27/01/16 Social # , , , , ,

Il curioso caso di Italo Treno

Quasi ogni giorno le aziende si trovano davanti a una crisi. Sia chiaro, non stiamo parlando di un improvviso disastro economico poiché in questi casi è solo la reputazione ad essere toccata (almeno all’inizio..) ma, in un contesto in cui la realtà offline si riflette direttamente su quella online, non sempre gestire queste fasi equivale a una passeggiata.

Qualche mese fa avevamo analizzato i casi più spinosi di crisis management citando grandi nomi come Barilla, Volkswagen e Costa Crociere, però proprio in questi giorni si è consumata un’altra battaglia a suon di post che merita di essere guardata più da vicino. Signore e signori, ecco a voi il curioso caso di.. Italo Treno!

italo

Le cause della crisi

L’ora x è scattata domenica 24 gennaio alle ore 12:00 quando alcuni utenti indignati hanno cominciato a twittare un malcontento generale ai danni dell’azienda ferroviaria in seguito ad un codice sconto valido per i viaggi da e verso Roma in occasione del Family Day del 30 gennaio 2016. In pochissime ore è stato creato l’hashtag #boicottaitalo che è diventato immediatamente virale, alimentando sempre di più le reazioni degli ormai ex sostenitori di Italo.

Le accuse principali? Omofobia, pessima strategia commerciale e un responsabile marketing a dir poco incompetente. Il popolo del web si è talmente scatenato che le foto con le carte fedeltà tagliate a metà sono spuntate come i funghi aspettando le risposte ufficiali dell’azienda che non sono tardate ad arrivare.

italo carta

La risposta di Italo

Ma come è stata gestita la crisi? Per prima cosa è stata adottata la strategia della risposta plenaria: è stato realizzato un solo post per rispondere a tutti i commenti invece di frammentare la spiegazione per ogni utente. In secondo luogo, il social media manager dell’azienda si è rivolto a tutti dando del tu, un chiaro segnale di avvicinamento ai fan della pagina. Purtroppo il tone of voice è cambiato nel corso dei post, arrivando ad apostrofare i follower con il termine “Ragazzi”, incipit che, non serve dirlo, ha scatenato ulteriori reazioni.

italo risposta

Considerazioni finali

Di sicuro la gestione della crisi non è stata esemplare ma, c’è da dire, la campagna #boicottaitalo si è generata quasi inaspettatamente per ragioni più o meno condivisibili. Infatti, come è stato spiegato nella pagina ufficiale, Italo ha sempre offerto convenzioni per eventi e manifestazioni, senza prendere posizione in merito, come è successo per il Gay Pride di Padova nell’estate del 2014.

La bufera sicuramente si placherà in pochi giorni lasciando, come risultato, un aumento della visibilità e, forse, qualche cliente in meno. Che ci possiamo fare, questo è il crisis management!

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07/01/16 Wordpress # , , , , ,

Web design: i trend del 2016

Il 2016 è arrivato ed è giunto il tempo delle previsioni. Non quelle del meteo, ma i migliori trend sul web design che non potete tralasciare se volete destreggiarvi al meglio all’interno di internet. Alcune di queste tendenze sono già comparse nel corso del 2015, basti pensare al responsive web design, altre sono un ritorno al passato, altre ancora delle vere e proprie novità.

Sviluppo verticale

Un must del web design di quest’anno sarà lo scrolling. Le pagine si svilupperanno totalmente in verticale e conterranno tutti gli elementi del sito. Qui i pareri sono discordanti: alcuni utenti preferiscono questo modello “cotto e mangiato” in cui possono scorrere tutte le sezioni con facilità, altri, invece, non ne possono più di scendere, scendere, scendere…

design scrolling

Flat design: la parola d’ordine è semplicità

Come nella moda anche qui c’è un ritorno al classico. Il design nel 2016 sarà minimal con una netta predominanza di spazi bianchi che terranno alla larga ombre ed elementi tridimensionali. Un’ulteriore prova di semplicità è data dalla barra di navigazione fissa in alto in cui saranno banditi tutti gli aspetti grafici superflui.

