscita nel 2010, destò tante perplessità tra gli iscritti. Motivo? L’idea di poter essere taggati da amici, e quindi di essere sottoposti a riconoscimento facciale, faceva pensare ad un’invasione della privacy troppo evidente per passare inosservata. Tutti sappiamo poi come è andata a finire: su Facebook, tuttora, è impossibile proibire il tag personale da parte di amici, eppure l’utente si può “difendere” filtrandoli e nascondendo quelli che non vuole appaiano sul proprio profilo. Meglio di niente!
Tag Facebook
  • Restyling della pagina personale: è’ il dicembre 2010 quando Facebook introduce il primo, importante restyling della piattaforma, in grado di cambiare radicalmente la pagina personale di ogni iscritto, ora “condita” da informazioni personali, foto e tante nuove funzioni. Anche in questo caso, il popolo del web gradì “a metà” le novità introdotte da Zuckerberg, accusato di favorire la circolazione di troppi dati personali e di aver stravolto graficamente (ed in peggio) la pagina di presentazione degli utenti. Anche in questo caso, però, è bastata qualche settimana per far sbollire la rabbia, ed oggi di certo non riusciamo neanche più ad immaginare un Facebook versione “povera” come alle origini!
Facebook 2010
  • Autoplay per i video: risale all’anno scorso la scelta di Facebook di impostare l’autoplay per i video, funzione tramite cui far partire automaticamente un qualunque contenuto video postato dagli amici. Ora come ora nessuno fa più caso a questo aspetto eppure, al momento della sua introduzione nelle opzioni di base della piattaforma, gli utenti sono rimasti perplessi, specie perchè la navigazione da mobile cresceva vertiginosamente ed era quindi ritenuto ingiusto dover consumare i giga mensili senza voler visionare obbligatoriamente un contenuto. Come già detto, l’autoplay è ormai divenuto consuetudine su Facebook, eppure l’azienda s’è comunque tutelata introducendo la possibilità di disabilitare questa funzione da smartphone… anche in questo caso è arrivato il lieto fine!
Autoplay Facebook
  • Alert per i video violenti: dopo aver emesso, nel maggio 2013, il divieto di pubblicare video violenti sulla piattaforma, Facebook s’è reso protagonista di un chiacchierato dietrofront nel maggio dello stesso anno, aprendo invece alla possibilità di condividere video offensivi senza alcun tipo di censura o restrizione in base all’età. La notizia ha prontamente causato tantissime lamentele, portando quindi Facebook ad introdurre, nel gennaio 2015, il cosiddetto alert per i video violenti, ossia degli avvisi su quei video che mostrano contenuti in grado di “scioccare, sconvolgere o offendere” gli utenti. L’alert compare sul video incriminato fino a quando questi non viene cliccato, ma ciò basterà ad evitare la visione di questi contenuti da parte di minorenni?
alert Facebook
  • Internet.org: si tratta del servizio di Facebook lanciato due anni fa e che mira a portare una connessione ad internet gratuita in tutti quei Paesi in via di sviluppo che non possono permettersela o non sanno cosa sia. Nulla di più nobile, se non fosse che Internet.org rendeva fruibili contenuti agli utenti in modo limitato, in virtù del fatto che per questo servizio era prevista la presenza di notizie e contenuti riguardanti esclusivamente alcune delle aziende con cui Facebook aveva degli accordi commerciali. Ciò ha dato il via a numerose critiche, dal momento che il servizio è stato accusato di violare la Net Neutrality, l’unica “legge” veramente valida nel Web.
    L’idea che fosse un’azienda (Facebook) a scegliere quali contenuti rendere fruibili per il consumatore era ritenuta inconcepibile, così com’era inconcepibile il fatto che tali limitazioni non consentissero ai nuovi utenti di capire cosa fosse davvero Internet nella sua interezza. Parliamo al passato perché Facebook ha provveduto, proprio pochi giorni fa, a rinominare il servizio, chiamandolo Free Basics, e a rendere illimitati i contenuti fruibili dagli internauti dei Paesi coinvolti. Voto al team Facebook in problem solving: 9+ !
free basics Facebook

