20/04/16 Social # , , , , ,

Instagram: come e perché fare pubblicità

Per far conoscere il tuo brand devi promuoverlo sui social network. Accanto a Facebook, la piattaforma migliore per fare advertising, di recente un nuovo social si sta facendo spazio anche come strumento di promozione online: Instagram.

Il network delle immagini è in forte espansione e, grazie all’integrazione con il social di Zuckerberg, la pubblicità su Instagram permette di raggiungere un sempre maggior numero di utenti.

Andiamo per gradi. Come si fa advertising su Instagram?

Crea la campagna

La piattaforma per attivare le campagne su Instagram è la stessa di Facebook. Qualunque sia lo strumento che tu utilizzi per le campagne (Power Editor, creazione delle inserzioni, l’Ads API…) il risultato è sempre lo stesso e potrai scegliere tra sei obiettivi: l’interazione con un post, i clic e le conversioni sul sito, l’installazione e l’interazione con l’app mobile, le visualizzazioni del video.

Imposta il pubblico e la creatività

Come per Facebook, dopo aver creato la campagna devi impostare il target, il budget e la creatività learn the facts here now. Per Instagram puoi scegliere tra foto, carousel e video. L’importante è che gli ads rispecchino questi requisiti:

  • Pubblica immagini con formati di 1080×1080 e con una risoluzione minima di 600 x 315 pixel (1.9:1 orizzontale) e 600 x 600 pixel (1:1 quadrata) e video in formato 264 di massimo 30 secondi:
  • La parte testuale del tuo annuncio potrà essere di solo testo, fino ad un massimo di 300 caratteri;
  • È possibile aggiungere una call to action: Prenota subito, Contattaci, Scarica, Scopri di più, Acquista ora, Iscriviti, Guarda di più.

Scegli la destinazione

Instagram, Facebook o tutti e due? Terminata la creazione della tua campagna puoi scegliere su quale dei due social attivarla. Attraverso una campagna unificata disporrai di un pubblico più ampio che attraversa entrambe le piattaforme riducendone, così, il gap.

Con 400 milioni di utenti attivi Instagram è diventato uno strumento importante che promette molte possibilità a prezzi contenuti. Dobbiamo solo aspettare e vedere come verrà sfruttato 😉

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if (typeof newsletter_check !== "function") {
window.newsletter_check = function (f) {
var re = /^([a-zA-Z0-9_\.\-\+])+\@(([a-zA-Z0-9\-]{1,})+\.)+([a-zA-Z0-9]{2,})+$/;
if (!re.test(f.elements["ne"].value)) {
alert("L\'email non è corretta");
return false;
}
for (var i=1; i

La tua Email

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05/08/15 Social # , , ,

Hashtag su Instagram: i termini censurati che hanno fatto più discutere

Hai provato ad inserire un hashtag su Instagram ma non l’hai trovato? Hai postato una foto che però, incredibilmente, non ha ricevuto neanche un “mi piace” nonostante l’utilizzo di hashtag virali? Non impazzire a cercare una spiegazione: molto probabilmente sarai stato penalizzato da Instagram perchè uno (o più) degli hashtag inseriti è stato bannato.
Riconosco che parlare di termini bannati all’interno di un social network può sembrare alquanto bizzarro, dal momento che, accedendo sulla Rete, noi utenti ci convertiamo ad un’unica “religione”, quella Net Neutrality che rende il web uno spazio dove non vige alcuna legge scritta. Perché, allora, un social network dovrebbe snaturarsi e, anziché continuare ad essere una piattaforma di scambio e confronto assolutamente neutrale e libera, decidere al posto degli utenti?
Il quesito è legittimo, specie di questi tempi. Risale infatti a pochi giorni fa la scelta di Instagram di eliminare dal suo database l’hashtag #curvy, scelta che ha fatto discutere non poco. Per chi non lo sapesse, curvy è il termine inglese con cui si indicano le donne dalle forme prosperose, nessun riferimento denigratorio al sovrappeso, dunque, e nessun riferimento alla nudità femminile. Instagram, però, non la pensa così, ed ha dunque deciso di censurare il termine in questione perché associato alle foto “senza veli”, al concetto di nudità.