flat design

Fantasia e originalità

La semplicità del flat design non significa eliminare ogni traccia di personalità. Anzi, proprio per distinguere le varie sezioni di un sito web bisogna ricorrere a look diversi e a template accattivanti che stimolino la fantasia degli utenti. Ecco, allora, che gli sfondi si animano di disegni fatti a mano e motivi astratti che farebbero invidia anche al più maturo Kandinskij. La vera conquista in tema di originalità, però, è la centralità del font, il quale si allontana dai classici Times e Arial per regalare quel tocco in più alle pagine web.

font web design

Animazioni a go go

La personalizzazione dei nostri siti web non finisce qua. Le gif e le immagini animate che tanto ci sono piaciute nel 2015 ritornano e si rendono ancora più protagoniste nel corso di quest’anno. I testi verranno integrati da elementi grafici e le User Interface Animation spezzeranno il ritmo per coinvolgere ancora di più gli utenti.

motion design

Navigazione nascosta

Ultima ma non meno importante la modalità di navigazione. Questa, infatti, sarà caratterizzata da ghost button e menù nascosti o espandibili come il già noto “panino”. Insomma, una sorta di “vedo non vedo” finalizzata a rendere sempre meno complessa la user experience di ognuno.

design ghost button

Tutte queste tendenze hanno come unico obiettivo l’utente finale, sempre al centro di ogni strategia. Anche la navigazione secondo le logiche delle storytelling, fondamentale in qualsiasi comunicazione, risponde a questa caratteristica nota come web design customer-centric.

E voi, siete alla ricerca di un sito web originale e accattivante per il 2016? Chiedete a noi per scoprire tutte le possibilità!

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02/12/15 Social # , , , , , , ,

Hello Adele, noi siamo con te

Povera Adele. Da quando è uscito il suo ultimo album e Hello è la nuova hit della collezione autunno/inverno, sui social è scattata l’ironia più assoluta. Meme, gif e frasi in inglese maccheronico stanno spopolando in rete e lei, vecchia volpe del personal branding, gode della pubblicità assolutamente gratuita e facile che le stanno procurando i milioni di fan.

adele

Dolce ragazza inglese, nessuno la capisce. Nessuno, tranne noi.

Si, perché dietro ogni lacrima, acuto, mugugno di Adele c’è una ragione più che legittima che forse non tutti conoscono.

Si è avvicinata alla musica grazie alle Spice Girls e alle Destiny’s Child. Basterebbe solo questa informazione per schierarsi dalla sua parte. Insomma, con un background musicale del genere meriterebbe un applauso solo per aver continuato a cantare!

Tradimenti su tradimenti. Tutti gli uomini della sua vita, padre, fidanzati, ex fidanzati, bisessuali compresi, l’hanno piantata in asso. E ci si chiede ancora perché canti di amori finiti?

Il suo ex le ha fatto causa. Eh si, perché dopo l’uscita del suo primo album la sua dolce-amara metà ha ben pensato di procedere per vie legali per ottenere parte dei proventi dei diritti delle canzoni. Il motivo? Se lui non l’avesse lasciata lei non avrebbe mai ottenuto tanto successo con la sua storia!

Nessuna passione familiare. Devono essere stati anni difficili per lei quando, da piccola, non aveva nessun esempio musicale, vivente o riprodotto in disco, da ascoltare. Tutti quei pomeriggi a piangere per un cd devono esserle rimasti così impressi che il binomio musica-pianto è diventato l’unica realtà!

adele sorry

Il “caso” di Adele è esploso all’improvviso, senza alcuna strategia di digital marketing. Sono stati i fan i veri motori di tutto il clamore e questo ci fa capire come il web sia diventato uno strumento potentissimo, capace di montare, o smontare, qualsiasi tipo di personaggio. 

Quindi, ironia o no, noi stiamo dalla sua parte sperando di non dover attendere altri quattro anni per piangere…ehm ascoltare una sua canzone!

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25/11/15 Marketing # , , , , , , , ,

Star Wars: la Forza si risveglia con Google

“Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana”, frase introduttiva di tutti e sei i film di Star Wars, è sicuramente una delle aperture più conosciute del mondo del cinema, ma non solo. L’universo di Guerre Stellari si è mescolato così bene con la vita quotidiana che probabilmente tutti noi abbiamo fatto finta di giocare con una spada laser almeno una volta!