Continua a seguirci sul nostro blog, ogni settimana vi sveleremo curiosità e novità dal favoloso mondo dei social network… e non solo! 🙂

B.

no responses
23/09/15 Social # , ,

Social network: i 4 fatti più criticati di sempre

I social network non perdonano mai chi commette una gaffe, chiedere ad Alice Sabatini per credere. La nuova Miss Italia 2015 è, in ordine cronologico, l’ultimo personaggio televisivo che ha visto polverizzarsi la sua nascente web reputation a causa dell’ormai noto, anzi famigerato, intervento nel corso della finale di Miss Italia 2015. Quell’esternazione sul sogno di rivivere l’anno 1942 per poter provare l’adrenalina (sì, proprio così) della II Guerra Mondiale, condita da un discutibile “Tanto sono donna, non avrei avuto l’obbligo della leva militare” non è proprio piaciuta alla Rete, con i cattivissimi haters dei social network pronti a sentenziare ed a condannare le parole della 18enne più bella d’Italia.

In questo post non ci soffermeremo ad esprimere un giudizio sulla vicenda Miss Italia 2015, ma ci teniamo a sottolineare ancora una volta quanto valga la dura regola dei social network: chi sbaglia, paga e chi paga, il più delle volte, sarà costretto a convivere con una pioggia di critiche per molto tempo. Ironia, sfottò, parole pesanti, apostrofi non proprio da Galateo: la sentenza del social network può manifestarsi nei modi più disparati, ma il risultato sarà sempre lo stesso. La web reputation dell’”imputato” tremerà, e spetterà solo al buon senso di chi si becca la critica risolvere questa grana;

Come già accennato, quello di Alice Sabatini è solo l’ultimo episodio di una serie di “casi” scoppiati sui social network per via di una vicenda o di un’esternazione fatta da un personaggio mediatico. Ed abbiamo allora pensato di raccogliere i 4 fatti più criticati di sempre sui social network, quelli che hanno scatenato il maggior numero di interazioni negative, creando attorno all’utente in questione un web sentiment tutt’altro che positivo… per usare un eufemismo. Vediamoli subito!

  • Justin Bieber ed il ritardo al concerto di Londra: Justin Bieber è stato criticato sui social molte volte, e per gli episodi più strani, eppure il ritardo di oltre due ore al concerto della O2 Arena di Londra nel marzo 2013 rimarrà per i suoi fan quello più grave. Infatti l’inizio del concerto, prima tappa del suo tour, era previsto per le 20.30, ma il buon Justin s’è presentato sul palco alle 22.40!

Non è tardata ad arrivare la pioggia di critiche da parte dei presenti al concerto, e, considerata la bassa età media dei fan presenti a Londra (circa 16 anni), anche dei genitori, arrabbiati per questo irrispettoso ed intollerabile ritardo che ha costretto i ragazzi a fare le ore piccole. Ma non solo: c’è chi ha chiesto il rimborso del biglietto perché obbligato ad andar via (in lacrime!) prima della fine del concerto, per poter trovare la metro ancora aperta.

Nei giorni seguenti, Justin Bieber ha utilizzato Twitter per scusarsi, eppure i motivi di tale ritardo restano tuttora ignoti. Che dire, data la tenera età del cantante canadese, nominato recentemente 5° uomo più odiato d’America, e del suo fandom, perché non proporre tappe pomeridiane per i suoi concerti?