Non s’è fatta aspettare la risposta di fashion blogger ed amanti della moda, i quali non hanno infatti esitato a far sentire la loro voce contraria. Come? Utilizzando i mezzi più potenti che esistano, proprio i social network. Così, tra tweet ironici e status polemici su Facebook, sono nati hashtag come #curvyisnotacrime, #curvee o #BringCurvyBack, già divenuti virali tra le sostenitrici della causa.

Instagram hashtag

Insomma, la diatriba su ciò che i social network possono fare e non fare è ormai storia nota, con quest’ultimo episodio che ne rappresenta solo un capitolo. Infatti #curvy non è il primo hashtag ad essere stato rimosso da Instagram, anzi la schiera dei termini “indesiderati” e quindi censurati è lunga, vediamo insieme quelli che ci hanno colpito maggiormente.

Partiamo da uno dei più noti, il “caso” #eggplant, che in lingua italiana si traduce #melanzana. Cosa c’è di strano ad usare questo hashtag? Nulla, se non fosse che, negli Stati Uniti, il termine indica (in modo non proprio politically correct) l’organo sessuale maschile degli uomini di colore. Risultato? #Eggplant è stato bandito perché dotato, secondo Instagram, di un certo potenziale razzista.
Anche l’hashtag #bitches, che in lingua inglese indica il mestiere più antico del mondo (a buon intenditor..), è stato censurato. Se da un lato non stupisce la censura di questo termine, dall’altro lascia basiti la scelta di Instagram di non bannare il corrispettivo singolare, #bitch. Si tratterebbe di un’azione coerente ed abbastanza scontata, dal momento che sono stati bannati anche termini riguardanti la stessa “categoria”( #sex, #sexy, #underwear, #naked, per fare degli esempi). La spiegazione? Non c’è, almeno per ora.

Stop hashtag Instagram

Nella “blacklist” di Instagram, accanto a termini inneggianti nudità, razzismo ed azioni proibite, non potevano non finire anche le droghe. Tuttavia, se #weed (marijuana) è stato bannato, continuano a “resistere” i suoi simili: #instaweed, #weedstagram e #weedporn sono tra gli hashtag più utilizzati su Instagram, allora perchè bannarne solo uno ? Resta un mistero!
Chiudiamo questa breve riflessione con un’altra censura priva, apparentemente, di una spiegazione logica: Instagram ha bannato alcuni hashtag sulla carta innocui, come #iPhone, #Instagram, #Photography ed #iPhoneografy. Motivo? Si tratta di termini troppo generici, che dunque non sono utili per fornire una descrizione aggiuntiva ed esplicativa a ciò che fotografiamo. Sarà pure vero, ma non dovrebbero essere gli utenti a decidere dei contenuti online da diffondere in Rete?

Hashtag instagram

Insomma, alcune scelte di Instagram generano perplessità, questo non si può negare. Il principio seguito dall’azienda (e su cui, in certi casi, si sono basati anche Facebook e Twitter) è sicuramente virtuoso, in quanto tende alla moralità, ideale per limitare razzismo e sessismo. Eppure occorre non esagerare perchè, come già detto all’inizio, si rischia di limitare troppo uno strumento che rappresenta la libertà per antonomasia e che quindi, nel caso di scelte etiche, risulta facilmente giudicabile come bigotto, più che come pudico.
Morale della favola: secondo noi sarebbe più utile controllare i contenuti che vengono pubblicati, più che gli hashtag utilizzati: in fondo, se pubblichiamo e facciamo girare una foto senza veli in Rete e senza l’utilizzo di hashtag censurabili… cambia qualcosa? Ai social l’ardua sentenza.

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B.

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