Per celebrare l’uscita dell’ultimo capitolo della saga creata da George Lucas, Google, maestro negli effetti speciali – per rimanere in tema galattico – ha fatto un regalo a tutti gli appassionati della Forza. Digitando la celebre frase sulla barra di ricerca di Google, infatti, vi appariranno le notizie in vero stile Guerre Stellari: scorrimento, colore giallo e spazio stellato come sfondo. 

Star Wars ricerca

Ma non è finita qui! “Big G” ha dato anche la possibilità ai giovani aspiranti padawan di scegliere con chi schierarsi: valorosi Jedi guardiani della Repubblica o feroci Sith assetati di vendetta. Come? Basta andare su Google.com/StarWars per diventare allievi della Light Force o della Dark Force.

star wars lato forza

Giusto per non dimenticare a quale lato della Forza appartenete, Google ha quindi deciso di personalizzare le principali applicazioni in base alla vostra scelta ma, niente paura, potrete cambiare vocazione ogni volta che lo vorrete 😉

Aspettando “Star Wars: il risveglio della forza” è possibile condividere la propria preferenza sui social attraverso #ChooseYourSide e, cercando di capire se il mondo si sia schierato dall’uno o dall’altro lato, potersi preparare alla battaglia finale del 16 Dicembre 2016.

Star Wars forza

Quindi schieratevi, condividete e…che la Forza sia con voi!

B.

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23/09/15 Social # , ,

Social network: i 4 fatti più criticati di sempre

I social network non perdonano mai chi commette una gaffe, chiedere ad Alice Sabatini per credere. La nuova Miss Italia 2015 è, in ordine cronologico, l’ultimo personaggio televisivo che ha visto polverizzarsi la sua nascente web reputation a causa dell’ormai noto, anzi famigerato, intervento nel corso della finale di Miss Italia 2015. Quell’esternazione sul sogno di rivivere l’anno 1942 per poter provare l’adrenalina (sì, proprio così) della II Guerra Mondiale, condita da un discutibile “Tanto sono donna, non avrei avuto l’obbligo della leva militare” non è proprio piaciuta alla Rete, con i cattivissimi haters dei social network pronti a sentenziare ed a condannare le parole della 18enne più bella d’Italia.

In questo post non ci soffermeremo ad esprimere un giudizio sulla vicenda Miss Italia 2015, ma ci teniamo a sottolineare ancora una volta quanto valga la dura regola dei social network: chi sbaglia, paga e chi paga, il più delle volte, sarà costretto a convivere con una pioggia di critiche per molto tempo. Ironia, sfottò, parole pesanti, apostrofi non proprio da Galateo: la sentenza del social network può manifestarsi nei modi più disparati, ma il risultato sarà sempre lo stesso. La web reputation dell’”imputato” tremerà, e spetterà solo al buon senso di chi si becca la critica risolvere questa grana;

Come già accennato, quello di Alice Sabatini è solo l’ultimo episodio di una serie di “casi” scoppiati sui social network per via di una vicenda o di un’esternazione fatta da un personaggio mediatico. Ed abbiamo allora pensato di raccogliere i 4 fatti più criticati di sempre sui social network, quelli che hanno scatenato il maggior numero di interazioni negative, creando attorno all’utente in questione un web sentiment tutt’altro che positivo… per usare un eufemismo. Vediamoli subito!

  • Justin Bieber ed il ritardo al concerto di Londra: Justin Bieber è stato criticato sui social molte volte, e per gli episodi più strani, eppure il ritardo di oltre due ore al concerto della O2 Arena di Londra nel marzo 2013 rimarrà per i suoi fan quello più grave. Infatti l’inizio del concerto, prima tappa del suo tour, era previsto per le 20.30, ma il buon Justin s’è presentato sul palco alle 22.40!

Non è tardata ad arrivare la pioggia di critiche da parte dei presenti al concerto, e, considerata la bassa età media dei fan presenti a Londra (circa 16 anni), anche dei genitori, arrabbiati per questo irrispettoso ed intollerabile ritardo che ha costretto i ragazzi a fare le ore piccole. Ma non solo: c’è chi ha chiesto il rimborso del biglietto perché obbligato ad andar via (in lacrime!) prima della fine del concerto, per poter trovare la metro ancora aperta.