  • Mario Balotelli e la risposta alle critiche dopo la FIFA World Cup 2014: da italiani, non abbiamo sicuramente un bel ricordo dei Mondiali di Calcio FIFA 2014, ma a far parlare sui social network non è stato solo il morso del “cannibale” Luis Suarez a Chiellini.. Nulla di sorprendente se conosci Mario Balotelli, uno che i social li usa anche per istigare e, soprattutto, per rispondere alle critiche in modo spesso velenoso. A questo proposito, resterà nella storia dei “social trend” firmati Balo la risposta data sul suo profilo Twitter a tutti coloro che lo accusavano di scarso impegno, invitandolo perfino a dimezzarsi lo stipendio. La risposta integrale del calciatore la potete leggere qui sotto, ma la frase “I fratelli africani non mi avrebbero scaricato” resta memorabile: eccessivo vittimismo o, almeno in questo caso, risposta “al veleno” consona?
  • Arisa e le critiche al nuovo taglio di capelli: questo episodio squisitamente made in Italy ha per protagonista la social victim Arisa, ricoperta di critiche e forme di ironia non sempre sottili per il nuovo e drastico cambio di look sfoggiato sulle sue pagine social. Il fatto risale a pochi mesi fa, con l’ex giudice di X-Factor Italia che ha deciso di chiedere un parere ai suoi fan sul nuovo taglio di capelli, corto, da maschietto. Le reazioni sui social network non si sono fatte attendere, con la cantante che è stata apostrofata con commenti non troppo delicati e paragoni non proprio degni di lode (il Pinguino o il Joker, personaggi di “Batman”, per esempio). La cantante ha poi cercato di calmare le acque rispondendo a modo e con la sua solita ironia, ma la mole di critiche ricevute è sicuramente epica, specie considerando che si tratta di un semplice taglio di capelli e che, stando ai rumors, la cantante è fuggita in Turchia qualche giorno dopo il “fattaccio per riflettere su quanto accaduto (o, magari, per la vergogna!)

Diamo un consiglio alla buona Arisa.. la prossima volta potrebbe essere meglio chiedere un parere su un testo di una canzone!

Kim Kardashian e la pubblicazione del libro “Selfish”: “Ma cosa combini, Kim?!”, verrebbe da chiedere a Kim Kardashian, autrice del criticatissimo libro “Selfish”, una raccolta di tutti i selfie dell’attrice scattati nell’arco di nove anni. Il selfie, già di suo, è uno di quei web trend che la gente non sopporta più… cosa si può pensare allora di un libro che contiene solo questo tipo di scatti?

“Spazzatura, futile, vacua, inutile, un’offesa alla letteratura” … queste sono solo alcune delle espressioni utilizzate per commentare “Selfish” sui social network, ma vi possiamo assicurare che il leitmotiv innescato sul Web è stato degno della più severa censura. In questo caso, però, c’è poco da giustificarsi o giustificare, per cui non possiamo che richiederci: “Kim, cosa combini?!”

Vuoi scoprire altre novità sui social network? Segui il nostro blog e tieniti aggiornato!

B.

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08/09/15 Social # , , ,

Facebook: le 3 fan page più divertenti del momento

Facebook è un ottimo strumento tramite cui aumentare la web reputation, vendere prodotti online, raggiungere nuovi potenziali clienti e…ridere. Infatti, che siate professionisti del web o semplici utenti, vi sarà capitato almeno una volta di vedere comparire in bacheca un’immagine o una vignetta condivisa da un amico e che vi ha fatto ridere a crepapelle. Ecco che quindi le fan page su Facebook possono diventare non solo la vostra migliore arma di social business, ma anche un modo per creare engagement attorno ad un argomento o ad un personaggio in modo spiritoso e leggero, seguendo la tanto amata logica del “Ridiamoci su”.

Baby George Facebook fan page

Il fatto che si parli di fan page Facebook divertenti non implica, però, che la loro creazione avvenga in modo più semplice rispetto alle fan page aziendali, anzi creare engagement attorno alla propria comicità e generare passaparola su ciò di cui (allegramente) si parla richiede molto impegno, dato che abbiamo a che fare con un social network con miliardi di iscritti pronti a postare qualunque genere di contenuti. Capirete quindi che distinguersi e spiccare per comicità in mezzo a migliaia di fan page può diventare una professione a tutti gli effetti su Facebook e, a dimostrazione di ciò, vi basti sapere che, il più delle volte, dietro a queste pagine divertenti c’è il lavoro di un intero team, aspetto tutt’altro che comico.

Ecco quindi il segreto di una fan page Facebook divertente: crearla e gestirla con serietà (e non è un paradosso!), individuando uno stile ed un format pensati ad hoc per la propria pagina ed in grado di rendervi immediatamente riconoscibili rispetto ad altre pagine competitor. Se avete dunque voglia di creare e gestire una pagina Facebook comica, non prendetela alla leggera: le fan page divertenti più famose sono riuscite, in alcuni casi, ad avviare attorno al loro nome un autentico business, il più delle volte coadiuvato da attività di merchandising.

Detto ciò, ribadiamo che le fan page Facebook in grado di farti sganasciare di risate sono parecchie, eppure noi ne abbiamo individuate tre di fronte cui è veramente difficile rimanere impassibili, mettere “Mi piace” per credere!

  • Baby George ti disprezza: Inutile negarlo, la fan page sul principino più tenero di Gran Bretagna è il del momento. George di Cambridge è il figlio primogenito di William e Kate d’Inghilterra e da qualche mese è stata creata la pagina Facebook “Baby George ti disprezza”, uno spazio divertentissimo che seguono in oltre 457 mila persone ed in cui il piccolo George è protagonista di vignette veramente simpatiche. Infatti gli autori della pagina ritraggono il futuro erede in una serie di immagini personalizzate e lo fanno apparire come un bambino super ricco, viziato e snob verso qualunque cosa o persona lo circondi, atteggiamento che dà vita a battute veramente simpatiche. Complimenti quindi agli autori ed al loro utilizzo della satira, arma sempre rischiosa sul web, specie se ci si immischia in affari “reali”.
Facebook fan page poracci
  • Le più belle frasi di Osho: Come si suol dire in gergo, gli autori della pagina Facebook “Osho” se la sono proprio chiamata. Quante possibilità c’erano, infatti, che la fan page dedicata al famoso maestro spirituale indiano Osho Rajneesh non venisse riproposta in chiave satirica? Io direi zero, mentre non erano forse pensabili certi risultati: la pagina Facebook “Le più belle frasi di Osho” è seguita da oltre 164 mila persone ed il suo punto di forza sono sicuramente le vignette in romanesco che vogliono stravolgere, in modo originale, gli aforismi più famosi pronunciati dal vecchio saggio Osho. Un qualcosa sicuramente visto e rivisto con altri personaggi, eppure così ben congegnato da risultare sublime.
Osho Facebook Fan Page
  • Se i quadri potessero parlare: Con il suo milione di fan ed una vetrina importante come il programma televisivo “Shark Tank”, la pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare” non ha bisogno di presentazioni. Nata da un’idea di Stefano Guerrera, la fan page Facebook in questione rivisita in chiave satirica (ed assolutamente geniale) i più famosi dipinti in circolazione, attribuendo ai soggetti di ciascuno diciture simpatiche, una sana dose di allegria su cui contare anche nelle giornate più nere. D’altronde, ci sarà un motivo se i cattivissimi giudici di Shark Tank hanno deciso di investire sul merchandising di questa fan page ben 85 mila euro. Keep calm and enjoy è il claim più adatto per “ Se i quadri potessero parlare”, cliccare per credere!
Se i quadri fan page Facebook

Hai una Fan page su Facebook e vuoi far impennare il tuo business online? Contattaci, conosciamo dei trucchetti niente male! 🙂

B.

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03/09/15 Social # , , ,

Social Network: 4 fallimenti illustri prima di Google Plus

Google non è invincibile ed è il fallimento del suo social network, Google Plus, a dimostrarcelo. E’ questo il primo pensiero che lo strano caso Google+ ci ha fatto venire in mente: chi l’avrebbe mai immaginato, infatti, che Big G potesse avere dei punti nevralgici? O semplicemente, chi l’avrebbe mai detto che il colosso di Mountain View si sarebbe dovuto arrendere ai suoi competitor?
In realtà la domanda è retorica, dal momento che Google+, detto tra noi, non ci ha mai convinti, non ha mai convinto gli operatori del settore e forse, proprio per questo, la sua fine era già scritta tra le stelle. E’ inoltre vero che ancora non sappiamo esattamente cosa ne sarà di Google Plus, se chiuderà definitivamente i battenti, se andrà incontro ad un restyling totale o magari cambierà semplicemente qualche funzionalità, eppure è giusto considerarlo un fallimento, dal momento che parliamo di un social network che ha sì oltre 2 miliardi di iscritti, ma si tratta di iscrizioni “fittizie”, effettuate solo perché automaticamente ed arbitrariamente incluse nella creazione di un account Gmail. E’ giusto, poi, parlare di fallimento semplicemente perché Google+ non ha centrato l’obiettivo per cui era nato: insidiare (e, possibilmente, superare) Facebook. Così non è stato, anzi il confronto tra i due social è stato impietoso per Big G: tra gli utenti di Google+, infatti, solo il 9% ha pubblicato almeno un post, mentre gli utenti attivi costantemente non arrivano neanche a 6 milioni in tutto il mondo. Numeri che parlano da soli, e che rendono superflua qualunque altra considerazione.