Nei giorni seguenti, Justin Bieber ha utilizzato Twitter per scusarsi, eppure i motivi di tale ritardo restano tuttora ignoti. Che dire, data la tenera età del cantante canadese, nominato recentemente 5° uomo più odiato d’America, e del suo fandom, perché non proporre tappe pomeridiane per i suoi concerti?

  • Mario Balotelli e la risposta alle critiche dopo la FIFA World Cup 2014: da italiani, non abbiamo sicuramente un bel ricordo dei Mondiali di Calcio FIFA 2014, ma a far parlare sui social network non è stato solo il morso del “cannibale” Luis Suarez a Chiellini.. Nulla di sorprendente se conosci Mario Balotelli, uno che i social li usa anche per istigare e, soprattutto, per rispondere alle critiche in modo spesso velenoso. A questo proposito, resterà nella storia dei “social trend” firmati Balo la risposta data sul suo profilo Twitter a tutti coloro che lo accusavano di scarso impegno, invitandolo perfino a dimezzarsi lo stipendio. La risposta integrale del calciatore la potete leggere qui sotto, ma la frase “I fratelli africani non mi avrebbero scaricato” resta memorabile: eccessivo vittimismo o, almeno in questo caso, risposta “al veleno” consona?
  • Arisa e le critiche al nuovo taglio di capelli: questo episodio squisitamente made in Italy ha per protagonista la social victim Arisa, ricoperta di critiche e forme di ironia non sempre sottili per il nuovo e drastico cambio di look sfoggiato sulle sue pagine social. Il fatto risale a pochi mesi fa, con l’ex giudice di X-Factor Italia che ha deciso di chiedere un parere ai suoi fan sul nuovo taglio di capelli, corto, da maschietto. Le reazioni sui social network non si sono fatte attendere, con la cantante che è stata apostrofata con commenti non troppo delicati e paragoni non proprio degni di lode (il Pinguino o il Joker, personaggi di “Batman”, per esempio). La cantante ha poi cercato di calmare le acque rispondendo a modo e con la sua solita ironia, ma la mole di critiche ricevute è sicuramente epica, specie considerando che si tratta di un semplice taglio di capelli e che, stando ai rumors, la cantante è fuggita in Turchia qualche giorno dopo il “fattaccio per riflettere su quanto accaduto (o, magari, per la vergogna!)

Diamo un consiglio alla buona Arisa.. la prossima volta potrebbe essere meglio chiedere un parere su un testo di una canzone!

Kim Kardashian e la pubblicazione del libro “Selfish”: “Ma cosa combini, Kim?!”, verrebbe da chiedere a Kim Kardashian, autrice del criticatissimo libro “Selfish”, una raccolta di tutti i selfie dell’attrice scattati nell’arco di nove anni. Il selfie, già di suo, è uno di quei web trend che la gente non sopporta più… cosa si può pensare allora di un libro che contiene solo questo tipo di scatti?

“Spazzatura, futile, vacua, inutile, un’offesa alla letteratura” … queste sono solo alcune delle espressioni utilizzate per commentare “Selfish” sui social network, ma vi possiamo assicurare che il leitmotiv innescato sul Web è stato degno della più severa censura. In questo caso, però, c’è poco da giustificarsi o giustificare, per cui non possiamo che richiederci: “Kim, cosa combini?!”

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B.

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05/08/15 Social # , , ,

Hashtag su Instagram: i termini censurati che hanno fatto più discutere

Hai provato ad inserire un hashtag su Instagram ma non l’hai trovato? Hai postato una foto che però, incredibilmente, non ha ricevuto neanche un “mi piace” nonostante l’utilizzo di hashtag virali? Non impazzire a cercare una spiegazione: molto probabilmente sarai stato penalizzato da Instagram perchè uno (o più) degli hashtag inseriti è stato bannato.
Riconosco che parlare di termini bannati all’interno di un social network può sembrare alquanto bizzarro, dal momento che, accedendo sulla Rete, noi utenti ci convertiamo ad un’unica “religione”, quella Net Neutrality che rende il web uno spazio dove non vige alcuna legge scritta. Perché, allora, un social network dovrebbe snaturarsi e, anziché continuare ad essere una piattaforma di scambio e confronto assolutamente neutrale e libera, decidere al posto degli utenti?
Il quesito è legittimo, specie di questi tempi. Risale infatti a pochi giorni fa la scelta di Instagram di eliminare dal suo database l’hashtag #curvy, scelta che ha fatto discutere non poco. Per chi non lo sapesse, curvy è il termine inglese con cui si indicano le donne dalle forme prosperose, nessun riferimento denigratorio al sovrappeso, dunque, e nessun riferimento alla nudità femminile. Instagram, però, non la pensa così, ed ha dunque deciso di censurare il termine in questione perché associato alle foto “senza veli”, al concetto di nudità.