Restiamo quindi in attesa di scoprire quale sarà il destino di Google Plus, con la consapevolezza che il suo caso – fallimento o crisi profonda che sia – non è il primo a verificarsi nella storia dei social network… e probabilmente non sarà l’ultimo, visto l’andazzo in Rete ed il continuo proliferare di nuove piattaforme sociali. Oggi ci concentriamo quindi sulle cosiddette “meteore del web”, ossia su quei social media nati sotto i migliori auspici ma poi, per un motivo o per un altro, spariti nei meandri della Rete.

  • MSN Messenger: Quest’applicazione va citata subito in quanto è stato il primo programma di messaggistica instantanea a catalizzare l’attenzione di quelli che si possono definire i primi nativi digitali dell’era del computer. Ebbene, dopo 15 anni di onorato servizio, MSN ha chiuso ufficialmente i battenti nell’ottobre 2014, sovrastato da Skype prima e Whatsapp dopo. Ne hanno dato il triste annuncio Microsoft e tutti gli utenti che, grazie a MSN Messenger, hanno scoperto la chat virtuale ed il suo valore. Rimarrà per sempre nei nostri cuori!
  • MySpace: Nel 2008 sembrava che questo social network potesse durare per sempre, poi è arrivato Facebook a scombinargli i piani. MySpace, sino a 7-8 anni fa, era il sito più conosciuto e frequentato in Rete, acquistato da Rupert Murdoch per 580 mln di dollari Visit This Link. Poi, a partire dal 2011, la piattaforma ha iniziato a perdere utenti su utenti, inaugurando una parabola discendente che non s’è più arrestata. Il fallimento di MySpace è da attribuire, tra le altre cose, ad un eccessiva presenza di banner pubblicitari ed anche alla configurazione della piattaforma, poco utile ai brand nella creazione di digital strategy. Ci sarà un motivo se Facebook non ha rivali!
  • Ping iTunes: Presentato da Steve Jobs in persona nel 2010, il social network musicale di Apple doveva essere il trait d’union tra amanti della musica ed artisti, ma ha finito per essere il “re” dei flop. Con ciò si spiega la sua prematura “scomparsa”, datata 30 settembre 2012. Motivo? Sempre lo stesso: troppe funzioni limitate rispetto a quelle offerte dai due social network per eccellenza, Facebook e Twitter.E pensare che, a 48 ore all’apertura ufficiale, su Ping s’erano già registrati 1 mln di utenti… altri tempi!
  • Friendster: Dulcis in fundo, ecco l’altro social network eminente finito nell’oblio. Nata come piattaforma ideale per favorire il proliferare di amicizie in giro per il mondo, nel 2003 Friendster contava decine di milioni di utenti, con lo stesso Google che aveva offerto milioni di dollari al suo proprietario per acquisirlo. Poi, però, dopo un lento declino partito nel 2005, Friendster ha esalato l’ultimo respiro nel 2009, cadendo sotto i colpi di Facebook e di un restyling “anti crisi” che, anziché aumentare il bacino d’utenza, ha finito per accelerare l’esodo verso “Casa Zuckerberg”. Peccato, Friendster era forse il social network più simile a Facebook, sia nelle funzionalità che nella tipologia di interazioni tra iscritti. Evidentemente Zuckerberg ci ha visto lungo ancora una volta, altrimenti non si spiegano le “vittime” illustri che s’è portato dietro fin dalla sua creazione.