Non s’è fatta aspettare la risposta di fashion blogger ed amanti della moda, i quali non hanno infatti esitato a far sentire la loro voce contraria. Come? Utilizzando i mezzi più potenti che esistano, proprio i social network. Così, tra tweet ironici e status polemici su Facebook, sono nati hashtag come #curvyisnotacrime, #curvee o #BringCurvyBack, già divenuti virali tra le sostenitrici della causa.

Instagram hashtag

Insomma, la diatriba su ciò che i social network possono fare e non fare è ormai storia nota, con quest’ultimo episodio che ne rappresenta solo un capitolo. Infatti #curvy non è il primo hashtag ad essere stato rimosso da Instagram, anzi la schiera dei termini “indesiderati” e quindi censurati è lunga, vediamo insieme quelli che ci hanno colpito maggiormente.

Partiamo da uno dei più noti, il “caso” #eggplant, che in lingua italiana si traduce #melanzana. Cosa c’è di strano ad usare questo hashtag? Nulla, se non fosse che, negli Stati Uniti, il termine indica (in modo non proprio politically correct) l’organo sessuale maschile degli uomini di colore. Risultato? #Eggplant è stato bandito perché dotato, secondo Instagram, di un certo potenziale razzista.
Anche l’hashtag #bitches, che in lingua inglese indica il mestiere più antico del mondo (a buon intenditor..), è stato censurato. Se da un lato non stupisce la censura di questo termine, dall’altro lascia basiti la scelta di Instagram di non bannare il corrispettivo singolare, #bitch. Si tratterebbe di un’azione coerente ed abbastanza scontata, dal momento che sono stati bannati anche termini riguardanti la stessa “categoria”( #sex, #sexy, #underwear, #naked, per fare degli esempi). La spiegazione? Non c’è, almeno per ora.

Stop hashtag Instagram

Nella “blacklist” di Instagram, accanto a termini inneggianti nudità, razzismo ed azioni proibite, non potevano non finire anche le droghe. Tuttavia, se #weed (marijuana) è stato bannato, continuano a “resistere” i suoi simili: #instaweed, #weedstagram e #weedporn sono tra gli hashtag più utilizzati su Instagram, allora perchè bannarne solo uno ? Resta un mistero!
Chiudiamo questa breve riflessione con un’altra censura priva, apparentemente, di una spiegazione logica: Instagram ha bannato alcuni hashtag sulla carta innocui, come #iPhone, #Instagram, #Photography ed #iPhoneografy. Motivo? Si tratta di termini troppo generici, che dunque non sono utili per fornire una descrizione aggiuntiva ed esplicativa a ciò che fotografiamo. Sarà pure vero, ma non dovrebbero essere gli utenti a decidere dei contenuti online da diffondere in Rete?

Hashtag instagram

Insomma, alcune scelte di Instagram generano perplessità, questo non si può negare. Il principio seguito dall’azienda (e su cui, in certi casi, si sono basati anche Facebook e Twitter) è sicuramente virtuoso, in quanto tende alla moralità, ideale per limitare razzismo e sessismo. Eppure occorre non esagerare perchè, come già detto all’inizio, si rischia di limitare troppo uno strumento che rappresenta la libertà per antonomasia e che quindi, nel caso di scelte etiche, risulta facilmente giudicabile come bigotto, più che come pudico.
Morale della favola: secondo noi sarebbe più utile controllare i contenuti che vengono pubblicati, più che gli hashtag utilizzati: in fondo, se pubblichiamo e facciamo girare una foto senza veli in Rete e senza l’utilizzo di hashtag censurabili… cambia qualcosa? Ai social l’ardua sentenza.

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B.

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