Quelli citati sono i casi più famosi di social network falliti, ma ce ne sono anche altri come Orkust, Delicious, Diaspora e Digg, solo per citarne qualcuno. Che riposino in pace dunque, d’altronde non tutti hanno la fortuna di possedere l’elisir di lunga vita come Facebook!

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B.

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14/07/15 Social # , , , ,

Come impostare una strategia e-commerce su Facebook?

L’ e-commerce è sicuramente il trend del momento, e a dircelo non è soltanto Google: basta dare un’occhiata ai numeri associati a questo canale, in grado di rivoluzionare la shopping-experience di qualunque persona. Si pensi che in Italia, nell’ultimo anno, il 34% degli utenti ha effettuato almeno un ordine online, ed alla fine del 2015 la percentuale di crescita del settore sarà del 15% circa. Numeri sicuramente importanti per il nostro Paese, e che si moltiplicano in modo esponenziale se allarghiamo la riflessione oltre i confini (europei e non).

Che ci piaccia o no, quindi,  l’e-commerce è il futuro del commercio mondiale e questa ghiotta opportunità non poteva non essere colta dai social network. Infatti Facebook, Twitter e Pinterest hanno da qualche tempo introdotto il famoso (e chiacchieratissimo) tasto “Compra” all’interno di post ed inserzioni, con cui trasformarsi in efficaci piattaforme di e-commerce. Siamo dunque arrivati ai tempi dei cosiddetti social-commerce, con Facebook che, come da consuetudine, ha cercato di fare qualcosa in più degli altri. Questo significa che, accedendo sulla piattaforma firmata Zuckerberg, potrete non solo acquistare articoli di tutti i generi, ma addirittura sarà possibile vendere il proprio prodotto direttamente all’interno dei Gruppi, selezionando la funzione “Vendi” al momento della creazione di un post.

Capirete quindi che, chi possiede un sito di e-commerce, trarrà notevoli vantaggi dal suo accesso su Facebook, godendo della possibilità di ottenere la massima visibilità… coi minimi sforzi.

Occhio però: gli strumenti e le funzioni man mano introdotte da Facebook non porteranno ad un magico aumento di guadagni e vendite, non vi renderanno ricchi da un giorno all’altro: occorre sempre e comunque adottare una strategia coerente e chiara, che aumenti la vostra brand awareness e vi permetta di emergere di fronte a tutti gli altri competitor, perché chi non vi conosce difficilmente vi troverà, siatene consapevoli!

Eccoci dunque a fornirvi qualche consiglio per adottare la miglior strategia e-commerce possibile, focalizzando l’attenzione su Facebook e le sue nuove funzioni.

1) Targettizzate il vostro pubblico in modo capillare. Facebook Ads mette a disposizione la funzione di retargeting con cui, tramite un pixel di monitoraggio, è possibile segmentare il proprio pubblico in base agli interessi. Per esempio, il vostro e-commerce vende gonne ed accessori da donna? Ecco che quindi le vostre inserzioni, (quasi) come per magia saranno visibili a tutte le donne che cercano spesso prodotti di questo tipo. Impostare la funzione di retargeting è facile, basta solo recarsi nella sezione Ads di Facebook e seguire le istruzioni.

2) Puntate alle conversioni e monitoratele. Per conversione intendiamo un’azione specifica che il cliente/utente va a compiere nel nostro portale e-commerce, come ad esempio l’aggiunta di un prodotto nel carrello oppure l’acquisto di un articolo. Se vuoi incrementare le conversioni, scegli di avviare una campagna Ads mirata a questo obiettivo (Facebook vi dedica una tipologia di campagna apposita) e monitorane i risultati: solo così ci renderemo conto della reale visibilità di cui godiamo e potremo impostare inserzioni sempre più efficaci, facendo sì che anche la pubblicità risulti ottimizzata per quella data azione.

3) Utilizzate il “must” del momento, i video. Oggi sono 3 miliardi al mondo le visualizzazioni video giornaliere su Facebook e più di 100 mln i native video caricati sulla piattaforma. Buttatevi quindi nella mischia: un buon video, anche se breve, coinvolgerà il vostro target in modo creativo.

4) Controllate e monitorate tutti i risultati ottenuti: Facebook mette a disposizione di ogni Pagina la comoda sezione “Insights”, con cui controllare sempre le proprio statistiche su inserzioni, post e quant’altro. Lo stesso vale per i video, con la sezione “Analytics” che fornisce l’effettivo impatto della propria campagna ADV sul business cialis online overnight delivery. Il controllo è potere!

Vi lasciamo ricordandovi che Bulsara Adv possiede una piattaforma e-commerce e può, inoltre, aiutarti ad aprirne una tua professionale e funzionale all’aumento della tua brand awareness su social network e motori di ricerca. Contattaci e ti sveleremo i segreti con cui conquistare il mondo…dell’e-commerce! 🙂
B.

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01/07/15 Social # , , ,

Engagement: i 4 contenuti più utili per avere successo su Facebook

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Un brand, per aumentare la sua web reputation, deve investire tempo e risorse nella propria comunicazione online. Fin qui tutti d’accordo, se non fosse che, nella maggior parte dei casi, le aziende che decidono di aprire i propri canali social e la “fan page” su Facebook dimenticano di creare quella “piccola cosa” chiamata, appunto, engagement.

E’ vero, i “Like” sulla pagina Facebook aziendale sono importanti ed aumentano la visibilità, eppure una buona campagna di social media marketing non può prescindere dall’engagement, letteralmente traducibile in “coinvolgimento”, un concetto che va ben oltre il semplice apprezzamento.

Infatti, creando engagement, un brand non ha solo la sicurezza ottenere un Like dagli utenti, ma anche di poter contare, per i suoi prodotti e/o servizi, su un’effettiva partecipazione del pubblico di fiducia, proprio sulla base di quel legame forte instauratosi e con cui i fan diventano veri e propri clienti.

Dunque, un business online di successo si calcola non solo sulla base del numero di fan ma anche e soprattutto con la qualità che presenta il coinvolgimento di ogni singolo fan, chiamato ad interagire sui singoli contenuti.

Semplificando il tutto, quindi, creare engagement significa creare un legame forte, che va ad aumentare la fedeltà verso l’azienda e l’autorevolezza del brand.

Detto questo, la domanda sorge spontanea: come faccio a creare engagement sui social network?

Noi oggi ci concentreremo su Facebook. Sicuramente occorre pubblicare post, ma questi devono essere costruiti efficacemente e mirati sul target.

Il primo tipo di post su cui investire è la fotografia: se è vero che in rete “The content is the king”, è altrettanto vero che anche l’occhio vuole la sua parte. Ed allora curate la parte visual della vostra pagina Facebook, aggiungendo immagini in grado di attirare l’attenzione in maniera immediata.

In secondo luogo, avete mai pensato di lanciare dei contest per promuovere il vostro brand? Se è no, sarebbe il caso di farlo: i numeri dimostrano che, se l’utente viene chiamato ad interagire attivamente con il brand in cambio di un premio finale, aumenteranno curiosità ed interazioni. Provare per credere!

Il terzo contenuto di cui non si può fare a meno per creare engagement attorno al proprio brand è la domanda all’utente: sempre perché l’interazione è indispensabile per creare engagement, non dimenticate delle volte di porgere quesiti ai vostri fan, magari per chiedere un parere su un argomento oppure per far raccontare esperienze: la comunicazione “partecipata” vi renderà quasi “amici” agli occhi di chi vi segue.

Engagement social network

In ultimo, per creare engagement, è altamente consigliabile ricorrere alle citazioni. Non importa che a parlare sia Freddy Mercury oppure Coco Chanel: scrivere delle frasi con un contenuto emozionale (e che,ovviamente, sia inerente alla “filosofia” dell’azienda) renderà sempre più facile creare una sorta di “empatia” tra brand ed utente, spingendolo ad interagire maggiormente.

Chiudiamo ricordandovi che, per creare engagement, dovrete non solo curare il contenuto dei vostri post, ma anche assicurarvi una pubblicazione regolare, monitorando la copertura e l’efficacia di ciò che pubblicate nel tempo. Non sai come fare? Rivolgiti a noi, ti aiuteremo a sviluppare la tua web strategy sfruttando ottimalmente tutti i canali social. L’engagement è servito.

B.

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